6 Febbraio Feb 2019 0651 06 febbraio 2019

La metamorfosi è completa: la Lega sta uccidendo l’autonomia delle regioni del Nord

La bozza di autonomia per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che sarà presentata il prossimo 15 febbraio attribuisce risorse alle Regioni in funzione dei costi storici, sebbene l’accordo di un anno fa ne prevedesse il superamento. Un cavillo apparentemente insignificante che uccide ogni autonomia

Salvini Uomo Forte Linkiesta

La Lega sta uccidendo l’autonomia delle regioni del Nord. Ii governo gialloverde ci ha abituato ai paradossi, ma è difficile battere questo. Succede che tra poco più una settimana, il 15 di febbraio, dovrebbe essere presentato il testo dell’autonomia regionale rafforzata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Per dirla meglio, delle tre regioni che giusto un anno fa - era il 28 febbraio dello scorso anno - hanno firmato un contratto col governo allora guidato da Paolo Gentiloni in cui hanno richiesto risorse aggiuntive per occuparsi in modo esclusivo di una serie di materie, dall’istruzione alla sanità, dalla tutela dell’ambiente all’assistenza sociale. Si tratta di un accordo blindato, mutuato dagli accordi tra lo Stato e le confessioni religiose. Il Parlamento

Al testo di questa legge ci stanno lavorando i ministri Salvini e Stefani, il sottosegretario Giorgetti, e i governatori di Lombardia e Veneto Fontana e Zaia. Esatto, sono tutti leghisti, con la Lega stimata al 35% e in procinto di prendersi anche quei brandelli di Nord che ancora non governa, dal Piemonte alla Liguria, passando (forse) dall’Emilia-Romagna. In un mondo normale, il rischio vero sarebbe quello di avere un’autonomia che assomiglia a una specie di secessione. Fino a qualche anno fa, del resto, era questo l’obiettivo di un gruppo parlamentare che si chiamava - testuale - Lega Nord per l’indipendenza della Padania.

Il paradosso è servito: nell'unico momento politico in cui potrebbe realizzare lo scopo politico per cui è nata, la Lega decide di ucciderlo. Perché il testo della legge, così com’ora e così come l’ha presentato il ministro Stefani - sembra c’entrare ben poco rispetto al regime di autonomia promesso a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

Oggi il Nord non c’è più nel nome, la Padania non c’è più nel simbolo e se si parla di indipendenza ci si riferisce all’Unione Europea e all’Euro, visto che la nuova Lega di Salvini viaggia a doppia cifra anche nel Mezzogiorno, ed è alleata ad un movimento meridionalista e ferocemente statalista come i Cinque Stelle. Il paradosso è servito: nell'unico momento politico in cui potrebbe realizzare lo scopo politico per cui è nata, la Lega decide di ucciderlo. Perché il testo della legge, così com’ora e così come l’ha presentato il ministro Stefani - sembra c’entrare ben poco rispetto al regime di autonomia promesso a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il motivo, presto detto, si chiama “costi”, quelli relativi a ciascuno dei capitoli di spesa in ragione dei quali le tre Regioni riceveranno i trasferimenti per occuparsene. Costi storici, per la Stefani e la bozza su cui sta lavorando il governo, ossia legati al costo di quel servizio negli anni precedenti. Standard, secondo l’accordo del 28 febbraio scorso, facendo cioè la media tra il costo sopportato dalla regione più efficiente e quello della regioni meno efficiente. Una media che, va da sé, premia chi risparmia. Per usare un esempio celebre: con i costi standard, se nella regione X riesco a risparmiare sulle siringhe, avrò più soldi da spendere per comprare nuovi macchinari per l’ospedale. Con i costi storici, continuo a spendere quel che ho speso, indipendentemente dalla mia efficienza.

Detta brutale: coi costi standard c’è autonomia, coi costi storici no. E il governo sta scegliendo i costi storici.
Chi ha un braccialetto verde al polso, o un guerriero sul bavero della giacca ci pensi su.

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