13 Febbraio Feb 2019 0600 13 febbraio 2019

L’unico antidoto alla solitudine? L’amicizia (meglio se geniale)

L'individualismo impera e la tecnologia ci rende più soli. Il vero amico è come un altro se stesso. Leggere "L'amica geniale" di Elena Ferrante ci fa pensare a quanto contino i rapporti umani, quelli veri, nelle nostre vite

L'amica Geniale_Linkiesta

Il vero amico è come un altro se stesso. Cicerone nel De amicitia lo teorizza con la naturalezza del genio che esprime un concetto semplice, quasi lapalissiano. Ma mai così vero. Ed è singolare come in un’era in cui l’individualismo impera e la tecnologia ci esilia a essere sempre un po’ più soli, L’amica geniale, il romanzo ora anche fortunatissima fiction Rai, piomba nelle nostre vite con la prepotenza dell’incanto. Arriva, ti travolge e poi se ne va. Ma ti cambia e ti fa ricominciare a pensare a quanto contino i rapporti umani, quelli veri, nelle nostre vite.

Un amico è una protezione potente e, come dice il libro ecclesiastico della Bibbia, chi ha la fortuna di averlo, trova un tesoro. L’amicizia ha un potere devastante: ci libera dalla solitudine dell’anima che l’uomo è destinato a vivere. Bisogna fare una distinzione: gli anglosassoni hanno distinto in maniera saggia i due aspetti contraddittori della solitudine. Così ha creato la parola “solitude” per esprimere la scelta di essere soli. E ha dipinto la parola “loneliness” per esprimere una solitudine sofferta e non scelta. In questo, la lingua italiana è colpevole di essere troppo poco scrupolosa: esprime i due concetti diversi con una sola parola, “solitudine”.

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