pedagogia
26 Febbraio Feb 2019 0600 26 febbraio 2019

Le aree gioco per bambini sono noiose: li rendono stupidi e li mettono in pericolo

La verità è che si tratta di zone rilassanti solo per i genitori: i bambini hanno bisogno di opportunità per soddisfare la loro curiosità, mettere alla prova la creatività, lo spirito di avventura e di responsabilità

Lochousice, Playground
da Wikimedia

Uno scivolo, una scala, un ponticello e un punto di veduta: un’area giochi è un format ormai uguale in tutto il mondo, in cui i bambini possono scivolare, salire una scala, divertirsi e ridere. In tutta sicurezza. Ecco: il problema è proprio questo, la sicurezza. E non perché è troppo poca, bensì perché è troppa.

Certo, i genitori di tutto il mondo dissentiranno su questo. Più sicuri sono i loro figli e meglio è. Ma non è proprio così. Anzi.

Un esempio ne sono i cosiddetti “adventure playground”, aree giochi un po’ meno sofisticate in cui in cui al posto dei materassi ci sono le gomme delle automobili, dove si incontrano ripiani di legno (e non scivoli di plastica), in cui sbucano i chiodi e bisogna fare dei lavori, sarebbero molto più indicati – e perfino più sicuri – per i bambini. Tanto è vero che negli Usa (e dove se no?) stanno diventando/tornando di moda.

Il dibattito, in realtà, è più serio di quanto non si pensi. “Utilizzano strumenti pericolosi, si muovono in un ambiente pericoloso. E questo ha un effetto grandissimo per la fiducia in se stessi”. I “junk playgrounds”, nati in Danimarca durante l’occupazione nazista (quando la scarsità di mezzi e risorse spinse i genitori a dare ai bambini rottami e strumenti per giocare) sono una vera e propria rivoluzione.

I bambini, in un ambiente di “rischio controllato” (che è diverso dal pericolo) in cui la possibilità di farsi male è reale, si sentono più responsabili. Trattarli in modo serio è costruttivo: si comporteranno in modo più prudente e attento. Usare un martello con un chiodo non solo insegna la tecnica, ma anche le conseguenze associate (farsi male, fatica, ecc).

Al contrario, nelle aree “prive di rischio”, il problema è che propenderanno per comportamenti eccessivi, in cerca di quelle emozioni che i luoghi troppo sicuri non riescono a garantire. E questo li metterà molto più in pericolo.

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