Vita d'azienda
30 Gennaio Gen 2019 0600 30 gennaio 2019

Contro le riunioni di lavoro: un’inutile perdita di tempo (che potremmo risparmiarci grazie alla tecnologia)

Se la folla non produce saggezza, è il caso di sfruttare la tecnologia per permettere alle singole persone di condividere il loro sapere. Largo dunque alla smaterializzazione, ai tempi brevi e ai memo. Così si riduce la complessità e si aumenta l'efficienza aziendale

Riunione Lavoro_Linkiesta
Photo by Dylan Gillis on Unsplash

Nel tempo dell’innovazione permanente, è tutto così veloce che, al termine di questa frase, potrei già avere cambiato idea su quello che vorrei dire.

Fuor di paradosso, lo spunto dell’articolo che state leggendo concerne le riunioni, da un lato, come strumento organizzativo, e i parchi giochi dei bambini, dall’altro.

In qualche modo, questa strana associazione mi arriva dallo studio di alcuni aspetti dell’intelligenza collettiva, concetto più che mai trendy e più che mai hot topic, con la saggezza della folla portata in auge dalla tecnologia ubiqua che trasforma in dato ogni nostro più piccolo movimento, ogni nostra più piccola decisione.

Il tema delle riunioni, anche su questo magazine, è stato più volte affrontato: come renderle efficaci ed efficienti, di vero aiuto insomma per le nostre organizzazioni?

Si sprecano e si sono sprecate un sacco di idee: stabilire ex ante la durata delle stesse, come Yahoo che, a suo tempo, aveva imposto il limite dei 15 minuti. Forzare le persone a stare in piedi, perché la scomodità della posizione facilita il raggiungimento di decisioni in tempi brevi. Elogiare le somme virtù del silenzio, come Amazon che richiede la preparazione di memo di 6 pagine che ogni partecipante della riunione si deve leggere, stando zitto appunto, prima della discussione. Usare i Lego per evitare meccanicamente l’emergere di dinamiche 80/20 o l’effetto ancoraggio, spiacevoli situazioni in cui gli estroversi rule the world e chi parla per primo detta l’agenda. Per chiudere con la carrellata, affidarsi salomonicamente alla smaterializzazione di Slack con l’idea che, online, una pioggia di micro-interventi si trasformi magicamente nel miracolo di una soluzione.

Ecco, da un lato va detto che ci sarà pure una saggezza della folla ma la folla, da sé, non produce saggezza.

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