Banchieri di ritorno
6 Febbraio Feb 2019 0001 06 febbraio 2019

Il ritorno di Corrado Passera: “La tecnologia cambierà le banche per sempre”

Dopo la parentesi politica, il manager comasco torna nel mondo della finanza. Lo fa con Illimity, “una banca del nuovo paradigma” che “fa le cose difficili”. Risultato? 600 milioni raccolti in due settimane. E un futuro (prossimo) in Borsa

Corrado Illimity

«I salvataggi pubblici delle banche? Talvolta diventano inevitabili, soprattutto se si tratta di banche sistemiche, ma vanno evitati in ogni modo. L’azionista pubblico non è il miglior azionista di banche né per realizzare le ristrutturazioni, né per selezionare il credito». Per chi conosce Corrado Passera, queste parole non sono una novità. Le dice da tempo, il manager comasco, che di banche ne ha fatte parecchie, nella vita. Due su tutte: il risanamento e il rilancio di Poste Italiane, che con lui ha smesso di essere un carrozzone ottocentesco ed è diventata un’azienda innovativa, concentrata sul business, un vero leader nei servizi finanziari alle famiglie. E la costruzione, attraverso successivi consolidamenti, di Intesa San Paolo, una delle più solide banche europee, di cui è stato Ceo fino al 2011.

Ora, dopo una parentesi istituzionale e politica, Passera è tornato sul suo campo da gioco. Lo ha fatto, prima, offrendosi di acquisire il Monte dei Paschi di Siena, convinto che la banca avrebbe potuto rilanciarsi trovando le risorse sul mercato senza necessità di essere nazionalizzata. Bloccato dall’allora governo Renzi, Passera non si è perso d’animo. Il 1 febbraio dello scorso anno ha lanciato una special purpose acquisition company - più comunemente definibile come Spac - che ha chiamato SPAXS ( «una spac che voleva essere un po’ speciale, cioè una spac di maggioranza e non di minoranza come erano state tutte le altre lanciate in Italia») e ha raccolto 600 milioni di euro - di cui il 65% all’estero – il doppio di quanto si era inizialmente proposto e il più alto importo mai raccolto in Europa da una Spac. Obbiettivo creare una banca innovativa e digitale dedicata alle medie e piccole imprese con potenziale, ma con difficoltà nel finanziare adeguatamente il loro sviluppo. Ad agosto, sei mesi dopo, Passera in occasione dell’Assemblea che approva la Business Combination annuncia il nome della sua nuova banca, Illimity. A gennaio, quella banca è già una realtà con 170 dipendenti - «ma arriveremo a 500» -, pronta a quotarsi sul mercato principale della borsa di Milano e una sede di quattro piani a pochi passi della Stazione Centrale, nel palazzo che fu di Amazon e prima ancora (un caso?) delle Poste.

Passera, chi gliel’ha fatto fare di fondare una nuova banca? Non poteva rientrare da amministratore di una banca esistente?
È un momento straordinario e irripetibile, tutto sta cambiando nel settore bancario e si può costruire da zero una banca con paradigmi di gestione del tutto innovativi. “Banca oltre la forma” - che è lo slogan di Illimity - vuol proprio dire questo e il nostro logo vuol proprio significare l’“oltre”: c’è un riferimento all’infinito all’interno di una ruota che indica dinamismo e tanti colori non tipici delle banche tradizionali. La tecnologia ci permette di fare le cose in modo del tutto inedito. Partire con una startup senza legacy dà una sensazione di grande libertà. E non solo perché al posto delle filiali c’è lo smartphone”.

Perché, allora?
Cambiano i canali di collegamento tra clienti e banca, ma cambiano del tutto i processi operativi interni che non hanno più i vincoli della carta, permettono il lavoro di gruppo e accelerano il processo decisionale. Ma soprattutto diventano disponibili informazioni ed elaborazioni inimmaginabili fino a qualche tempo fa sia per la banca che deve valutare il credito sia per l’impresa cliente che deve elaborare i suoi piani di sviluppo. Per non parlare dei nuovi servizi alle imprese – per esempio di digital CFO – e alle famiglie – per esempio di gestione del budget famigliare.

Quindi le banche tradizionali sono destinate a sparire?
Le grandissime continueranno ad esserci grazie alle loro economie di scala e ai miliardi che investiranno in nuove tecnologie. Le più piccole potranno certamente specializzarsi e/o consolidarsi, ma già oggi è diventato per loro insostenibile fare banca universale in modo tradizionale. Parte del mercato verrà portato via da fintech e dai big tech. Le grandi compagnie tecnologiche come Amazon, Google, Apple e Facebook sono in parte già entrate nel mondo dei servizi finanziari e sono destinati a prendersi tutto ciò che è facile e standard.

Come mai?
Perché sanno tutto di te. Pensa a una impresa che vende attraverso Amazon. Amazon sa tutto di quella impresa e può offrirle del credito pre-valutato, istantaneo. Trattenendosi come garanzia parte degli incassi. E se l’impresa non rispetta i contratti, Amazon smette di vendere i suoi prodotti, cosa che l’impresa non può permettersi. Non può sbagliare, Amazon.

Anche la regolazione e la politica monetaria stanno giocando un ruolo importante nel ridisegnare il settore bancario.
La politica monetaria ha strutturalmente abbassato, soprattutto in Europa, tassi e margini. Le regole, molto stringenti, sui requisiti di capitale e di liquidità hanno giustamente reso molto più rigorosa la gestione del credito e degli investimenti. Forse dobbiamo evitare di esagerare.

