28 Febbraio Feb 2019 0727 28 febbraio 2019

Benvenuto protezionismo: il nuovo asse Merkel-Macron è la vera rivoluzione sovranista europea

Dopo il trattato di Aquisgrana, un manifesto per creare colossi economici europei in grado di contrastare cinesi e americani, in aperto conflitto con l’antitrust europeo e la Vestager. L’asse Berlino-Parigi è il vero cambiamento, ed è sempre più in opposizione a Bruxelles. L’Italia? Non pervenuta

Merkel Macron
Ludovic MARIN / AFP

A tutti quelli che stanno aspettando le elezioni europee del 28 maggio, auspicando (o temendo) un cambiamento in Europa: sveglia, perché l’Europa sta cambiando adesso, sotto al nostro naso, (non a caso) prima del voto europeo. E i protagonisti di questo cambiamento, piaccia o meno, sono sempre loro due: Angela Merkel ed Emmanuel Macron, il nuovo asse franco-tedesco, che stanno procedendo spediti nel definire le nuove regole del continente, attraverso una serie di nuovi accordi bilaterali tra le due superpotenze del Vecchio Continente.

Il solco era stato tracciato lo scorso 22 gennaio, con la firma del trattato di Aquisgrana, vera e propria architrave del progetto di Europa 2.0, con l’istituzione di un Consiglio dei ministri franco-tedesco, di un consiglio franco-tedesco di difesa e sicurezza, di un consiglio franco-tedesco di esperti economici. Si è continuato ieri, con la firma di un manifesto economico comune, che delinea una strategia industriale europea in netta opposizione rispetto a quella portata avanti in questi ultimi anni da Bruxelles.

In sintesi, l’epoca in cui l’Europa impediva la nascita di colossi continentali, che minassero la libera concorrenza nel mercato comune, salvo poi permettere l’ingresso ai colossi extracomunitari, è finita per sempre. Francia e Germania,che solo poche settimane fa si sono viste bocciare dal commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager la grande fusione tra Siemens e Alstom, hanno deciso che così l’Europa soccombe. Che l’antitrust europeo è il miglior alleato di Usa e Cina. E che da domani si cambia musica.

Il grande assente, in tutto questo grande gioco? L’Italia, seconda manifattura del continente, che nessuno si è premurato di invitare a firmare trattati e manifesti. Nulla di nuovo sotto il sole, intendiamoci. Ma se c’è una grande, grandissima assente in questi primi mesi di governo gialloverde, è la politica industriale

È una vittoria dell’Eliseo e della Francia, da sempre sostenitore di politiche maggiormente protezioniste, dicono gli osservatori. Vero, ma è soprattutto un cambio radicale di visione per la Bundeskanzleramt di Angela Merkel, che contestualmente alla firma del manifesto economico con la Francia, ha presentato il Piano Altmaier - dal nome del ministro dell’industria tedesco - un piano industriale protezionista e statalista che secondo l’economista Peter Fuest dell’Ifo «è simile a un’economia pianificata centralmente e prefigura uno sconvolgimento radicale nella politica economica tedesca». Al centro, ma è un tema che da solo meriterebbe cento editoriali, la difesa dell’industria dell’automobile europea, colonna portante della nostra economia, mai minacciata come ora da una rivoluzione sino-americana che segnerebbe il declino definitivo del Vecchio Continente nello scacchiere geo-economico globale.

Presto o tardi che sia, insomma, Berlino e Parigi stanno svegliando l’Europa e stanno dichiarando guerra - o rispondendo all’attacco, dipende dai punti di vista - di Washington e Pechino. Qualcuno comincia a dire sottovoce, pure, che questa strategia avrà un forte impatto sulla prossima Commissione Europea, sia essa guidata da Manfred Weber o - come in molti cominciano a dire con sempre maggior insistenza - dalla stessa Merkel, che potrebbe dimettersi da Cancelliera in anticipo per guidare in prima persona, col beneplacito francese, la grande transizione europea.

Il grande assente, in tutto questo grande gioco? L’Italia, seconda manifattura del continente, che nessuno si è premurato di invitare a firmare trattati e manifesti. Nulla di nuovo sotto il sole, intendiamoci. Ma se c’è una grande, grandissima assente in questi primi mesi di governo gialloverde, è la politica industriale. Ed è un’assenza che noi - economia di piccole imprese in un Europa sempre più a misura dei giganti - rischiamo di pagare molto, molto cara.

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