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20 Febbraio Feb 2019 0600 20 febbraio 2019

Gli Stati Uniti non sono uniti: dentro ci sono almeno nove nazioni diverse (da più di 30 anni)

Più o meno i confini politici ricalcano la suddivisione culturale, economica e sociale con la stessa accuratezza dei confini degli Stati africani: cioè nessuna. Il Paese è diviso, e continua a esserlo da tempo

Map Of USA With County Outlines
da Wikimedia

Sono Stati ma forse non sono Uniti. Da decenni si discute di quanto gli Usa siano frammentati al loro interno, sia dal punto di vista geografico che da quello culturale politico. A ogni occasione elettorale (e l’ultima del 2016 lo ha confermato in modo ulteriore) emerge la divisione tra le due coste e il suo interno, le prime progredite e progressiste, il secondo antiquato e retrivo. Le prime votano Clinton, il resto vota Trump (e vince).

In realtà gli Usa sono molto più frammentati di così. Nel 1981 il libro di Joel Garreau, The Nine Nations of North America, ha fissato un modello. Riscrive la geografia di Usa e Canada in nove distinte nazioni, ognuna caratterizzata da peculiarità culturali, demografiche, economiche specifiche. In questo modo, affermava, “si può comprendere in modo più accurato la vera natura della società nordamericana”.

In questo modello il New England si espande e va a includere Maine, New Hampshiere, Vermont, Rhode Island, Massachusetts e Connecticut (ma non tutto: va tagliato via quel pezzetto ormai coperto dall’area metropolitana di New York). A questo si aggiungono le province atlantiche del Canada, cioè New Brunswick, Nova Scotia, Prince Edward Island, Newfoundland e Labrador.

C’è poi The Foundry, un’area che abbraccia le zone industriali in declino degli Usa del nordest. Dentro ci sono quindi i Grandi Laghi e città come Chicago, Pittsburg, Cleveland, Philadelphia. La capitale sarebbe Detroit.

Dixie, invece, sarebbero gli ex stati confederati d’America. Texas (quasi tutto), Kentucky e pezzi di Virginia (tranne il nord) e del Maryland, insieme a parti del Missouri, dell’Illinois e del’Indiana. C’è anche gran parte della Florida, ma non Miami che, come spiega l’autore, fa provincia per sé ed è proiettata in un universo, quello caraibico, che la differenzia dai vicini. Il Dixie è l’America sconfitta nella guerra di Secessione, dal voto conservatore

Il Breadbasket, cioè la zona delle Grandi Pianure e la Prateria, cioè le aree della “steppa statunitense”, che comprende Kansas, Minnesota, Nebraska e Dakota, parte del Texas del Nord, l’Ontario, Saskatchewan e Manitoba. Qui c’è la grande produzione agricola, il granaio del mondo.

Le Isole: cioè la zona intorno a Miami.

Mexamerica: qui ci sono alcune porzioni della California e dell’Arizona del sud, la parte di Texas accanto al Rio Grande, il New Mexico (e ci si ficca anche il Messico del Nord) e tutta la Penisola della Bassa California. La capitale di questo mondo sarebbe Los Angeles.

Ecotopia: la costa nordovest del Pacifico, comprese grandi parti dell’Alaska, più British Columbia, lo stato Usa di Washington e Oregon. Arriva fino alla California e ha, come capitale, San Francisco.

Il Quartiere Vuoto: cioè Alaska, Nevada, Utah, Wyoming, Idaho, Montana, Colorado (parte), Oregon, California, Washington, Alberta e Canada del Nord e altre zone di Arizona, New Mexico, British Columbia.

Come nota qui l’inventore di questa suddivisione, ciò che lo stupisce a più di 30 di distanza (lo afferma nel 2014) è stato, oltre al successo conseguito, il fatto che – dopo anni di Reagan, Bush, Clinton e Obama – le cose risultino ancora convincenti. “Siamo realisti: le montagne del Colorado dell’ovest sono del tutto aliene dai campi di grano del Colorado dell’est. E Miami, guardiamoci in faccia: non c’entra niente con il resto della Florida”. E ancora: “Che idea terribile è quella di una California unica. In quello spazio coesistono tre tipi di civiltà in lotta tra di loro”.

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