23 Febbraio Feb 2019 0730 23 febbraio 2019

Grazie Europa! Senza Juncker e Moscovici a quest’ora eravamo già saltati per aria

Cosa sarebbe successo se la Commissione Europea avesse accettato in toto la manovra del cambiamento nella sua versione originaria? Che avremmo affrontato la recessione (inevitabile) coi conti pubblici completamente fuori controllo. Almeno un grazie glielo vogliamo dire, ai due eurocrati cattivi?

Juncker 99 Linkiesta
FREDERICK FLORIN / AFP

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo un presente alternativo. Immaginiamo che Juncker e Moscovici, per paura o per azzardo, avessero deciso di accettare a scatola chiusa la cosiddetta manovra del cambiamento nella sua versione originaria. Che avessero valutato accettabile, in fondo, un rapporto deficit/Pil al 2,4%. Che si fossero lasciati blandire dai proclami gialloverdi, secondo cui il reddito di cittadinanza e quota 100 avrebbero avuto un impatto più che positivo sulla crescita economica italiana, dall’1,6% di Tria al 2% di Savona. Che avessero avuto paura dei populisti in vista delle europee, decidendo di dar loro quel che chiedevano. O, più perfidi, che avessero deciso che l’Italia potesse tranquillamente andarsi a schiantare, se quello era il suo desiderio.

Ora riapriamo gli occhi, e immaginiamo cosa saremmo ora, se quella manovra fosse stata accettata in toto. Ci ritroveremmo comunque di fronte allo spettro di una recessione che Quota 100 e Reddito di Cittadinanza - misure di redistribuzione, non di incentivo allo sviluppo - non sarebbero comunque in grado di mitigare. Con un crollo della produzione industriale e della fiducia nel futuro del tutto analogo a quello attuale. Ma con un deficit ben al di sopra del 2,4% previsto, forse addirittura superiore al 3%.

Questo sarebbe successo, se Juncker e Moscovici avessero lasciato Di Maio a esultare sul balcone di Palazzo Chigi, o avessero dato ragione a Salvini, quando diceva che le loro letterine avevano lo stesso valore di quelle di babbo Natale. Che il nostro Paese si sarebbe ritrovato col culo per terra, al limite della capacità di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, e che la Zecca di Stato avrebbe già ricevuto ordini precisi per la stampa nottetempo delle care vecchie lire.

In una condizione del genere, probabilmente, Fitch non avrebbe mai definito stabile l’outlook italiano, come ha fatto ieri. E lo spread sarebbe già a livelli 2011, rendendo il nostro debito - di fatto - difficilmente rifinanziabile, soprattutto con la fine del Quantitative Easing alle porte. Con ogni probabilità, staremmo già parlando di manovra bis. E, un paio di curve dopo, di una legge di bilancio 2020 lacrime e sangue, con 23 miliardi (forse più) di clausole di salvaguardia da rifinanziare. E conti pubblici completamente sballati da rimettere in sesto.

Questo sarebbe successo, se Juncker e Moscovici - i due cattivoni nemici del popolo - avessero lasciato Di Maio a esultare sul balcone di Palazzo Chigi, o avessero dato ragione a Salvini, quando diceva che le loro letterine avevano lo stesso valore di quelle di babbo Natale. Che il nostro Paese - perdonate la trivialità - si sarebbe ritrovato col culo per terra, al limite della capacità di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, e che la Zecca di Stato avrebbe già ricevuto ordini precisi per la stampa nottetempo delle care vecchie lire. E non per colpa dell’Europa cattiva, ma per condanna senza appello di quella matematica da cui i mercati e gli analisti finanziari, bontà loro, non si possono affrancare. I nostri governanti non l’avevano capito - oppure l’avevano capito benissimo, e volevano giocare a sfasciare tutto sulla pelle dei nostri risparmi. Juncker e Moscovici sì, e bontà loro hanno tenuto duro. Se non falliremo, e se usciremo vivi da questo 2019 “bellissimo”, sarà soprattutto merito loro, e dell’Europa brutta, cattiva, grigia e burocratica. Almeno, sappiatelo.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook