Controcampo
6 Febbraio Feb 2019 0556 06 febbraio 2019

Perché la scorta restituita a Sandro Ruotolo è una pessima notizia per chi lotta contro le mafie

Cosa significa che l’Ucis si sia è rimangiato nel giro di un giorno la revoca della scorta a Ruotolo? Che in queste decisioni la politica gioca un ruolo fondamentale. Che se fai casino e sei nel cono mediatico, sei tutelato dalle mafie. Altrimenti, no. Se vi sentite più sicuri, oggi, contenti voi

Sandro Ruotolo Linkiesta

Hanno revocato la revoca della revoca della scorta a Sandro Ruotolo (gliel’hanno lasciata, fuori dal linguaggio burocratico). Evviva! È sempre una buona notizia che un giornalista nel mirino delle mafie possa svolgere la propria professione tutelato dallo stato, soprattutto quando, come nel caso di Sandro Ruotolo non ne ha mai fatto un marchio di fabbrica, ma ha semplicemente potuto già serenamente svolgere il proprio mestiere.
Dovrebbero funzionare così, le scorte: il lattaio che si è rifiutato di pagare il pizzo deve essere messo in condizione di fare il lattaio, il panificatore deve passare la notte nel suo laboratorio senza il terrore che qualcuno appicchi fuoco alla saracinesca e il venditore di auto deve sapere che non cederà alla tentazione di pagare il pizzo perché sa che il suo piazzale è controllato e al sicuro. Dovrebbe. Il cittadino sotto scorta ha, come tutti i cittadini, il diritto di essere protetto secondo la sua esposizione pubblica. La scorta come status è semplicemente un rivolo di invidia rabbiosa che rimbalza dai soldi dei parlamentari, tra le scorte, tra i ricchi, tra i fannulloni e così via. Roba di pancia, non ci interessa.

Intanto il fatto è che l’UCIS ha deciso di revocare la revoca della scorta di Sandro Ruotolo e tutti i giornali (quasi tutti) esultano per il ripristino del dispositivo di sicurezza che, a leggere in giro, “è stato ripristinato grazie alla voce di colleghi, personaggi pubblici, associazioni antimafia e molti cittadini sdegnati dalla decisione”. Par di capire che l’ondata (giusta) che si è sollevata a favore di Sandro Ruotolo abbia fatto tornare sui suoi passi chi aveva deciso di lasciarlo privo di tutela.

E la cosa, a me, terrorizza.
Ma sul serio.

Non vi sentite tutti più in pericolo sapendo che fare rumore assicura protezione più di una condivisa valutazione del rischio?
Non vi sentite più in pericolo sapendo che al ministero c’è qualcuno che toglie scorte che poi vengono rimesse nel giro di un amen?
Dico, davvero, non è meglio allora che sia la politica che se ne assuma la responsabilità e ne paghi le conseguenze?

Mi sono sforzato di credere al ministro Salvini quando in televisione annunciava che la scorta di Saviano non era “affar suo” perché c’era fior fiore di gente competente che regolarmente valutava i rischi a cui era esposto lui come tutti gli altri. Vista la classe politica, ammetto di essere rassicurato addirittura dal più grigio dei funzionari. Sono stato rassicurato anche quando Di Maio ha definito “una vergogna” ciò che era successo a Ruotolo ma ha precisato che non avrebbe potuto fare nulla.

E invece sono tutte cazzate.
Perché o son sopraggiunte nuove minacce e segnali preoccupanti nelle 24 ore in cui si è parlato della cosa (e allora niente di più trasparente e semplice che dircelo, senza bisogno di scendere nel dettaglio); o qualcuno ha tolto la scorta a Sandro Ruotolo e invece non doveva e non poteva (e allora niente di più trasparente e semplice che dircelo); oppure in Italia (come sanno quasi tutti) queste decisioni seguono sentieri politici-mediatici che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza ingegneristica di cui ci vorrebbero convincere ma dipendono piuttosto dall’essere nel posto giusto, al momento giusto, con la conoscenza giusta e con la massima esposizione possibile. Ed è terrificante. È terrificante per i tanti (troppi) cronisti che rimangono nell’ombra e che vengono derisi alla stazione dei carabinieri quando denunciano minacce. È terrificante per i testimoni di giustizia che devono incatenarsi a un lampione, di notte, con la luna piena e un pelo di gatto nero pur di essere intervistati dal Gazzettino di Vizzolo sperando che qualcuno si accorga di loro. È preoccupante che in nome della privacy (che spesso è solo un paraculo) non si riesca a capire come funzionino le decisioni, chi le abbia prese, che percorsi abbiano seguito. Come se la sicurezza nazionale sia assicurata dall’ignoranza generale sul tema piuttosto che dalla conoscenza pubblica e trasparente di regole incontestabili che tutti possano vagliare, contestare, valutare.

Dico? Non vi sentite tutti più in pericolo sapendo che fare rumore assicura protezione più di una condivisa valutazione del rischio?
Non vi sentite più in pericolo sapendo che al ministero c’è qualcuno che toglie scorte che poi vengono rimesse nel giro di un amen?
Dico, davvero, non è meglio allora che sia la politica che se ne assuma la responsabilità e ne paghi le conseguenze? Così questa melma oscura che assegna e toglie scorte decidendo della serenità di intere famiglie?

Con tutta la solidarietà per Sandro (lo sa, non ha bisogno che glielo ripeta) la scorta tolta in questo modo e rimessa senza spiegazioni è una pessima notizia per la sicurezza nazionale.

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