Ciaone lo dice lei
22 Febbraio Feb 2019 0600 22 febbraio 2019

Doveva essere un disastro, è stata la settimana perfetta del Movimento Cinque Stelle

Prima la salvezza di Salvini arrivata poche ore dopo gli arresti domiciliari dei genitori di Renzi, poi l’accordo No Tav con la Lega, infine il fedelissimo Tridico all’Inps: nella settimana della tempesta perfetta, il Movimento ha inanellato solo vittorie. Miracoli della politica

Dimaio 99 Linkiesta
Piero CRUCIATTI / PIERO CRUCIATTI / AFP / AFP

È stata la settimana più fortunata per il Movimento Cinque Stelle. Nessuno l’avrebbe immaginato. Nemmeno i vertici riuniti all’hotel Forum, a pochi passi dal Colosseo, avrebbero potuto osare tanto. Nemmeno l’ottimista Giggino Di Maio che è solito non trattenersi davanti a telecamere e taccuini con affermazioni del tipo: «Non ci sarà nessuna manovra correttiva. Il governo durerà cinque anni».

È vero per qualche ora gli saranno tremati i polsi al ragazzo di Pomigliano d’Arco. Per qualche ora avrà forse pensato che stesse per crollare tutto il sistema costruito pezzo dopo pezzo negli ultimi mesi. Invece, oplà. La politica è così. Regala l’ebbrezza quanto meno te lo aspetti. Giorni e giorni a rimuginare sul da farsi sul caso Diciotti. Giorni e giorni ad architettare la strategia migliore per ridurre al minimo il danno. Per dirla con Spike Lee, fa’ la cosa giusta. Ma a volta fare la cosa giusta non basta. Ci vuole un pizzico di fortuna per indirizzare gli eventi. Ed eccola la fortuna. In un attimo salva il «compagno» di banco a palazzo Chigi, tal Matteo Salvini, e si ritrova più forte di prima.

È favorevole la congiuntura politica per i cinquestelle. Gli avversari di sempre, su tutti il Partito Democratico, sono ancora scossi dagli arresti domiciliari comminati ai genitori di Matteo Renzi. E non appena escono dal cotè giudiziario litigano per uno strapuntino in assemblea nazionale. Leggi alla voce Matteo Richetti. Berlusconi non esce dal disco rotto che fa girare da un ventennio e torna addirittura a evocare la separazione delle carriere. In questo contesto i cinquestelle si possono permettere il tiki taka, come il Barca di Leo Messi. Anche nei confronti di Matteo Salvini.

È favorevole la congiuntura politica per i cinquestelle. Gli avversari di sempre, su tutti il Partito Democratico, sono ancora scossi dagli arresti domiciliari comminati ai genitori di Matteo Renzi. E non appena escono dal cotè giudiziario litigano per uno strapuntino in assemblea nazionale. Leggi alla voce Matteo Richetti.

Ma non finisce qui: piazzano il fedelissimo Pasquale Tridico, l’ideatore del reddito di cittadinanza, a capo dell’Inps strappando così una poltrona di peso ai compagni del Carroccio. Eppoi, come giurano da settimane, non cedono sull’alta velocità Torino-Lione. E se i leghisti ne chiedono la realizzazione i cinquestelle ne impongono una rivisitazione dell’opera. Così i due partiti di maggioranza scrivono una mozione ambigua, generica con una formula che ha il sapore democristiano ma segna la vittoria dei cinquestelle: «Il governo si impegna a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Non è dato sapere come andrà a finire. Di certo c’è che il movimento porta a casa un altro risultato vero. No al Tav almeno per qualche mese. Non è un caso infatti che ieri in Transatlantico l’ala ambientalista del movimento tirasse un sospiro di sollievo: «Avete visto? Alla fine il Tav non si farà…».

Ma non finisce qui. Perché sempre ieri la cosiddetta minoranza ha iniziato a perdere pezzi. Il senatore Matteo Mantero, ad esempio, uno che da sempre infuriato per la deriva “destra” dell’esecutivo gialloverde, ha fatto sapere che in Aula voterà contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. E lo stesso farà il “sinistro” Alberto Airola: «Ero favorevole all’autorizzazione al processo. Ma in aula voterò per il no al processo. Per me la votazione degli iscritti è sacra». La minoranza insomma si riduce alla Nugnes ed Elena Fattori in Senato. Entrambe rilasciano interviste al vetriolo contro i vertici del movimento. Sparano a zero su tutto, e votano in maniera contrario al gruppo. Ma non sanno più come incidere per far cambiare rotta al movimento. D’altronde, spiega un vecchio arnese democristiano, «un conto è fare la minoranza di un partitone come il Movimento, un conto è costituire una componente all’interno del Misto». Tradotto, senza il movimento sparirebbero. Ciò, secondo alcune indiscrezioni raccolte, sarebbe stato compreso anche da quel drappello di deputati pentastellati che pascolano in Transatlantico senza una meta e che sussurrano frasi del genere: «Questo governo non ci piace, ma non sappiamo cosa fare, a chi bussare. E allora forse è il caso di restare qui, in silenzio». Ecco perché è la settimana più fortunata del movimento e del suo capo Giggino.

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