Pensa a una impresa che vende attraverso Amazon. Amazon sa tutto di quella impresa e può offrirle del credito pre-valutato, istantaneo. Trattenendosi come garanzia parte degli incassi. E se l’impresa non rispetta i contratti, Amazon smette di vendere i suoi prodotti, cosa che l’impresa non può permettersi. Non può sbagliare, Amazon

Corrado Passera, ceo Illimity

La Bce sta esagerando con la sua attenzione sulla qualità del credito ?
Non mi permetterei di dare un giudizio del genere anche perché condivido lo spirito delle regole fin qui introdotte. Dico però quattro cose: la pulizia e il rafforzamento dei bilanci delle banche italiane sono stati significativi; bisogna evitare di disincentivare eccessivamente il credito alle imprese che hanno basso rating o che sono in difficoltà ma che possono riprendersi; spostare eccessive quantità di attivi dal settore regolato allo shadow banking non risolve i rischi sistemici; gli attivi creditizi non sembrano più costituire un rischio sistemico mentre crescono i dubbi che stiano accumulandosi rischi sistemici in taluni attivi finanziari ( es. asset non liquidi, derivati vari e ETF solo per fare alcuni esempi )

Se le piccole e medie banche tradizionali sono gli sconfitti, chi sono i vincitori?
Oltre alle grandi banche innovative e alle big tech, i vincitori saranno le banche del nuovo paradigma. Banche specializzate, che al loro interno faranno solo alcune delle cose che oggi fanno le banche ma con livelli di competenza e di tecnologia impensabili fino a qualche anno fa. Noi, con Illimity, vogliamo essere tra le prime di questa nuova categoria, specializzandoci in alcune attività remunerative e difendibili – perché più difficili – e anche utili per l’intera economia.

Dove vi siete specializzati, quindi?
Ci siamo specializzati nelle tre aree di credito “difficile” che le banche non vogliono più fare o che sono costrette ad abbandonare. il credito performing, con le aziende che hanno potenziale ma basso rating, quindi difficili da finanziare. Il credito alle aziende non performing, che hanno difficoltà ma si possono ristrutturare. E poi il recupero dei crediti in sofferenza delle aziende che finite gambe all’aria, dove c’è ancora da recuperare qualcosa. Io le chiamo le tre aree del credito difficile, ma sono solo più impegnative e per questo tengono lontana la concorrenza.

E come si fa a fare bene una cosa difficile?
La formula è sempre la stessa: competenza e tecnologia. Competenze sia bancarie che industriali. Una figura chiave per noi è il Tutor, un dirigente di successo che viene da rilevanti esperienze manageriali e che, nel suo settore, ci aiuta a selezionare i dossier e a gestirli per poi partecipare al valore che si crea nel medio periodo. Non ci arrischiamo a finanziare ristrutturazioni aziendali se non possiamo schierare esperienze rilevanti nel settore. E poi ci aggiungiamo tutta la tecnologia che riusciamo a mobilitare: data analytics, machine learning, Intelligenza Artificiale. Abbiamo deciso di investire molto in questi campi e abbiamo un gruppo di computer scientist fortissimi.

Perché la tecnologia è importante, per fare banca? È solo una questione di scartoffie in meno?
L’automazione delle procedure e l’eliminazione della carta è solo il primo passo. La tecnologia ci serve a valutare i clienti e i loro progetti elaborando grandi quantità di informazioni con poca fatica. E tutte queste elaborazioni sui mercati, sui concorrenti, sui trend che toccano l’impresa nostra cliente sono utili non solo a noi ma anche all’impresa che difficilmente le avrebbe a disposizione.

Quindi non è una banca in cui aprire un conto corrente, quindi…
Finora abbiamo parlato di imprese e di credito difficile. Illimity sarà una banca molto competitiva anche sul fronte dei servizi di banca diretta, di banca mobile. Famiglie e imprese potranno avere conti correnti e sistemi di pagamento “state of the art”, possibilità di depositare risparmi anche a medio periodo a condizioni interessanti e senza commissioni o rischi di mercato. Inoltre attraverso una rete di partnership potranno avere l’intera gamma di prodotti e servizi di qualità. Non faremo direttamente credito al consumo, per esempio, ma attraverso illimity si potranno trovare le migliori offerte anche in questo campo. È finito il tempo in cui una banca può pensare di produrre tutto al suo interno.

Domanda obbligatoria: fosse riuscito nel suo intento di comprare il Monte dei Paschi, è così che l’avrebbe ridisegnata?
Ogni caso è un caso a sé e non esistono strategie buone per tutti. MPS può essere un leader nel finanziamento alle pmi e ha una banca diretta – Widiba – molto competitiva. Ma ormai anche il piano che avevo presentato è superato dai fatti.

È contrario alle nazionalizzazioni, pare di capire
Perché me lo chiede? C’è qualcuno che è favorevole? Certe volte è inevitabile: quando una banca sistemica non si sostiene più è purtroppo inevitabile nazionalizzare per evitare guai ancora peggiori. Ma quando si arriva a tanto, è un fallimento del sistema e l’azionariato pubblico deve durare il meno possibile. L’azionista pubblico non è l’azionista più adatto né a gestire le ristrutturazioni né a gestire il credito.
Per le banche non sistemiche bisognerà creare le condizioni nel tempo perché in caso di insolvenza o di non rispetto dei parametri di vigilanza si possa arrivare a liquidazioni ordinate: un settore come questo che deve profondamente ridisegnarsi non può, strutturalmente, mettere il costo di salvare tutte le banche mettendo il costo sulle spalle delle banche meglio gestite o dei conti pubblici, cioè dei contribuenti!

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