L’intervista
11 Febbraio Feb 2019 0600 11 febbraio 2019

Angela Nagle: “La destra trionfa? Colpa del conformismo di una sinistra incapace di ascoltare”

In “Contro la vostra realtà” Angela Nagle racconta l'emergere della Cultura di Destra che dalla rete è riuscita a trasformare sempre di più le categorie interpretative del mondo in cui viviamo. Di questo e di molto altro (tra cui la crisi della sinistra) ne abbiamo parlato con l'autrice

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Quando è uscito negli Stati Uniti e in Regno Unito, nel giugno del 2017, Kill All Normies è diventato un caso. Molto citato e discusso, il libro di Angela Nagle ha avuto il merito di accendere i riflettori su un fenomeno, quello della cultura online, che stava sempre più trasformando e plasmando il mondo in cui viviamo. Uscito qualche settimana fa in Italia con il titolo Contro la vostra realtà (LUISS University Press), si conferma strumento utile per capire l’evoluzione di una nuova, autentica, Cultura di Destra e per chiedersi come mai la Sinistra in tutto il mondo sembra essere scivolata dentro una crisi senza fine. Ne abbiamo parlato con l’autrice, che negli ultimi tempi ha maturato una posizione molto critica anche contro una sinistra per così dire istituzionale e ha abbracciato le istanze di un “populismo di sinistra” che su alcuni temi sociali mostra non poche ombre.

Parlare di alt-right negli Stati Uniti (ma anche abbracciando il fenomeno da un punto di vista più ampio) vuol dire parlare della crisi della sinistra. Una crisi che sembra essere senza fine. Negli ultimi anni la rivoluzione populista ha soffiato un vento che arriva da destra e la sinistra non sembra aver imparato la lezione.
Da quando il mio libro è uscito, la situazione negli Stati Uniti è molto peggiorata. È difficile spiegare a chiunque non viva qui quanto le cose siano ormai fuori controllo. La manipolazione psicologica di Internet ha senza dubbio giocato un ruolo molto importante. Per farla breve, lo spettro del nazionalismo bianco non è altro che uno strumento per far sì che un liberalismo in crisi possa riconsolidare il proprio potere. Tutte le voci critiche della sinistra, quelle che stavano dimostrando di aver imparato la lezione degli ultimi anni, sono state silenziate in favore delle voci più tradizionali e conformiste. I media progressisti attaccano Bernie Sanders — che sarebbe un ottimo leader per la sinistra — accusandolo di sessismo e razzismo. A meno che le inchieste dell’FBI non lo faranno cadere, Donald Trump è destinato a vincere le prossime elezioni.

Nel libro si parla molto di trasgressione. Un concetto che abbiamo sempre considerato “di sinistra” mentre negli ultimi anni è diventato sempre più ascrivibile a una certa destra.
Il monopolio della sinistra sulla trasgressione e l’avanguardia nasce con il Sessantotto. Non è stato sempre così. Pensa ai Futuristi, che erano sia fascisti, sia all’avanguardia. Ma nel momento in cui i leader del Sessantotto sono diventati establishment, il capitalismo ne ha inglobato le istanze. Oggi la Silicon Valley è la rappresentazione perfetta di questa fusione: la cultura libertaria degli anni Sessanta unita al liberismo di mercato dell’epoca di Reagan e Thatcher: libero amore e libero mercato. Quando prendi il potere, non puoi far altro che diventare reazionario e tirannico per mantenerlo e difenderlo dalle minacce dei nuovi movimenti che lo rifiutano. Adesso, quindi, ci sono ragazzi bianchi che si ribellano ai loro genitori che hanno fatto gli anni Sessanta e ai valori che rappresentano. È cominciato tutto come qualcosa di adolescenziale, ma è diventato qualcosa di molto serio: un più ampio rifiuto dell’ideologia del progresso, dell’uguaglianza e della democrazia.

