27 Febbraio Feb 2019 0643 27 febbraio 2019

Salvate il soldato Tria: perché il ministro della realtà rischia di essere il primo a pagare nella rissa Lega-Cinque Stelle

Tra pochi mesi il ministro dovrà presentare il Def per il prossimo anno: un rompicapo insolubile nel contesto di una maggioranza in cui ormai è rissa totale. Probabile sarà lui il capro espiatorio di una nuova pace Lega - Cinque Stelle. Nel nome della spesa e del debito pubblico

Tria Recessione Linkiesta

Ci eravamo quasi dimenticati di lui, in questi mesi passati a discutere di immunità, di autonomia regionale, di treni ad alta velocità, di tutte quelle cose con cui il governo gialloverde fa passare il tempo tra una manovra economica e l’altra. E invece rieccolo qua, il nostro Giuseppe Tria, ministro della realtà, l’uomo col compito (ingrato) di presentare il conto a Salvini e Di Maio, di piegare le orecchie al loro velleitarismo senza uno straccio di voto o di gruppo parlamentare a sostenerlo.

La scadenza oggi si chiama Def, il documento di programmazione economica finanziaria che dovrebbe essere presentato entro giugno e che dovrebbe dirci, più o meno, cosa dobbiamo aspettarci dalla legge di bilancio che invece sarà presentata a ottobre. Quanto deficit faremo, ad esempio, in funzione anche delle stime di crescita del Pil del prossimo anno. O in che modo disinnescheremo l’aumento dell’Iva da 23 miliardi previsto dalle clausole di salvaguardia sulla legge di bilancio di quest’anno, se mai lo farà.

Un compito non semplicissimo, visto che a fine maggio ci sono le elezioni europee e dà qui ad allora sarà tutta campagna elettorale. E che poi, finita la campagna, toccherà fare i conti con gli effetti che il voto avrà avuto sul governo. Se davvero, come sembra, la Lega sopravanzerà i Cinque Stelle di dieci punti percentuali, è probabile che il povero Tria dovrà gestirsi contemporaneamente lo strapotere leghista e la fisiologica reazione dei Cinque Stelle, desiderosi di incidere di più su un governo che li ha visti sinora subalterni all’egemonia di Salvini.

La coperta è corta, cortissima. Quota 100 non si può toccare, con la Lega al 30 e rotti percento. Il Reddito di Cittadinanza ancora meno, con Di Maio in ansia da recupero del consenso. Aumentare le tasse alle imprese e alle famiglie? Giammai, che la Lega non può perdere il Nord. Aumentare l’Iva? No, che ne risentono i consumi

La coperta è corta, cortissima. Quota 100 non si può toccare, con la Lega al 30 e rotti percento. Il Reddito di Cittadinanza ancora meno, con Di Maio in ansia da recupero del consenso. Aumentare le tasse alle imprese e alle famiglie? Giammai, che la Lega non può perdere il Nord. Aumentare l’Iva? No, che ne risentono i consumi. Sforbiciare le detrazioni fiscali sul gasolio e altre pratiche inquinanti? Occhio, che in Francia la protesta dei gilet gialli è partita proprio da un’accisa sui carburanti. Tagliare ancora gli investimenti? Provare a fare una revisione della spesa pubblica fatta bene? Auguri, ministro.

Di sicuro, i nostri eroi proveranno a spingere ancora un po’ sull’acceleratore del deficit. Se quest’anno è andato al 2%, perché non spingerlo al 2,9% dopo le elezioni europee, approfittando del caos? Prospettiva sensata, se non esistessero i mercati che immediatamente farebbero schizzare alle stelle il costo del nostro debito, se non ci fosse già il precedente dello scorso anno, con Tria che non perde occasione di dire che se si fosse seguita la sua linea prudente - negoziare con la Commissione Europea un deficit all’1,9% - ora non avremmo da pagare interessi ancora più alti sui titoli di stato emessi. Senza dimenticare che il professor Tria, quello che insegnava all’università prima di diventare ministro, avrebbe aumentato l’Iva più che volentieri.

Da cittadini italiani, confidiamo nell’abilità del ministro. Da osservatori, temiamo di ritrovarcelo in cattedra, con l'inizio del nuovo anno accademico. Che sarà lui, il mite Giovanni, a essere sacrificato sull’altare di una nuova, spendacciona, pax gialloverde. E che le dichiarazioni, a suo modo bellicose di questi ultimi giorni siano il segnale che lo sappia benissimo. Mattarella permettendo, ovviamente.

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