Memoria storica
13 Febbraio Feb 2019 0554 13 febbraio 2019

Nessuno faccia il verginello: la politica ha sempre occupato Bankitalia e Consob (anche prima di Lega e Cinque Stelle)

Ma quale indipendenza: le manovre sguaiate di Salvini e Di Maio attorno alle agenzie economiche sono pari a quelle di qualunque altra forza politica, dal dopoguerra a oggi. Semmai il problema è un altro: che in Italia è normale pensare che lo Stato sia il giardino di casa dei partiti politici

Governo Kraftwerk Linkiesta

I barbari rossobrunati hanno iniziato, questa settimana, l’assalto alla Banca d’Italia. Durante quella precedente avevano completato “con successo” l’occupazione della Consob attraverso una nomina tanto improbabile quanto dannosa del già ridotto prestigio dell’istituzione. Paolo Savona, un ottantenne, imputato anni fa di truccare i bilanci di una grande impresa, fa ora il capo di chi controlla che non vengano truccati i bilanci delle grandi imprese. Amen. Ma i barbari non sono soddisfatti con la Consob, ora mirano a Banktialia, l’agenzia statale di maggiore e più consolidata indipendenza. Allarme, scandalo, vergogna. Difendiamo l’indipendenza della nostra banca centrale dai tentacoli della politica!

Certamente, certamente; ci mancherebbe altro! Le affermazioni dei dioscuri al governo e dei loro bravi sono senza dubbio scandalose. Il tono da mafiosi adottato è imbarazzante, il dispregio per le competenze tecniche umiliante e le boutade di alcuni dei loro economisti televisivi (ora alla presidenza d’importanti commissioni parlamentari) sfacciate provocazioni che hanno l’unica funzione di far ballare i mercati ed eccitare le menti della parte meno informata e più incattivita della popolazione. Quella, per capirsi, che immagina favolosi tesori celati nei forzieri di Via Nazionale, appropriandosi dei quali il “sovrano popolo italiano” risolverebbe tutti i suoi problemi economici.

Tutto questo è certamente inaccettabile e dà la precisa misura di quanto pericoloso possa essere questo governo per il paese. Io temo, ancora di più se i travasi elettorali segnalati dall’Abruzzo continueranno. Perché, da un lato, i leader del partito controllato dalla Casaleggio Associati cercheranno disperatamente di fermare lo sgretolamento del loro consenso inventando sempre più improbabili nemici ed incitando i loro fedeli ad una versione italiota della “rivoluzione chavista”. E perchè, dall’altro, il ducetto leghista si sentirà rinforzato dai sondaggi elettorali a proseguire sulla linea delle minacce a mezzo social, della vuota propaganda e del non governo, visto che far saltare il banco per andare a nuove elezioni sembra ancora troppo rischioso. Tutto questo è vero e c’è effettivamente di che preoccuparsi.

Bisogna però essere anche capaci dell’onestà intellettuale necessaria per chiedersi da dove venga questa pratica, al di là delle forme in cui viene oggi espressa. Ricordo solo alcuni fatti macroscopici. Meno di due anni fa l’allora segretario del partito di maggioranza fece approvare dal Parlamento una mozione di sfiducia verso il governatore in scadenza; del governatore non del vice direttore generale. Il governatore di allora, e di ora, era stato scelto anni prima a seguito di una strenua battaglia politica interna alle forze di maggioranza. Fermiamoci qui e non addentriamoci nelle (co)responsabilità pluridecennali di Bankitalia nel mantenimento del sistema bancario nazionale in una condizione d’imbarazzante arretratezza e dissesto.

Passiamo alla Consob: i cui presidenti sono stati tutti espressione del potere politico del momento; un paio di volte abbiamo avuto fortuna come, peraltro, abbiamo avuto fortuna, a volte, anche in banca centrale. Altre volte non ci è andata propriamente bene e, con la nomina di Vegas, il governo Berlusconi ha introdotto il metodo usato da questo governo la settimana scorsa: dal ministero alla commissione, senza passare per il via. Sull’efficacia della Consob nel regolare il mercato azionario italiano, meglio stendere un altro pietoso velo.

Questo governo utilizza gli strumenti e le pratiche introdotte decenni orsono da quelli che l’hanno preceduto ed esattamente per gli stessi fini: l’occupazione del potere statale da parte delle forze politiche che controllano la maggioranza del parlamento

Lo stesso metodo viene da sempre applicato a ogni grande “agenzia indipendente” dello stato italiano. La nomina di Marcello Foa alla presidenza della RAI è certamente imbarazzante, alla luce della stretta militanza politica e parzialità professionale del prescelto. Ma questa, non scordiamolo, è l’azienda che (dopo i sedici resistenziali mesi di Arturo Carlo Jemolo, terminati nel lontano 1946) venne presieduta da Spataro, Finocchiaro, Zavoli, Manca, in una sequenza interminabile di politici espressione diretta della maggioranza di governo. Sequenza interrotta di quando in quando da qualche genuino uomo di cultura comunque gradito al potere politico. E che dire dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato? Ed il CNR? E la Cassa Depositi e Prestiti Ed il Cnel? La lista non ha fine, veniamo quindi al punto.

Che è banalissimo: nulla di nuovo sotto il sole. Questo governo utilizza gli strumenti e le pratiche introdotte decenni orsono da quelli che l’hanno preceduto ed esattamente per gli stessi fini: l’occupazione del potere statale da parte delle forze politiche che controllano la maggioranza del parlamento. Le agenzie indipendenti – gestite in autonomia da una tecnocrazia attentamente selezionata secondo criteri meritocratici ed al servizio degli interessi generali dello Stato Italiano – nel nostro paese non sono mai esistite per scelta esplicita delle elite politiche che l’hanno governato sin dagli anni successivi alla nascita della Repubblica ed in modo particolare durante gli ultimi decenni.

La cultura secondo cui l’état c’est moi è cosi profondamente scritta nel Dna delle elite politiche e sociali italiane che, proprio ieri e parlando d’altro, un maître à penser nazionale sentenziava, sul quotidiano dove gli interessi di tali élite son da sempre espressi, che “l’interesse pubblico coincide, di volta in volta, con l’interesse del partito di governo”
Di cosa ci vogliamo sorprendere, signore e signori? Del fatto che il nuovo governo – giunto al potere sull’onda di un rigetto profondo e diffuso delle elite tradizionali – abbia adottato, nell’appropriarsi dello stato, quelle pratiche che per decenni DC, PSI, PSDI, PLI, PRI, PCI, MSI, Ulivo, FI, PD, Lega Nord e financo Italia dei Valori avevano usato sfacciatamente fino a convincere la quasi totalità dei cittadini italiani che questo è il corso normale delle cose? Vogliamo, una buona volta, comprendere, riconoscere e far tesoro di questa verità storica? Così fan tutti e così facendo si scende sempre più in basso.

Il declino dell’Italia e lo sfascio clientelare e parassitico dello stato, in tutte le sue articolazioni, è il frutto delle politiche seguite da tutti per decenni. Il governo rossobrunato altro non è che il logico, anche se parossistico, punto di arrivo di tali pratiche che sono oramai cultura nazionale. Da questo meglio partire con il coraggio civico che da queste colonne continuiamo, forse inutilmente ma spero coerentemente, ad invocare. Bisogna costruire il “senso dello stato” per poter riformare lo stato italiano. La storia non offre altre scorciatoie, oggi.

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