Uno dei personaggi principali di Contro la vostra realtà è Milo Yiannopoulos. Anche se adesso è caduto in disgrazia, si tratta della persona che forse meglio rappresenta il nuovo tipo umano dell’alt-right: fico, sovversivo e sconveniente.
Milo ha capito in fretta i limiti della trasgressione che la sua parte politica sarebbe stata in grado di tollerare. L’alt-right è anche andata oltre quello che si può fare politicamente solo con la trasgressione e la cultura dei meme. Ad un certo punto, se vuoi cambiare le cose, devi essere qualcosa di più di un movimento meramente estetico. Hai bisogno di un vero potere politico e devi avere accesso alle istituzioni e piazzarti nei luoghi de potere. Ironicamente, gli eredi del Sessantotto adesso si trovano nella posizione di essere moralisti e conservatori contro questa trasgressione che arriva da destra.

Ironicamente, gli eredi del Sessantotto adesso si trovano nella posizione di essere moralisti e conservatori contro questa trasgressione che arriva da destra

Angela Nagle

A proposito di ironia. Qualche anno fa sembrava ci fossimo tutti stancati del postmoderno per prepararci a un ritorno del “reale”. Articoli, saggi, libri, convegni universitari. Nel momento in cui la sinistra ha abbracciato questa fame di realtà, li postmoderno si è realizzato con l’elezione di Donald Trump. Ironicamente, dovevamo aspettare che Francis Fukuyama rinnegasse la sua Fine della Storia per vederla realizzata.
Vero, ma in qualche modo i fan di Trump amano la sua franchezza, che è una forma di sincerità. Lui e Bernie Sanders, in modo diverso ovviamente, hanno infranto alcuni tabù della politica americana. Rispettivamente, il nazionalismo e il socialismo. Credo che il successo di Trump e della alt-right arrivi anche dal collasso e discredito delle politiche post-Guerra Fredda basate sull’esportazione della democrazia. I fantasmi dell’Iraq e dell’Afghanistan sono entrati in patria con le truppe, e i giovani ragazzi di destra sono diventati estremamente ostili alle politiche e i valori apertamente liberisti dei cosiddetti neo-con. I ragazzi nei forum dell’alt-right rifiutano l’idea di progresso ma anche la superiorità dei “valori occidentali”, che vedono degenerati. La cultura online della alt-right si sta dividendo tra la “fazione ironica”, che non avrà mai voglia di impegnarsi in un movimento politico per continuare fare meme nichilisti e offensivi tanto per divertirsi, e una fazione più seria, che ha il potenziale per fare politica.

Nel libro racconti come la cultura di Internet sia diventata una vera e propria contro-cultura, con tanto di capitale reputazionale, comportamenti tribali, riti e linguaggi specifici. Una cultura attorno alla quale si sono raggruppati i reietti, i bullizzati, quelli che in qualche modo si sono sentiti esclusi dal mondo dei vincenti. Questo risentimento è diventato la miglior moneta di scambio disponibile online. E la sinistra non l’ha ancora accettato.
La rabbia e il risentimento sono la valuta online della destra, mentre la vergogna e l’ostracismo sono diventate quella della sinistra. In questi anni è successa una cosa curiosa. Da un lato, il potere del trolling della alt-right, almeno nel mondo angloamericano, è molto diminuito soprattutto grazie alle politiche di deplatforming delle aziende tecnologiche. Dall’altro, la “cultura della vergogna” ha completamente preso piede nella vita vera. Ogni giorno un nuovo eretico viene messo alla gogna per qualche crimine contro i valori liberali e umiliato in maniera rituale. Molti intellettuali che hanno una visione critica della situazione mi dicono di essere spaventati da quello che sta diventando l’America oggi. Negli ultimi due anni lo spettro dell’alt-right è stato agitato per rimuovere tutte le voci critiche in favore di un’armata che cerca di rafforzare l’ortodossia liberale. Io sono una socialista pacifista e non mi interessa una politica identitaria liberal, per questo vengo criticata. La “sinistra” negli Stati Uniti oggi è un insieme di individualismo liberale, libertarianesimo e puritanesimo protestante. Prima o poi tutto questo produrrà un feroce contraccolpo che favorirà il ritorno di una destra veramente estrema.

