26 Febbraio Feb 2019 0628 26 febbraio 2019

Giovani, istruiti e disoccupati: ecco come l’Italia tratta le migliori menti che ha. E perché se la merita, la recessione

I dati del rapporto annuale Istat sul lavoro sono sconfortanti: in Italia le menti migliori sono sotto occupate o fanno lavori per cui sono troppo qualificate. E quando non ne possono più scappano. Gli incentivi all’occupazione? Solo una droga che non serve a nulla

Giovani Italia 2

Cosa pensereste, se l’Arabia Saudita regalasse il petrolio che estrae dal sottosuolo? Che sono impazziti, molto probabilmente. Ecco, noi italiani non abbiamo petrolio nel sottosuolo. Al contrario, siamo un Paese che da sempre trasforma e che nutre il suo benessere del capitale umano che è in grado di formare. Sono i cervelli, il nostro petrolio. Solo che non lo utilizziamo, o lo sprechiamo per scopi inutili, o lo regaliamo all’estero. Non lo racconta uno stormo di gufi d’assalto, sia chiaro. Sono parole e musica dell’Istat, Inps, Inail, Anpal e Ministero, vergate nero su bianco nel loro rapporto annuale sul mercato del lavoro. Un rapporto che è utile soprattutto a capire quanto siamo causa del nostro male e quanto siamo masochisti nell’inventarci alibi che sotterrino le nostre responsabilità, nella speranza che svanite le colpe, svanisca pure il male.

Tant’è: dice il rapporto che l’Italia per raggiungere i livelli occupazionali dell’Europa Occidentale dovrebbe avere circa 4 milioni di occupati in più. E che questo gap occupazionale - toh! - riguarda soprattutto i lavoratori qualificati, in particolare le lavoratrici qualificate. Vuol dire che ne fabbrichiamo troppi, di laureati? Al contrario: vuol dire che ne fabbrichiamo troppo pochi e che non diamo loro le posizioni apicali tali da saper riconoscere ulteriori talenti e metterli in condizione di esprimersi al meglio. Non a caso - secondo disastro - siamo un Paese in cui più di 5 milioni e mezzo di persone risultano essere occupati sovraistruiti. Persone, cioè, che hanno un titolo di studio molto superiore rispetto alle mansioni a loro richieste. Tanto per dare altri due numeri, è sovraistruito un laureato ogni tre. Una cifra in continua crescita, dice l’Istat: perché le competenze dei giovani continuano a crescere e la qualità del lavoro in Italia continua a rimanere al palo.

Siamo un Paese in cui più di 5 milioni e mezzo di persone risultano essere occupati sovraistruiti. Persone, cioè, che hanno un titolo di studio molto superiore rispetto alle mansioni a loro richieste. Tanto per dare altri due numeri, è sovraistruito un laureato ogni tre

Tutto questo non è privo di conseguenze: se sei disoccupato o sei occupato sovraistruito, e se continui a esserlo nonostante il tempo passi, la volontà di scappare altrove, dove ci sono mercati del lavoro normali, che valorizzano il talento, diventa fortissima. E infatti un dottore di ricerca ogni cinque, a quattro anni dal conseguimento del titolo, vive e lavora all’estero. Magari in un’università, che altrove assorbe il 13% dei dottori, mentre da noi solo il 4,3%, o in un centro di ricerca pubblico (7,4% contro 2,4%). A proposito di generazione di nuova conoscenza e di propensione all’innovazione.

Non bastasse - suicidio finale - dopo aver pagato per formare gli studenti, incapaci di dar loro una prospettiva, paghiamo le imprese affinché li assumano. L’abbiamo fatto con Renzi, nel poderoso piano di decontribuzione del 2015, lo facciamo ancora oggi con il reddito di cittadinanza, che promette alle imprese di trasferire loro l’assegno che sarebbe spettato al disoccupato, qualora decidessero di assumerlo. Tutte droghe che permettono ai ministri di dire che l’occupazione è aumentata, certo, fine a che gli incentivi non finiscono. E allora, ops, le imprese tornano a non assumere, le giovani menti a scappare all’estero, la produttività a stagnare, e l’economia a vivacchiare attorno alla crescita zero. Se ci pensate, e pensate che letteralmente, buttiamo via cervelli perché non sappiamo che farne, è roba da uscirci matti.

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