29 Gennaio Gen 2019 0500 29 gennaio 2019

Salvini e Di Maio, rivolete la sovranità? Ascoltate Draghi, e abbassate il debito pubblico

“Quando il debito è troppo alto un Paese perde sovranità”, ha detto il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Nel 2018 l'Italia ha pagato 65 miliardi di euro solo di interessi per il debito pubblico

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EMMANUEL DUNAND / AFP
EMMANUEL DUNAND / AFP

Se non ci fosse, tutti potrebbero andare in pensione a 60 anni e ricevere almeno mille euro di reddito di cittadinanza. Ma purtroppo esiste e pesa come un macigno. Circa il 132% di quanto produce l’Italia ogni anno. Si chiama debito pubblico ed è il vero problema dell’economia italiana. “Quando il debito è troppo alto un Paese perde sovranità perché l'ultima parola nel giudicare i conti pubblici è affidata ai mercati, istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico”, ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi nella sua ultima audizione davanti al Parlamento europeo. E ha ragione. L’anno scorso lo Stato italiano ha restituito agli investitori 65 miliardi di euro solo di interessi per il debito pubblico. Quasi il doppio dell’ultima legge di bilancio del governo gialloverde. E nel 2021 la cifra aumenterà a 76 miliardi di euro. Più o meno il 4% del Pil preso e dato in mano ai nostri creditori. La Francia spende la metà di noi per gli interessi, la Germania quattro volte meno. Così aumenta il gap con il resto d’Europa come ha spiegato bene Gabriele Meoni de Il Sole 24 ore.

Con un debito pubblico al 132% basare la politica economica sul “vediamo come va” non non toglierà il cappio al collo dell’Italia, lo stringerà sempre di più.

Sui social gli economisti da tastiera hanno insultato Draghi, reo di aver svelato la banale realtà delle cose: se l'Italia chiede ogni sei mesi soldi per pagare le pensioni e la spesa corrente a investitori di tutto il mondo non può pensare di fare deficit a dismisura, come ha dimostrato la retromarcia del governo partito con il deficit al 2,4% e arrivato al 2% dopo un'estenuante trattativa con Bruxelles. Perché allora il Giappone con il rapporto del 253% tra debito pubblico e Pil non ha perso la sua sovranità? Si chiedono molti in Rete. Primo perché non tutti gli Stati sono uguali, le condizioni sono diverse e non esiste una ricetta unica. In Giappone la quasi totalità del debito pubblico appartiene ai privati, fondi ed enti giapponesi e non è un fatto secondario. Perché gli interessi pagati agli investitori rimangono all’interno del Paese, quindi non è ricchezza che esce ed è inattaccabile dalla speculazione di investitori stranieri. Invece in Italia oltre un terzo del debito pubblico è in mano a investitori stranieri. Poi il Giappone ha una banca centrale che permette di stampare moneta, mentre la Banca d'Italia non può farlo. Allora perché non tornare alla Lira? Primo perché avere una banca centrale che stampa moneta non è di per sé la soluzione di tutti i mali italiani. E non avremmo avuto la possibilità di accedere al mercato unico. Ed è proprio grazie all’euro se non è aumentato ancora di più. Il trattato di Maastricht e il Fiscal Compact, accordi firmati dall'Italia e non imposti da Bruxelles hanno fissato regole e parametri economici da rispettare. L'incubo degli anti asuterità e dei no euro, ma la garanzia di credibilità del sistema europa per gli investitorii stranieri che ci mette al riparo da speculazioni finanziare accadute più spesso quando c'era la Lira. Non ci credete? Dal 1970 (40,5%) al 1998 (114%) il debito pubblico è aumentato del 181,5%, dal 1998 a oggi, cioè da quando l’Italia ha adottato l’euro, è aumentato del 15%. Fate voi il paragone.

Non nascondiamoci dietro un dito: la maggioranza degli italiani ha votato Movimento 5 stelle e Lega per cambiare la politica economica e non morire di austerità. Ma l’Italia con 2.345 miliardi di debito ha la stessa libertà di manovra di un transatlantico che vuole fare retromarcia. Diversi esponenti del governo hanno detto di prendere decisioni come farebbe un buon padre di famiglia. Facciamolo anche noi. Prendiamo due papà: uno chiede un prestito di 10mila euro per mandare a scuola i figli, farli studiare e grazie al loro lavoro restituire a poco a poco il debito. L’altro chiede 10mila euro per mangiare tutto il giorno sushi e andare in vacanza per tre mesi consecutivamente. A chi dareste il prestito? Così ragioneranno gli investitori a cui cercheremo di piazzare gli oltre 200 miliardi di titoli di stato da rinnovare nel 2019.

Se Di Maio e Salvini vogliono far tornare l’Italia sovrana non devono chiudere i porti o distruggere le zecche del Franco Cfa. Devono diminuire drasticamente il debito pubblico

Lo chiamano governo di destra, ma la politica economica del Movimento 5 Stelle e della Lega ha un'interpretazione sommaria dei concetti dell’economista Keynes: aumentare la spesa pubblica in un momento di crisi o di recessione per sostenere i consumi e gli investimenti. E poi, molto più in là, cercare di mantenere la bilancia dello Stato in attivo quando l’economia sarà in una fase espansiva. Ovvero crescere facendo debito e sperando in futuro di coprire quel debito con la crescita. Qualcosa non vi torna? Anche a noi. Però così il governo ha giustificato il reddito di cittadinanza (aumentare la domanda interna) e quota 100 (mandare in pensione migliaia di persone per liberare posti di lavoro). Chiariamo una cosa: non è di per sé un errore voler fare debito per poter investire ma bisogna vedere se le scelte produrranno ricchezza nel medio e lungo periodo. Non è detto che il reddito di cittadinanza e quota 100 genereranno sicuramente produttività. Si può sperare che per ogni pensionato si assumeranno tre persone o che i navigator risolveranno di colpo il problema della disoccupazione giovanile italiana, la terza più alta nell’Ue o che i miliardi messi nelle tasche dei più poveri faranno crescere il PIl del 2%. Si può sperare che arrivi il boom annunciato dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, ma è una scommessa non una certezza. E con un debito pubblico al 132% basare la politica economica sul “vediamo come va” non toglierà il cappio al collo dell’Italia, lo stringerà sempre di più.

E dire che il M5S aveva promesso di finanziare una parte del reddito facendo la spending review partendo dal piano Cottarelli. La Lega aveva garantito un rilancio dell’economia con la flat tax: detassare drasticamente le partite Iva e le piccole e medie imprese per aumentare la crescita. E allora perché le promesse elettorali sono state finanziate con ancora più debito? Se Di Maio e Salvini vogliono far tornare l’Italia sovrana non devono chiudere i porti o distruggere le zecche del Franco Cfa. Devono diminuire drasticamente il debito pubblico e trovare un altro modo per finanziare reddito e quota 100: flat tax, spending review taglio dei costi della politica, scelgano loro. Ma è questa è la vera battaglia politica da fare.

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