moda e politica
8 Febbraio Feb 2019 0600 08 febbraio 2019

Spie zelanti: quando la Stasi classificava i movimenti giovanili “decadenti” della Germania dell’Est

Un manuale a uso interno ne individua otto: c’erano i punk (anarchici) e gli skinhead (fascisteggianti), mentre i teds, che amavano la musica rock anni ’50, pensavano a Elvis e non alla politica

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da Pixhere

Al tempo stesso faceva paura e faceva ridere. Gli agenti della Stasi, la polizia di sicurezza di Stato della Germania Est, erano tanto temuti quanto dileggiati. “Perché quelli della Stati sono ottimi tassisti? Perché prima ancora che tu salga in macchina sanno già chi sei e dove abiti”, dicevano, per scherzare – e stemperare l’atmosfera, molto pesante, di quell’epoca.

Del resto, come sempre accade in tutte i Paesi con controlli totalitari, il potere si manifestava in modo spaventoso – quando ad esempio utilizzava la violenza – e grottesco – quando, come in questo caso, si perdeva nel tentativo di catalogare le tendenze della moda giovanile degli anni ’80. Un’indagine sulla musica, sui vestiti e sui miti dei ragazzi che mirava a capire quali mode fossero pericolose o meno da un punto di vista politico.

Impacciato come un padre che non capisce più il figlio adolescente, lo Stato tedesco dell’Est passa in rassegna i tipi di “queste negative culture giovanili decadenti” e, addirittura, compila una guida interna ad uso e consumo dei suoi agenti, troppo impegnati a seguire i soggetti pericolosi per prestare attenzione alle ondate della moda tra i ragazzi.

E allora, ecco la mappa: secondo la Stasi, si potevano individuare almeno otto tendenze, con interessi, abbigliamento, abitudini e inclinazioni politiche (la cosa più importante!) differenti. Per esempio, c’erano i “Teds”, che andavano dai 15 ai 30 anni, poco numerosi ma molto apppassionati di rock anni ’50, tanto che indossavano abiti in quello stile e acconciature come Elvis. In fatto di politica erano disinteressati, e questo era un bene. Gli “Skinhead”, invece, erano più pericolosi: pelati, con il bomber, gli anfibi e i jeans attillati, esprimevano un’ideologia neofascista con tanto di atti di violenza e brutalità. Poi c’erano i “Punk”, che indossano abiti “sporchi, lacerati, con macchie di vernice e adornati con spillette e lamette”. Hanno una visione politica “negativa, ostile e contraria allo Stato” perché promuovono una “ideologia anarchica”.

Ma il gruppo era composito: oltre ai succitati ci sono “Tramps”, “Heavies”, “Goths”, “New Romantics” e “Poppers”. In poche righe si riassume un’epoca e un mondo che, di lì a poco, si sarebbe affacciato (con più o meno gioia) al mondo occidentale, tanto lontano quanto vicino. Almeno nel cuore.

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