1937-2019
5 Febbraio Feb 2019 1838 05 febbraio 2019

Addio a Guido Roberto Vitale, gigante dell’economia italiana

Lo storico banchiere d’investimento, tra i fondatori ed editori de Linkiesta.it, si è spento a 81 anni. Ricordo di un intellettuale curioso e appassionato, coi piedi nel mondo, e di un’Italia che gli assomigliava sempre meno

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A volte, il destino delle persone è scritto nel loro nome. Nel caso di Guido Roberto Vitale, scomparso oggi, all’età di 81 anni, era scritto nel cognome. Vitale, per l’appunto. Capace ancora di incuriosirsi, di stupirsi, di appassionarsi di indignarsi. Nonostante l’età. Nonostante le avesse viste tutte, o quasi, in quarantacinque anni nel cuore dell’economia italiana. Chi, come chi scrive, l’ha conosciuto di recente, ha scoperto oggi, leggendo i coccodrilli dei grandi giornali, della sua formazione tra Vercelli, Torino e la Columbia University di New York, delle innovazioni che ha introdotto nella cultura manageriale italiana, dei suoi incarichi in Euromobiliare, Lazard, Rcs Media Group.

Difficile definirlo: manager, finanziere, banchiere d’investimento. Forse più che il ruolo ciò che definiva Guido Roberto Vitale era il modo in cui lo interpretava. Con indipendenza, carisma, intuito. Wit, lo definirebbero gli inglesi: qualcosa a cavallo tra l’intelligenza strategica e l’acume dell’istante. Guido Roberto Vitale era questo, nel suo mondo. E per questo era ascoltato e rispettato da tutti.

Divoratore di giornali e libri, in un Paese che non legge più, uomo di cultura, intellettuale a tutto tondo con le radici ben piantate a terra, dove succedono le cose, Vitale amava la stampa e la saggistica anglosassone, determinanti, a suo dire, nel definire dove stesse andando il mondo

Ma non era solo questo. Divoratore di giornali e libri, in un Paese che non legge più, uomo di cultura, intellettuale a tutto tondo con le radici ben piantate a terra, dove succedono le cose, Vitale amava la stampa e la saggistica anglosassone, determinanti, a suo dire, nel definire dove stesse andando il mondo. Non pago dalla lettura, voleva che l’Italia dal fiato corto e dal pensiero breve fosse contaminata da visioni di lungo respiro, da politiche che davvero guardassero al futuro. Non a caso, è stato uno dei fondatori e più grandi sostenitori de Linkiesta.it, il giornale online che state leggendo ora. Non bastasse, a Natale arrivava puntuale la sua strenna, un saggio da lui commissionato a un autore del quale si ergeva a mecenate e che approfondiva quello che secondo lui poteva essere il problema o la soluzione ai guai del Paese, fosse esso l’esercito europeo o il debito della Germania. L’ultimo di questi saggi, scritto da Beniamino Andrea Piccone ed edito solo poche settimane fa, s’intitolava “L’Italia: molto capitale, pochi capitalisti”.

Di fatto, l’esergo dolce amaro della grande sfida di Vitale al capitalismo italiano. Un capitalismo che Vitale abbandona stanco e in declino, vittima di una politica inerte e decadente, oggi come mai prima d’ora priva di qualsivoglia prospettiva, aliena al dinamismo e allo sguardo in avanti di Vitale, il cui progressismo era realmente amore per il progresso, economico, sociale, umano. E forse è destino che sparisca pure il suo pensiero lucido e innovativo, in questo Paese di giovani-vecchi che hanno smesso di imparare e di sognare troppo presto. Lui, Guido Roberto Vitale, era sempre più un alieno, in questa Italia qua. Uno di quelli che rimpiangi quando ormai è troppo tardi.

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