Culle vuote
8 Febbraio Feb 2019 0600 08 febbraio 2019

Ancora meno bimbi: l’Italia batte un altro record di denatalità. Ma l’emergenza sono i migranti

Anche nel 2018 la stessa storia: facciamo sempre meno figli e ce ne freghiamo delle cause (le donne che non lavorano) così come delle conseguenze. Il risultato? Che abbiamo paura dell'invasione dei migranti, mentre dovremmo essere terrorizzati dal vuoto demografico. Contenti noi

Donna Incinta Linkiesta
LOIC VENANCE / AFP

Nella Repubblica delle emozioni i dati non contano un gran che ma sarà il caso di guardare le ultime rilevazioni Istat sulla natalità per sfatare i luoghi comuni che ci perseguitano da anni sui temi della difesa della vita, dell'identità nazionale, del valore della famiglia. L'Istat ci dice che il Paese si svuota, che ci sono 8mila nascite in meno e che anche gli immigrati hanno fatto meno figli dello scorso anno (mille in meno, per la precisione). Ci dice anche che le uniche regioni dove “regge” la disponibilità delle donne a fare il secondo figlio sono quelle del Nord Italia, con record a Bolzano, seguita da Trento e dalle province della Lombardia e dell'Emilia: insomma, i posti dove le donne lavorano e i servizi sono efficienti. Nel capoluogo dell'Alto Adige, per dire, il record della fecondità (1,76 figli per donna) si accompagna al record dell'occupazione femminile che è al 65,9 per cento, addirittura superiore alla media europea.

I molti soldi spesi in incentivi alla maternità spesso fantasiosi, talvolta destinati solo a finanziare l'associazionismo amico e il conflitto ideologico sul tema dell'aborto, servirebbero assai meglio alla “causa” se usati per aiutare le donne a trovare lavoro e a tenerselo anche se si sposano, anche se restano incinte. La narrazione corrente secondo cui il recupero di un ruolo tradizionale - moglie e madre dedita alla custodia della famiglia – consentirebbe al Paese di ripopolarsi perché è la modernità ad aver ucciso l'istinto naturale a far bambini, è da cancellare in toto. Al Sud, dove questo tipo di valori sono più solidi e l'occupazione femminile è un disastro, le culle sono tra le più vuote del mondo: Basilicata, Molise, Sardegna si contendono con il Giappone il pessimo primato planetario della denatalità.

La sola sostituzione etnica che dobbiamo temere è quella del pieno con il vuoto, che è esattamente quella che si sta realizzando mentre noi spacchiamo il capello in quattro sul concetto di “vera famiglia italiana”

La famiglia numerosa, come può constatare chiunque guardando ai suoi conoscenti, è diventato uno status symbol da ricchi. A Roma da tempo c'è la moda di decorare il lunotto posteriore delle auto con adesivi che simboleggiano la composizione del nucleo famigliare, cani e gatti compresi. I tre figli – ma anche quattro o cinque - si vedono abitualmente sui Suv nuovi di zecca, e si capisce perché vengano esibiti: indicano una condizione privilegiata, una casa grande, baby sitter e colf, costi scolastici coperti con facilità. Il benessere, al contrario di quanto ci racconta la narrazione pauperista, almeno in Occidente è il principale incentivo alla maternità, e tuttavia si stenta ad ammetterlo, si preferisce colpevolizzare le donne (“Decidono di far figli troppo tardi!”), additare la crisi dei valori (“Si fanno un cane invece di un figlio!”), rifugiarsi nell'invettiva contro i mala tempora.

Negli ultimi anni, nel nome del valore della famiglia e della sua finalizzazione alla procreazione ci siamo accapigliati sul senso dell'articolo 29 della Costituzione, sulle unioni civili, sull'adozione da parte dei single o delle coppie omosessuali, sulla stepchild adoption, tutti elementi marginali e minoritari rispetto a una domanda che riguarda la stragrande maggioranza degli italiani: perché questo Paese è da tempo diventato inospitale per le madri e le potenziali madri? La domanda successiva dovrebbe riguardare chi i figli li ha fatti e sempre più spesso li vede scappare altrove, come ha rilevato il FMI parlando di «emigrazione ai massimi da cinquant'anni»: perché questo Paese è diventato inospitale pure per i figli?

La sola sostituzione etnica che dobbiamo temere è quella del pieno con il vuoto, che è esattamente quella che si sta realizzando mentre noi spacchiamo il capello in quattro sul concetto di “vera famiglia italiana”, immaginando di poterci arrivare ritornando agli anni '50. Non succederà. Anzi, quello sguardo all'indietro è la vera tara che sta rendendo sterili le nostre famiglie e spopolando il Paese.

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