living nordic
28 Febbraio Feb 2019 0600 28 febbraio 2019

La “hygge”? Non serve a niente. Per imparare a superare le difficoltà della vita serve un’altra parola: “pyt”

Il mondo nordico, in questo caso danese, ha sempre molto da insegnare. Stavolta offre una lezione su come affrontare tutti i momenti di stress: un’alzata di spalle, spesso, è la risposta migliore

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da Pxhere

Hanno provato a venderla in tutte le salse: prima era “l’arte danese di godersi la vita”, poi “il metodo danese dei piaceri quotidiani”, e addirittura “il segreto danese per la felicità”. Tutto questo per contrabbandare il concetto di hygge, cioè una situazione di rilassatezza fatta di pigiamoni, letture / film nel letto o sul divano, tè caldo e focherello (chi ce l’ha e può accenderlo senza infrangere divieti ambientali).

Ebbene, quello che non hanno detto, invece, è che ci sono situazioni in qui la hygge non funziona. Anzi, non basta più: sono quei momenti, più o meno drammatici della vita, in cui rilassarsi è difficile e, occorre, piuttosto, accettare il male che viene con uno spirito di dignitosa rassegnazione. In questo caso i danesi non parlano di “hygge” (che senso avrebbe?) ma di “pyt”.

È una parola più o meno intraducibile, a metà tra l’italiano “stai tranquillo” e l’inglese “never mind”, si avvicina al “lascia perdere”, ma con meno dolore, meno risentimento. “Pyt”, oltre a essere una delle poche parole del danese con un suono pronunciabile anche da un essere umano, è molto diffusa e viene utilizzata anche per confortare gli altri quando si trovano in situazioni spiacevoli. È tanto bella e tanto amata che nel 2018 ha perfino vinto il titolo di “Parola preferita dai danesi”, in una gara organizzata dall’Associazione danese dei librai in cui – tanto per dire – “hygge” non è nemmeno arrivata alla fase finale.

“È un riflesso del fatto che viviamo vite sempre più stressanti e complicate”, ha commentato Steen Bording Andersen, presidente dell’Associazione. I danesi, insomma, “vogliono vivere tranquilli”, senza preoccuparsi troppo “di quello che succede”.

Forse, all’origine di tutto – ma siamo già nel campo delle idee astratte – ci sarebbe l’imprevedibile clima del Paese, sempre pronto a passare dal bel tempo al brutto nel giro di pochi minuti. Sbagliato fare previsioni, sbagliato anche prendersela: le cose vanno così, e.. pyt.

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