Dossier
Reddito di cittadinanza, il mistero Mimmo Parisi
2 Febbraio Feb 2019 0600 02 febbraio 2019

Chi diavolo è Mimmo Parisi? Ecco perché Di Maio deve risponderci (e voi lettori dovete darci una mano)

Chi è davvero il papà del reddito di cittadinanza targato Movimento Cinque Stelle? Perché Di Maio deve rispondere alle nostre domande. Perché dovete darci una mano, se non lo farà

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Il reddito di cittadinanza è una misura molto importante. Perché ci costerà circa 7 miliardi di euro ogni anno. Perché ci è costato tanti punti di spread, un bel po’ di denaro preso a debito e tanta credibilità in Europa. Ma anche e soprattutto perché sarà il principale strumento nelle mani dello Stato per combattere la disoccupazione e la povertà, due tra le più grandi emergenze sociali del nostro Paese. Per questo vogliamo che sia fatto bene, che sia efficace, che cambi davvero il welfare italiano - unico Paese europeo insieme alla Grecia a non avere uno strumento di sostegno universale al reddito.

Se il buongiorno si vede dal mattino, siamo più preoccupati che speranzosi. Soprattutto, lo siamo a causa dell’opacità di cui si circondano le politiche attive del lavoro, quell’insieme di strumenti che dovrebbe consentire a ogni percettore del reddito di cittadinanza di formarsi, riqualificarsi e trovare un lavoro adatto alle proprie capacità e alle proprie aspettative. Un’opacità che, per ora, ha un nome, un cognome e un soprannome: Domenico “Mimmo” Parisi, il super esperto italo-americano chiamato dal ministro Luigi Di Maio a presiedere l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive per il lavoro.

Chi è Mimmo Parisi? Come si sono conosciuti lui e Luigi Di Maio? Perché il ministro del lavoro ha scelto proprio lui, misconosciuto professore di una misconosciuta università americana di un misconosciuto staterello tra i più poveri degli Stati Uniti, per fare la rivoluzione delle politiche attive del lavoro in Italia?

Lo ammettiamo: quando Di Maio ha presentato Parisi sul palco della conferenza-show sul reddito di cittadinanza non sapevamo minimamente chi fosse. Lo abbiamo ascoltato parlare dei suoi successi nell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro nel Mississippi, della sua app rivoluzionaria e dei Navigator, professionalità mai viste in Italia destinate, come dei Caronte al contrario, capace di traghettare ogni percettore del reddito dall’inferno della disoccupazione al paradiso di un lavoro.

Già il processo di selezione degli stessi Navigator, giocato al ribasso, nel tentativo disperato di fare in tempo a erogare il reddito prima delle elezioni europee, ci aveva lasciato molto perpelessi. Così, da cronisti, abbiamo provato a informarci e man mano che cercavamo di saperne qualcosa di più, i dubbi e le domande aumentavano, anziché diminuire. Chi è Mimmo Parisi? Come si sono conosciuti lui e Luigi Di Maio? Perché il ministro del lavoro ha scelto proprio lui, misconosciuto professore di una misconosciuta università americana di un misconosciuto staterello tra i più poveri degli Stati Uniti, per fare la rivoluzione delle politiche attive del lavoro in Italia? E ancora: con che criteri la sua app - non certo l’unica applicazione che fa matching tra due differenti profili di utenti, al pari di Linkedin e Tinder - è stata preferita ad altre?

Sono solo alcune, queste, tra le DIECI DOMANDE che abbiamo deciso di porre al ministro Di Maio, che da alfiere e capo politico di un movimento che ha fatto della trasparenza il suo atout, siamo sicuri risponderà nel più breve tempo possibile. Non escludiamo ne seguiranno altre, nei prossimi giorni. Perché il nostro lavoro non si esaurirà nel porre dei quesiti. Fedeli al nostro nome, e nell’attesa di una risposta da Di Maio o dallo stesso Professor Parisi, proveremo a dar loro - e a voi - una risposta a ciascuna di queste domande. A voi chiediamo di darci una mano a non far cadere nel vuoto queste domande, a chiedere al governo che ci dia delle risposte. In gioco ci sono i nostri soldi e un bel pezzo di futuro di questo Paese, in uno dei momenti più delicati della sua Storia recente. Non dimentichiamolo mai.

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