Pensi ci sia una vicinanza tra le istanze della alt-right americana e il governo gialloverde italiano? In fondo anche il nostro governo basa il suo consenso sulla rabbia e il risentimento.
Non mi sembra si possa parlare dello stesso fenomeno. La cultura online di cui parlo nel libro è molto più oscura, nichilista e prevaricatrice. Per me l’Italia è il posto più bello del mondo e capisco perché le persone possano essere portate a un sentimento nazionalistico. La crisi dei migranti su cui la destra ha costruito il proprio successo non sarebbe mai dovuta succedere, ma è la conseguenza di guerre che l’Italia non ha cominciato. Inoltre, il ruolo dell’Europa, la disoccupazione e il fenomeno della fuga dei cervelli hanno causato un comprensibile contraccolpo elettorale. Le élite cosmopolite non riescono a comprendere la frustrazione di gente che non vuole vivere in questa crisi sociale, questo caos economico e questa mancanza di sovranità.

È più facile mantenere l’ordine esistente quando si preferisce celebrare le varie “giornate della diversità” rispetto a costruire una politica basata sulla lotta di classe e il raggiungimento di obiettivi materiali per la maggioranza delle persone

Angela Nagle

Negli ultimi anni molti teorici di sinistra come Mark Fisher e Franco “Bifo” Berardi si sono concentrati sulla mancanza di solidarietà e di umanità in Internet. Come se ne esce?
La capacità della sinistra di andare contro, annullare e prevaricare i suoi critici interni — soprattutto quando si tratta di discussioni sulla propria dimensione culturale — ha raggiunto un livello tale che difficilmente potrà andare oltre. In questo momento non è possibile costruire un dibattito in buona fede, o che sia in qualche modo complesso e ricco di sfumature. Solo dentro/fuori. Bianco o nero. O con noi, o contro di noi. Molti colleghi con cui ho parlato si sono semplicemente arresi e non hanno nessuna voglia di prendere parte a discussioni perché non vogliono essere mal interpretati o essere messi in ridicolo in pubblico. Ormai sembra inutile. A me vanno bene discussioni politiche anche molto accese, è l’anti-intellettualismo e l’idiozia a farmi uscire di testa. È un momento molto difficile e buio per la vita intellettuale, e il “Castello dei Vampiri” di cui ha scritto Mark Fisher ha raggiunto un livello tale per cui è impossibile conduce una qualsiasi conversazione significativa.

Ne L’identità non è di sinistra Mark Lilla chiede alla sinistra di costruire una nuova ideologia, più ampia rispetto alle questioni identitarie. In Inventare il futuro Nick Srncek e Alex Williams criticano le pratiche di “folk politics” e l'incapacità di ragionare su un cambio di paradigma globale. Come mai la politica dell’identità anche secondo te genera soprattuto esclusione?
La politica dell’identità ha ancora il vento della storia alle sue spalle. E il capitalismo riesce a dilagarci dentro. Del resto, è più facile mantenere l’ordine esistente quando si preferisce celebrare le varie “giornate della diversità” rispetto a costruire una politica basata sulla lotta di classe e il raggiungimento di obiettivi materiali per la maggioranza delle persone. Il potere non riesce a essere minacciato dalle politiche dell’identità, e anche quando sembra concedere qualcosa, non fa altro che nascondere le ineguaglianze materiali. Ma tutto questo non produrrà mai una vera uguaglianza.

Cosa ne pensi del cosiddetto “populismo di sinistra”? Lo vedi come un antidoto efficace?
La totale sconnessione tra i desideri della gente e la sinistra diventa un problema nel momento in cui una forza politica vuole guadagnare consenso attraverso le elezioni. Facciamo un esempio: in questo momento negli Stati Uniti i commentatori di sinistra trattano ogni posizione che non sia a favore dei confini aperti come una posizione di estrema destra, come ho appreso nel momento in cui ho scritto un articolo dal titolo The Left Case Against Open Border, provocando una tempesta di critiche. Non c’è da stupirsi che la destra stia guadagnando sempre più consenso. La sinistra è così restia a piegarsi su questi temi da diventare l’utile idiota del capitalismo globale. Sono d’accordo con quanto propone Jean-Luc Mélenchon in Francia, ad esempio, che nella sua agenda identifica come prioritari temi come la sovranità economica, una politica estera pacifista e sindacati più forti.

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