mentre si dorme
2 Febbraio Feb 2019 0600 02 febbraio 2019

Ecco perché facciamo tutti gli stessi sogni

Arrivare in ritardo, non essere pronti per un esame, girare nudi, perdere i denti. Sono sogni ricorrenti e diffusi, che tutti almeno una volta nella vita hanno fatto. E non sanno perché

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da Wikimedia

C’è chi sogna di tornare all’università (o a scuola) e di sostenere un esame, ma non sa le risposte. Chi si trova, all’improvviso, nudo in mezzo alla strada. E tutti lo guardano. E c’è anche chi perde tutti i denti ed è terrorizzato. Sono sogni ricorrenti, diffusi e – prima o poi – fatti da tutti. Ma la domanda è proprio questa: perché tutti fanno gli stessi sogni?

La risposta è che, in realtà, dei sogni si sa ancora abbastanza poco. L’idea più accettata, al momento, è che siano un sistema per adattarsi alla realtà: riproducono simulando le esperienze quotidiane, in modo da abituare il cervello a gestirle e permetterci di affrontare le novità.

Di conseguenza, in periodi di grande stress e preoccupazione, il cervello simula una situazioni e scenari per prevenire gli eventuali problemi e preparare le reazioni. Saremo pronti in tempo? Sapremo fare il test? Conosceremo le risposte giuste? Sapremo dove andare? Il fatto che siano tutte situazioni simili è spiegato qui in modo semplice: la società occidentale vive uno stile di vita di fatto omogeneo, fatto di scuola dell’obbligo, esami, test e norme sociali ben consolidate, come quella di girare vestiti.

A questo proposito, la nudità in pubblico, altro sogno tipico, altro non rifletterebbe che la (troppo poco) diffusa sindrome da impostore, secondo la quale i successi e le novità positive siano, in modo tacito e profondo, in realtà immeritate. Farsi vedere nudi è la rappresentazione di quello che accade se qualcuno mai scoprirà la realtà.

E i denti? Quello è diverso: è una paura ancestrale, presente in tutte le culture, collegata al timore di non riuscire più a essere padroni del proprio corpo e, di conseguenza, mangiare.

I sogni non sarebbero insomma, come dice la Disney o Sigmund Freud, desideri. Ma proiezioni inconsce delle paure e dei timori immaginari della vita reale. Simulazioni simili per tutti, almeno per tutti quelli che hanno vite simili.

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