Sempre peggio
25 Febbraio Feb 2019 0600 25 febbraio 2019

Legittima difesa, ecco perché l’abbraccio di Salvini all’imprenditore di Piacenza è uno schiaffo alla decenza

Il ministro dell'Interno visita in carcere l'imprenditore di Piacenza che sparò a un ladro, invoca la legittima difesa e chiede la grazia. Ma Angelo Peveri è stato condannato per aver immobilizzato il malvivente e per avergli sparato a un metro di distanza perforandogli un polmone

Matteo Salvini_Linkiesta

Combinerà una cazzata al giorno. Tutti i giorni. Ogni giorno sarà una spruzzata di propaganda. E noi ogni giorno risponderemo. Colpo su colpo. Giorno su giorno. Perché abituarsi significherà alla fine legittimarlo. E allora parliamo della visita del ministro dell’interno presso il carcere di Piacenza in cui tutto contrito e commosso il leader della Lega (in cerca di qualche avanzo da riciclare per tenere caldo il tema della legittima difesa ) è andato a rendere omaggio all’imprenditore di Piacenza Angelo Peveri. Già di per sé è roba forte che un ministro dell’interno renda omaggio a un carcerato (rientrerebbe al massimo nella categoria dei politici portatori di pietismo, schiara di cui Salvini di sicuro non ha grandi qualità) ma ciò che sconcerta è che in cerca del suo solito spot del giorno Matteo Salvini abbia scelto come legittimo difensore un uomo, lo dice una sentenza passata in giudicato, che blocca un ladro nel proprio capannone dopo averlo messo in fuga sparando colpi in aria (e sì, fin qui c’è la legittima difesa che scalda i cuori dei nostri destrorsi) ma non viene condannato per quello, no. Peveri ne cattura uno, lo immobilizza, lo costringe ad inginocchiarsi, gli sbatte la testa contro dei sassi e poi spara da circa un metro di distanza e gli perfora un polmone.

Viene giudicato. E viene, ovviamente, condannato. Semplicemente perché la legge del taglione è pratica inusitata nei Paesi civili da qualche secolo, nonostante le astruse convinzioni di un ministro in campagna elettorale che vive di iperboli che farebbero impallidire persino il Renzi delle stagioni migliori. La legittima difesa c’entra come i cavoli a merenda, o come Salvini al governo, fate un po’ voi. Anzi, badate bene: i ladri sono stati condannati. Incredibile vero?

Nel tempo della superficialità conta solo quello stimolo pungente che esce dal basso ventre e nient’altro. Nessuna analisi, nessuno studio, niente di niente, la superficialità consapevole di uno spot di detersivi: così un assassino diventa un eroe.

Che il promotore della legittima difesa sbagli bersaglio del resto è la rappresentazione plastica dei rischi di rivedere una legge che esiste già (e che stabilisce la proporzionalità della difesa e che fortunatamente condanna persone come Peveri) e che serve semplicemente per aumentare la sicurezza percepita che ha lo stesso valore di analisi dei ristoranti pieni che visitava Berlusconi per giudicare l’economia nazionale. Ma c’è di più: Salvini dimostra non solo di essere un inetto a scrivere le leggi (ha emesso un Decreto Sicurezza che ha avuto come primi effetti quello di sparpagliare qualche negro in giro per le città e far indagare i pastori sardi giustamente incazzati per la vicenda del latte, gli stessi che chiedono aiuto poi a Salvini, mio dio che drammaturgia da cinepanettone) ma dimostra anche di non essere in grado di rispettarle (dal caso Diciotti che non avremo modo di approfondire) e nemmeno di saperle leggere. Andare a Piacenza per per parlare di legittima difesa vale più o meno come visitare Zio Paperone per fare pubblicità delle torte di Nonna Papera.

Eppure, questa cosa fa esplodere il cervello, tutto questo funziona: nel tempo della superficialità conta solo quello stimolo pungente che esce dal basso ventre e nient’altro. Nessuna analisi, nessuno studio, niente di niente, la superficialità consapevole di uno spot di detersivi: così un assassino diventa un eroe. Ma attenzione, diventare vittime là dove saltano le regole è molto più facile di quello che si crede.

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