Abbasso gli odiatori
26 Febbraio Feb 2019 0600 26 febbraio 2019

La nuova frontiera della lotta all’hate speech è (anche) sui social

Dopo essersi mossa per arginare il fenomeno della disinformazione, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni affronta l’uso di linguaggi d’odio nei media e sui social network. Una nuova delibera e una partnership puntano non solo a monitorare il web, ma anche ad accrescere la consapevolezza

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Photo by Maxim Dužij on Unsplash

Quanto più il dibattito pubblico diventa polarizzato, tanto più è frequente vedere posizioni estreme su alcune questioni. Ci sono dei temi dove però il confronto acceso e aspro può sfociare in veri e propri atteggiamenti discriminatori o nell’uso frequente del linguaggio dell’odio. Lo sa bene l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha fissato uno schema di regolamento proprio con disposizioni in materia di rispetto della dignità umana, principio di non discriminazione e contrasto all’hate speech.

Ma andiamo con ordine. L’Agcom già in passato si è mossa per arginare il fenomeno della disinformazione sulle piattaforme digitali, ora sta affrontando un’altra spiacevole questione: l’uso di espressioni discriminatorie durante alcune trasmissioni televisive o di approfondimento informativo. Ha quindi deciso di prevedere un puntuale impianto di regole e sanzioni. Alla base di questa iniziativa vi sono diversi principi, che vanno dalla tutela della persona al rispetto della dignità umana, dalla libertà di espressione al pluralismo dei mezzi di informazione.

Lo schema di regolamento risale a luglio 2018 ed è destinato ai fornitori di servizi media audiovisivi e radiofonici di programmi di informazione e intrattenimento, ma anche ai fornitori di piattaforme per la condivisione di video. Queste categorie, pur nella libertà di informazione e di espressione, devono garantire il rispetto dei principi di non discriminazione e di contrasto al linguaggio dell’odio. L’Agcom elenca nel dettaglio criteri ed elementi che vengono presi in considerazione per individuare eventuali violazioni. Prevede inoltre che i destinatari del suo provvedimento possano promuovere campagne di sensibilizzazione o iniziative analoghe, per favorire inclusione e coesione sociale. Se dall’attività di monitoraggio o da eventuali segnalazioni, emergono condotte non conformi alle regole, sono previste sanzioni.

Come ricordato, l’avvio di un regolamento in materia di rispetto della dignità umana, principio di non discriminazione e contrasto all’hate speech e all’istigazione all’odio, risale al mese di luglio dello scorso anno. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha cercato di bilanciare due esigenze, da un lato quella di arginare e contrastare con decisione fenomeni di stigmatizzazione e linguaggio dell’odio, dall’altro quella di coinvolgere i fornitori di servizi media audiovisivi e radiofonici. Ha infatti deciso di adottare la delibera 25/19/CONS, con cui prevede una consultazione pubblica dei soggetti interessati. Questi ultimi possono inviare le proprie osservazioni entro trenta giorni dalla sua pubblicazione e possono chiedere di essere ascoltati nel corso di un’audizione per illustrare la propria posizione.

Non mancano, ad esempio, fatti di cronaca trattati in modo da indurre indirettamente a creare un nesso causale tra immigrazione o particolari condizioni sociali e criminalità. Al contrario, fornire informazioni complete, non contraddittorie e non parziali, in particolar modo in presenza di un’opinione pubblica polarizzata su questioni come la gestione dei flussi migratori, è fondamentale innanzitutto per non alimentare pregiudizi e atteggiamenti discriminatori

Nella relazione allegata alla delibera 25/19/CONS, l’Autorità evidenzia come la stigmatizzazione colpisca alcune categorie di persone sulla base di fattori etnici, socio-economici, religiosi e di orientamento sessuale. Già in passato era intervenuta su ogni singolo aspetto citato, dal contrasto alla discriminazione di genere fino a quella legata all’appartenenza etnica, ma con la delibera si fa un ulteriore passo avanti. Non mancano, ad esempio, fatti di cronaca trattati in modo da indurre indirettamente a creare un nesso causale tra immigrazione o particolari condizioni sociali e criminalità. Al contrario, fornire informazioni complete, non contraddittorie e non parziali, in particolar modo in presenza di un’opinione pubblica polarizzata su questioni come la gestione dei flussi migratori, è fondamentale innanzitutto per non alimentare pregiudizi e atteggiamenti discriminatori. Inoltre, evitare di descrivere un fenomeno in maniera stereotipata riduce la distanza tra percezione e realtà. E, come ricorda ancora l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nella rappresentazione dei fatti, rivestono un ruolo centrale non solo i media tradizionali ma anche i nuovi media.

È di pochi giorni fa una notizia che conferma la crescente attenzione proprio nei confronti di questi ultimi. L’Autorità ha siglato una convenzione con l'Istituto dei Sistemi Complessi allo scopo di monitorare ciò che avviene sui social media. L’ICS fa parte del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la collaborazione con Agcom prevede progetti di ricerca e gruppi di lavoro per passare letteralmente in rassegna i contenuti provenienti dalle fonti di informazione dei media europei per esaminare come vengono divulgati e qual è il comportamento degli utenti.

Dopo la lotta alla disinformazione, quindi anche per quanto riguarda il contrasto al linguaggio dell’odio e a forme di discriminazione, l’Agcom si mostra in prima linea, non solo con la consueta attività di monitoraggio e regolamentazione ma attraverso interventi volti ad accrescere la consapevolezza di questi fenomeni.

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