Sancho Panza gialloverde
4 Febbraio Feb 2019 0600 04 febbraio 2019

Dalla Diciotti alla Tav: ormai Toninelli è lo scudiero ufficiale di Salvini

Sala attacca Salvini e lui attacca Sala. Salvini se la prende con la SeaWatch e lui rincara la dose. Nemmeno il più zelante dei leghisti difende a spada tratta il Capitano come lui.

Danilo Toninelli Linkiesta
Andreas SOLARO / AFP

È il Sancho Panza (senza panza) di Matteo Salvini, incapace di capire esattamente a quale squadra appartenga, come i bambini quando si buttano nel partitone dell’oratorio, in 300 contro 300 e l’importante è semplicemente riuscire a toccare palla. Anzi, a ben vedere, in questi mesi di governo il ministro Danilo Toninelli è stato l’unico vero sicario del ministro dell’inferno Matteo Salvini, colui che ha tentato con tutto se stesso di applicare davvero una logica politica a decisioni che logica non ne avevano. E infatti non ci è riuscito.

È stato, ad esempio, la faccia buona dei “porti chiusi”. Peccato che non gli abbia mai creduto nessuno. Innanzitutto perché i porti non sono mai stati chiusi (lo twittava il ministro Salvini, ma chiudere i porti con un tweet è roba da superpoteri, eh) e soprattutto rimarrà negli annali il faccia a faccia con Concita De Gregorio che gli chiede «lei ha firmato un decreto per la chiusura dei porti» e lui, come quando la professoressa ci becca in castagna, ci ha elegantemente spiegato che «non occorre firmare nessun decreto perché i porti italiani si aprono quando spetta all’Italia aprirli» cioè quando un’unità italiana ( dice lui Guardi Costiera o Marina Militare) interviene in una missione di soccorso. E lo dice fiero. Anzi, fierissimo. Come per chiudere la discussione Sea Watch che non battendo bandiera italiana non ha nessun diritto. È anche soddisfatto della sua risposta (falsa, contro qualsiasi diritto del mare). Peccato però che la nave Diciotti (quella per cui Salvini è indagato) fosse italiana, quindi il debolissimo ragionamento del buon Toninelli finisce in macerie. Ohibò. E sapete cosa diceva Toninelli della Diciotti? Che probabilmente tra i salvati dalla nave della marina militare italiana c’erano dei terroristi. Capito? Una nave italiana, militare, che imbarca i terroristi. Forti, ‘sti sovranisti difensori delle frontiere, eh?

Ma non è finita, questo è solo l’inizio. Sempre ieri Toninelli ha twittato tutto fiero un piccolo adesivo della nave Sea Watch in cui appariva la scritta “Pleasure Yacht”. Apriti cielo! Per Toninelli deve essere stata la stessa sensazione della mela caduta in testa a Newton: “Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi”. Ha scritto tutto felice di avere scovato l’inghippo. E l’illuminazione di Toninelli deve essere sembrata tanto illuminante che anche il canale ufficiale del Movimento 5 Stelle l’ha subito ripresa con il solito discreto clamore. Solo Salvini è stato zitto: lui manda avanti Toninelli, evidentemente (anche a lui) gli viene da ridere. Poi qualcuno deve avergli fatto notare che in tutto il mondo le iscrizioni nei registri navali prevedono solo due categorie: barche commerciali o da diporto. Quindi la Sea Watch, che ovviamente non è una nave commerciale, è un "pleasure yacht", senza che questo pregiudichi in alcun modo la legittimità ad effettuare attività di ricerca e soccorso come per altro espressamente scritto nei documenti depositati presso il governo olandese, stato di cui batte bandiera. Sarebbe interessante dal ministro Toninelli, tra l’altro, nel malaugurato caso in cui si ritrovi mezzo annegato in mezzo al mare si rifiuti di essere salvato senza prima controllare i documenti di bordo. Una tragicommedia. A proposito: il ministro Toninelli ha avuto modo di vedere la Sea Watch III? Alla faccia dello yacht.

In questi mesi di governo il ministro Danilo Toninelli è stato l’unico vero sicario del ministro dell’inferno Matteo Salvini, colui che ha tentato con tutto se stesso di applicare davvero una logica politica a decisioni che logica non ne avevano

È dura la vita del Toninelli. Si sveglia al mattino con l’orecchio incollato sull’account twitter del ministro Salvini pronto per tentare goffamente (e non riuscirci quasi mai) di dare una declinazione politica alle dichiarazioni di propaganda di quell’altro. Mentre Di Maio, Di Battista e Salvini se le stanno dando di santa ragione lui appare in video con faccia rassicurante. «Tra poche giorni avrete l’analisi costi-benefici della Tav», dice, come se davvero la discussione politica non si sia già spostata qualche era geologica più avanti e quell’analisi sia già diventata carta straccia prima ancora di essere pubblicata.

Non contento ieri, forse dopo essersi reso conto di essere quasi esclusivamente il servitore gentile di Matteo Salvini nonostante appartenga a ben altra parte politica, ha deciso di attaccare il sindaco Sala per l’aumento dei biglietti con uno dei suoi post velenosi: “Differenze. Questo è quello che accade quando governa o amministra un 5Stelle. I super esperti ci alzano i prezzi di mezzi pubblici e pedaggi e noi invece li abbassiamo - aveva scritto il ministro nel post cancellato -. Non me ne voglia il sindaco Sala ma dopo anni di continui aumenti la musica è cambiata”. La riposta di Sala non si fa attendere troppo: «Non mi pare sia vero che siamo più cari. Con garbo però dico che il servizio di Milano rispetto a quello di Torino è incomparabile - ha detto -. A Milano c'è un prezzo per il servizio, ma c'è una qualità e un rapporto qualità-prezzo eccellente". "Comunque non facciamo polemiche, andiamo avanti e speriamo di andare avanti nel modo migliore. Noi ci stiamo lavorando all'aumento - ha concluso Sala -, però non so dire ancora niente perché stiamo cercando le soluzioni e le formule. Spero che le troveremo». In realtà. Calcolatrice alla mano, si scopre che il servizio pubblico torinese costa di più di quello milanese: Toninelli cancella il post e incassa (un’altra) gaffe). E via così. Come per il trafficatissimo tunnel del Brennero, oppure Genova che sarebbe stata sistemata in mesi, al massimo anni e tutta un sequela di sviste che nemmeno il miglior drammaturgo sarebbe mai stato capace di inventare.

Ma la colpa vera, e serissima, che a Toninelli non perdoneremo, è quel suo coprire le spalle al ministro dell’inferno, il suo ruolo fedele di ministro dei trasporti, che trasforma la propaganda in politica senza nemmeno avere il coraggio di scrivere nero su bianco le decisioni e le motivazioni. E scappando dal processo. Tanto avrà sempre un Toninelli a disposizione per metterci la faccia quando nessuno ne avrebbe il coraggio.

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