Scherzi a parte
21 Febbraio Feb 2019 0600 21 febbraio 2019

Caso Diciotti e sgombero Casapound: ecco le 5 differenze che svelano tutta l’ipocrisia del governo gialloverde

Se sono entrambi stati votati dagli italiani, perché Salvini può decidere per conto suo e invece la Raggi deve sottostare alla burocrazia? È evidente che i giallo-verdi agiscono usando due pesi e due misure (peraltro tutti a favore della Lega). Una farsa imbarazzante, che deve essere chiara a tutti

Salvini_Linkiesta
Tiziana FABI / AFP

Ci sono un’enormità di differenze tra il “caso Diciotti” e la cosiddetta “questione Casapound”. Sembrano particolari insignificanti e invece sono i simboli di un tempo (e di uno schiacciamento del Movimento 5 Stelle oltre che della legalità) che andrebbero scritti su un foglietto e mandati a memoria, tenuti piegati nel portafoglio, usati come arma bianca contro tutte le dicerie che stanno affossando il senso delle istituzioni e le distinzioni tra diverse istituzioni di questi ultimi mesi.

Vediamone cinque:

1. Il senso dell’agire politico. Seguitemi. Dice Salvini che tenere la nave Diciotti arenata come un relitto nonostante fosse piena di persone che si cuocevano come pomodori secchi sul pontile, rovinati dal sole e dal sale, rientra nelle sue indiscutibili scelte politiche. Indiscutibili, dice lui, perché è stato votato dalla maggioranza degli italiani (balla pazzesca: non era nemmeno il primo partito ma quei geni del Movimento 5 Stelle sono riusciti a trasformarlo in un fenomeno come succede quasi sempre quando si acquista un discreto giocatore in una rosa di brocchi). Benissimo. Anzi, malissimo. Per noi non è vero. Ma facciamo che sia vero: Virginia Raggi è stata votata dalla maggioranza dei romani. Attenzione, badate bene, senza accocchi di liste e senza nemmeno un presidente del consiglio trovato in giro per strada. Votata. Stravotata se vogliamo ricordarci i risultati elettorali. Bene, dice Virginia Raggi di “avviare le procedure necessarie allo sgombero dell’immobile al fine di ripristinare le condizioni di legalità“ e lo scrive a chiare lettera al ministro Tria (che se ci pensate bene è il vero signor Malaussène di questo governo, sempre ingabolato in un filetto di guai procurati da altri). Bene, a leggere la lettera di Virginia Raggi si potrebbe tranquillamente dire che un politico con un ampio consenso, votato dalla maggior parte dei cittadini, ritenga urgente ripristinare la legalità sfrattando CasaPound. Risultato? Picche. E tanti saluti. Quindi come funziona esattamente? Vale solo per Salvini? E, esattamente, cosa sta facendo il Movimento 5 Stelle per dare forza alla propria sindaca. Niente. Non pervenuti.

Fateci capire: Salvini decide per conto suo e invece la Raggi deve sottostare a decisioni burocratiche? Ma davvero? Ma vi sembra normale?

2. Dice Tria (o meglio, scrivono gli scrivani di Tria) che ci sono altri 16 sgomberi prima dell’eventuale sgombero di CasaPound per motivi igienico sanitari? E quindi? Spiegateci bene? Come funziona? Perché qualcuno ha deciso che la nave Diciotti fosse l’unico problema (per un’intera settimana, addirittura, ma ve la ricordate che farsa?) E invece la Raggi non può decidere che lo sgombero di CasaPound (attenzione, come segnale politico) non debba essere prioritario. Fateci capire: Salvini decide per conto suo e invece la Raggi deve sottostare a decisioni burocratiche? Ma davvero? Ma vi sembra normale? E davvero se voi mantenete nome un locale allora sarete premiati con uno sgombero in differita?

3. Le differenze delle fazioni: immaginate, che ne so, il sindaco Sala, che dice che lo sgombero del Leonavallo viene differito per le interessanti attività che contiene e perché è molto partecipato anche da parlamentari e politici. Immaginate cosa succederebbe là fuori? Se davvero vogliamo metterla sul valore artistico e storico (mi verrebbe da scrivere umanitario ma di questi tempi solo pronunciare la parola brucia la tastiera) allora cosa ci sarebbe da dire su centinaia di esperienze in giro per il Paese. Per dirne una: avete idea di cosa ci sia dietro Baobab a Roma o alla Casa delle Donne?

4. La Casa delle Donne, appunto. Stiamo parlando di una città che è tutta protesa a fare sloggiare la Casa Internazionale delle donne: ci sono problemi strutturali, ci sono problemi igienico-sanitari? Il bello con questi è che non ci metti proprio niente a smascherarli nella loro goffa posizione di ballisti.

5. E allora, a questo punto perché non mettere al voto sulla piattaforma Rousseau? Ovviamente mettendoci tutto il sale e il pepe che ci volete. Vi suggerisco la domanda? Volete che un altro partito (in fondo vostro “concorrente”) possa fare politica gratis in uno stabile pagato da noi cittadini?

Dai, buon voto, clic.

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