25 Gennaio Gen 2019 0600 25 gennaio 2019

Cantare nel ghetto e nel campo di concentramento: musiche di disperazione e di coraggio

Mentre si consumava l’Olocausto, i musicisti ebrei nei ghetti europei o rinchiusi nei campi davano note e parole alla loro situazione unica e infelice

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(particolare della copertina del disco)

Prima nei ghetti, poi nei campi di concentramento. Queste erano le note che accompagnavano la vita, spesso la morte, dei deportati ebrei durante la Seconda Guerra mondiale. Alcune delle canzoni si riferivano alla situazione precedente, alla vita (che in quel momento appariva spensierata) dell’Europa orientale prima della guerra. Altre – che seguono – invece parlano della situazione, assurda e tragica, della deportazione e dello sterminio.

Sono musiche in yiddish, composte e cantate da Abraham Brun (1909-1998), prima nel ghetto di Lodz, in Polonia e poi nel campo di concentramento di Auschwitz. Sono canzoni che, al tempo stesso, invocano coraggio e danno voce alla disperazione e alla tristezza. Danno un’idea, vaga e lontana, di quelle che furono, i quei tempi bui (per tutta l’umanità) le sensazioni vissute dagli ebrei.

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