Effetti collaterali
28 Febbraio Feb 2019 0600 28 febbraio 2019

Reddito di cittadinanza, così lo Stato pagherà gli alimenti all’ex moglie

Puglisi (Family Legal): “Se la ex moglie ha i requisiti per accedere al reddito fornito dallo Stato, circa 400mila uomini italiani potrebbero vedersi sollevati dall’onere di versare il mantenimento mensile”

Reddito Linkiesta
(CreditANDREAS SOLARO / AFP)

Nelle cause di divorzio ora potrebbe entrare il terzo incomodo, il reddito di cittadinanza. Tra gli “effetti collaterali” della misura bandiera del vicepremier Luigi Di Maio, potrebbe esserci anche quello di evitare a circa 400mila ex mariti italiani di versare il mantenimento mensile se l’ex moglie dovesse risultare beneficiaria del reddito. Con il sostegno statale, l‘assegno obbligatorio per l’ex potrebbe essere negato, o almeno ridimensionato. E alla fine, a conti fatti, sarà lo Stato a pagare gli alimenti.

A spiegare il potenziale equivoco è l’avvocato Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore dell’Associazione Family Legal. «Qualora il reddito del nucleo familiare della donna separata o divorziata sia inferiore a 9.360 euro (per percepire il reddito bisogna avere un Isee inferiore a 9.360 euro, ndr), e in presenza di tutti gli altri requisiti», dice Puglisi, «l’ex moglie potrebbe potenzialmente avere accesso al reddito di cittadinanza, sollevando di fatto l’ex coniuge quantomeno dall’onere di fornire un assegno di sussistenza. Parliamo, a conti fatti, di circa 400.000 mariti che potrebbero mettere in discussione il proprio onere di mantenimento, facendo leva sul nuovo sussidio fornito dallo Stato».

Parliamo, a conti fatti, di circa 400.000 mariti che potrebbero mettere in discussione il proprio onere di mantenimento, facendo leva sul nuovo sussidio fornito dallo Stato

Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore dell’Associazione Family Legal

E a subire di più le conseguenze, sarebbero le ex mogli in condizioni di indigenza. Secondo i dati Istat, le donne povere in Italia sono oltre 2 milioni. Nel nostro Paese, il tasso di disoccupazione femminile supera quello maschile (10,6% per gli uomini, contro il 12,4% per le donne), ma è soprattutto tra gli inattivi che si registra una grande presenza femminile. Le donne che non partecipano al mercato del lavoro – e che ora quindi potrebbero essere attivate attraverso i famosi navigator – sono il 44,6%, ossia circa 8,6 milioni. E delle oltre 990mila donne italiane separate o divorziate, il 40% circa è senza lavoro e con un Isee inferiore a 9.360 euro. Oltre 400mila ex mogli circa rientrerebbero quindi nei requisiti richiesti per ottenere il reddito di cittadinanza, facendo tirare forse un sospiro di sollievo ad altrettanti ex mariti.

La sentenza della Cassazione dello scorso luglio, d’altronde, ha stabilito senza lasciare dubbi che l’assegno di divorzio mensile sia dovuto al coniuge «quando quest‘ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive», spiega l’avvocato. «Più che lecito, quindi, chiedersi se in presenza di un reddito di cittadinanza, i tribunali ridimensioneranno gli assegni alle ex mogli, quantomeno con riferimento alla componente di natura assistenziale».

Più che lecito chiedersi se in presenza di un reddito di cittadinanza, i tribunali ridimensioneranno gli assegni alle ex mogli

Lorenzo Puglisi, presidente e fondatore dell’Associazione Family Legal

La decisione quindi sarebbe nelle mani dei tribunali, lasciando per giunta spazio a numerosi ricorsi e contenziosi. Con un effetto a cascata. Ad oggi, le separazioni in cui vengono cumulati gli assegni al coniuge con quelli ai figli sono il 10,5% del totale, percentuale che raddoppia se si considerano le separazioni con figli minori. Con punte al Sud e nelle isole, dove le percentuali salgono rispettivamente al 29% e 23,5% delle separazioni con figli minori, mentre al Nord la soglia si ferma quasi al 18 per cento.

Il rischio, ora, è che il reddito di cittadinanza potrebbe finire per sostituirsi agli ex mariti nell’obbligo di versare gli assegni di mantenimento all’ex moglie, spiega l’avvocato Puglisi. La misura, dice, «va a minare la certezza di ottenere l’assegno di mantenimento, posto che il presupposto per ottenere il mensile dall’ex coniuge è proprio la mancanza di risorse adeguate al proprio sostentamento. Nel caso di coppie che abbiano goduto di un tenore di vita particolarmente agiato, tuttavia, l’eventuale reddito di cittadinanza non escluderebbe in ogni caso il diritto al contributo mensile, che ha tra le sue funzioni ha quella di preservare i medesimi standard di vita goduti in costanza di matrimonio». Alla fine, a esser colpite, sarebbero le donne più povere. Proprio quelle che il reddito dovrebbe invece aiutare.

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