19 Febbraio Feb 2019 0654 19 febbraio 2019

Colpire i padri per delegittimare i figli: la politica si schieri contro questo giochino schifoso

L’abbiamo detto per Di Maio e Boschi, lo ribadiamo per Renzi: le colpe dei padri non ricadono sui figli. E la pratica di sporcare la reputazione dei giovani politici andando a colpire i loro affetti più cari andrebbe combattuta. Peccato che i primi ad approfittarne sono i giovani politici stessi

Tiziano Renzi Linkiesta
Carlo BRESSAN / AFP

Dell’inchiesta su TIziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell'ex presidente del consiglio Matteo Renzi, sappiamo poco e nulla: che sono agli arresti domiciliari e che l’indagine che li riguarda è una storia di fatture false relativa a tre cooperative di proprietà della famiglia. Sappiamo altro, però: che è la quarta volta - anzi, la quinta: Renzi ci è passato due volte - in cui un giovane politico della Terza Repubblica finisce nell’occhio del ciclone per presunti reati commessi da uno dei suoi genitori. È successo a Maria Elena Boschi, figlia di Pierluigi, vice presidente di Banca Etruria che ha fatto crac. È successo a Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, figli di Pietro e Vittorio, piccoli imprenditori pizzicati a pagare in nero i dipendenti. È successo a Matteo Renzi, ora. Volessimo parlare pure di padri putativi, pure Salvini è nell’occhio del ciclone pure per i disastri finanziari combinati dal suo predecessore e mentore Umberto Bossi.

Non sappiamo nulla, dicevamo, e possono essere pure colpevoli di qualunque nefandezza. Il problema è un altro. E che Il filo rosso è evidente, e quattro casi sono troppi per far finta che siano un caso: per delegittimare una classe politica troppo giovane e troppo parvenu per avere un passato torbido in cui scavare, basta andare a scavare nella vita da arci-italiani di provincia dei loro genitori. Scava, scava, qualcosa si trova. E poi si bastona, sui giornali e in televisione. Al popolino con la memoria corta, va benissimo: i renziani nemmeno si ricordavano più di quel che aveva subito Maria Elena Boschi, mentre bastonavano Di Maio e Di Battista per le colpe dei loro padri. E probabilmente, da oggi, i due giovani leader a Cinque Stelle e i loro sodali, bastoneranno Matteo Renzi incuranti di quel che è toccato loro.

È un giochino che va benissimo, soprattutto, a chi vuole costantemente e scientificamente delegittimare qualunque classe politica, bella o brutta, giusta o sbagliata, governi in Italia. Sporcarne la reputazione, a prescindere. Andando a colpirne, con raro cinismo, gli affetti e le persone care. E lasciare che l’emotività, l’imperizia, l’impreparazione di fronte alle ingerenze della magistratura, il corto circuito tra pubblico e privato, così come quella tra media e giustizia, facciano il resto.

È un giochino che va benissimo, soprattutto, a chi vuole costantemente e scientificamente delegittimare qualunque classe politica, bella o brutta, giusta o sbagliata, governi in Italia. Sporcarne la reputazione, a prescindere. Andando a colpirne, con raro cinismo, gli affetti e le persone care

Oggi è toccato a Matteo Renzi, nei giorni del suo ritorno sulle scene, con un libro in uscita, le sale piene di gente ad ascoltarlo, le ospitate televisive. Tutto inutile. Dovunque andrà, l’ex rottamatore si sentirà chiedere di mamma e papà. Se grande ritorno doveva essere, è finito prima di cominciare. A meno che Renzi non riesca nell’impresa di ribaltare il caso giudiziario contro chi l’ha scatenato contro di lui. A meno che Salvini, Di Maio e Di Battista non lo sostengano in questa battaglia contro questa macchina del fango per inteposto parente. A meno che la politica, in un barlume di ragione, riacquisti il senso della propria dignità smarrita.

Non accadrà. Di Maio e Di Battista attaccheranno Renzi per spostare l’attenzione dal voto-farsa che ha salvato Salvini dal processo Diciotti. Salvini lo farà perché domenica si vota in Sardegna, ma soprattutto si voterà presto a Firenze, ultima enclave democratica in una Toscana sempre più leghista, e del sistema Renzi è bene non rimanga pietra su pietra. E Renzi ribatterà - come del resto ha fatto nel suo ultimo libro - ricordando i guai dei genitori a Cinque Stelle e quelli lasciati in eredità da Bossi a Salvini. Al lungo periodo, si preferirà il breve. Alla dignità della politica, si preferirà il sangue dell’avversario. Che i migliori alleati dei giudici ammazza-politici, da che mondo e mondo, sono i politici stessi. Un tempo si chiamava sindrome di Stoccolma. Oggi, facciamo prima a chiamarla Italia.

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