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25 Febbraio Feb 2019 0600 25 febbraio 2019

Misteri disneyani: ma perché il genio della lampada è blu?

Non c’è nessun motivo storico, né tradizionale. Ma la scelta fatta ai tempi del cartone animato verrà confermata anche con la nuova produzione, stavolta in carne e ossa. E molto colore blu

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frame da Youtube

Prima lo hanno fatto con un cartone animato. Adesso lo ripropongono con un film in carne e ossa. Il colore, però resta sempre lo stesso: blu. Ma perché il genio della lampada di Aladdin, grande successo disneyano del 1992, ora riproposto in un remake e interpretato da Will Smith, è blu?

La risposta è – la riporta questo articolo dello Smithsonian – piuttosto semplice. Come spiega Eric Goldberg, che all’epoca era supervising animator per il personaggio del genio, il blu è il “colore dei buoni”. Mentre il rosso e i toni scuri “spettano ai cattivi”.

È una regola generale e quasi sempre applicata, dai tempi della strega cattiva di Biancaneve (vestita di scuro). Del resto, quando il malvagio gran visir Jafar (che è sempre vestito di scuro) diventa un genio, la sua malvagità è resa evidente anche dal suo colore: rosso.

In più, aggiungono, il blu è stato scelto per richiamare una tradizione culturale antica, che “si trova in certi blu delle miniature persiane, o delle mattonelle delle moschee”. Il loro contrasto con il deserto imbiancato dal sole è evidente “e richiama l’acqua, il cielo – e volendo la vita, la libertà e la speranza in un ambiente così ostile”.

Ma nonostante la linea di continuità tra produzioni Disney (il film animato prima, quello in carne e ossa dopo), la rappresentazione del genio della lampada, noto fin dal XVIII secolo in occidente attraverso le traduzioni delle Mille e una notte, è variata a seconda dell’immaginario dell’epoca. Si comincia con le prime illustrazioni delle favole orientali tradotte dal parigino Antoine Galland, dove il genio era un gigante vestito pochissimo: all’epoca il mondo orientale era un luogo astratto in cui, in realtà, si riflettevano le realtà localissime della corte francese.

Con la conquista coloniale della regione il genio cambia: da “da semidivinità dotata di volontà autonoma e potenziale pericoloso”, come spiega l’antropologo Mark Allen Petereson, “diventa un il personaggio schiavizzato che realizza desideri ormai noto a tutti”. Il passaggio, brusco, è anche la conseguenza della sottomissione dell’Oriente all’Occidente.

Il colore blu, in tutto questo, è una novità. La Disney degli anni ’90 sposò il racconto tradizionale, con il genio, la lampada e i tre desideri. E gli aspetti più inquietanti della tradizione vengono recuperati nella figura di Jafar, che si trasforma nel genio malvagio. Ma che, appunto, viene reso innocuo e sottomesso dalla rispettiva lampada.

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