Dossier
Greenkiesta
1 Marzo Mar 2019 0600 01 marzo 2019

Non solo Area B. Ecco perché Milano è la capitale verde d’Italia

Marco Granelli, assessore all’ambiente del capoluogo lombardo è l'ideatore della più grande ztl d'Italia che dal 25 febbraio copre il 72% del comune. “La nostra è una strategia organica che comprende rifiuti, riscaldamento e mezzi pubblici. Ma è difficile convincere i cittadini a fare sacrifici”

Tram Milano verde_Linkiesta

Dal 25 febbraio Milano è diventata una gigantesca Ztl. Si chiama Area B ed è la zona a traffico limitato più estesa d’Italia. Dentro, dal lunedì al venerdì, non possono circolare le auto più inquinanti: Euro 0 benzina, Euro 0,1,2,3 diesel senza filtro anti particolato. E da ottobre non potranno passarci nemmeno i diesel Euro 4 senza filtro. Perciò se avete una macchina di quel tipo a Milano ci potete entrare solo con i mezzi. O a piedi. E non parliamo del centro città, già coperta dall’area C voluta dall’ex sindaco Giuliano Pisapia. Perché il nuovo cappello ecologico copre circa il 72% del territorio comunale e arriva fino alle periferie della città. Questa rivoluzione verde in una città operosa come Milano, “imbruttita” più per carattere che per estetica ha già ricevuto molte critiche. Ma il suo ideatore Marco Granelli, assessore alla mobilità e all’ambiente, tira dritto. E non è un caso che i mobilità e ambiente siano stati accorpati nello stesso assessorato. Milano non è mai stata il cuore verde d'Italia, per quello c'è l'Umbria, ma sta facendo di tutto per diventare la capitale della lotta all’inquinamento e per non avere più un cielo da 50 sfumature di grigio. «Purtroppo i dati ambientali non cambiano dall'oggi al domani. Se si è lavorato bene i risultati si vedono nel medio e lungo periodo. Ma è dura far capire ai cittadini che bisogna fare qualche sacrificio».

Ecco Granelli, a proposito di sacrifici. L'Area B è una riforma radicale per Milano, ma non tutti sono d'accordo.
Abbiamo voluto incidere significativamente sull’inquinamento dell’aria. Per condizioni climatiche Milano ha un’alta concentrazione di pm10 e gli ossidi di azoto. Dobbiamo diminuirli. In città il 44% del pm10 e il 70% degli ossidi di azoto sono prodotti dai veicoli. Dobbiamo cambiare il modo di muoversi: più trasporto pubblico più mobilità ciclabile e pedonale e nel mondo delle merci indurre un cambiamento dei veicoli. E i ⅔ del particolato è prodotto dai vecchi diesel.

Gli abitanti dei comuni limitrofi a Milano però protestano.
Ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire vivere in un quartiere "spugna" attraversato tutto il giorno dalle macchine ed è per questo che credo nella Zona B. Abito a Bruzzano, a 8 km dall'ufficio del Comune. Faccio un km a piedi e poi prendo la metro. Capisco le ragioni di chi abita fuori Milano e non può entrare con la macchina. Per questo abbiamo abbinato all'Area B la riforma del trasporto pubblico con tramvia e treni che escono dalla città e arrivano fino ai piccoli comuni limitrofi. Senza contare la riforma delle tariffe dei biglietti. Tutti si sono concentrati sull’aumento del prezzo del biglietto a 2 euro ma ci sono riduzioni degli abbonamenti tra il 10 e il 35% per chi non è di Milano.

Non mi dica che la riforma del trasporto pubblico si ferma all'abbonamento ridotto per chi è fuori Milano. E per chi vive dentro e non ha i veicoli adatti?
Dal 2018 l’Atm (società di trasporto pubblico di Milano, ndr) sta acquistando solo bus elettrici e ibridi. L’Amsa (società di gestione dei rifiuti di Milano) invece investe sul metano. Serve affiancare il lavoro del pubblico e del privato. Ci vuole la leva delle regole e la leva dei contributi per rendere possibile l’investimento sui nuovi mezzi. Per questo abbiamo investito 8 milioni sui nuovi veicoli pubblici. Purtroppo siamo in una posizione complicata: nel centro della pianura padana dove c’è un fenomeno dell’inversione termica, soprattutto nei mesi invernali. Ovvero non c’è vento e non c’è mobilità dell’aria a livello verticale. E senza il ricambio gli agenti inquinanti rimangono nell’atmosfera. Spesso l’atteggiamento di molti amministratori è quello di lamentarsi e sfruttare la particolarità del proprio stato per chiedere delle deroghe. Noi abbiamo ribaltato il paradigma raddoppiando gli sforzi perché c’è in gioco la nostra salute. E così facciamo bene al pianeta.

Addirittura.
Sì, perché con l’Area B non miglioriamo solo la nostra salute, ma diminuiamo anche le emissioni climalteranti, come la CO2, la causa principale del surriscaldamento globale. La partita decisiva si gioca nelle aree urbane. Ma si fa solo offrendo un’alternativa concreta e soprattutto comoda.

E voi l’avete fatto?
L’uso del trasporto pubblico nell’ultimo anno è cresciuto del 6,4%. Non sono vaghe stime, ma passeggeri che usano sempre più la metropolitana e i tram. Il trend è positivo dal 2014, aumenta in media del 3% ogni anno, e nel 2018 abbiamo avuto un piccolo boom. Ci sono più di mille scooter sharing, per non parlare del bike sharing. Il cittadino se ha le opportunità le usa. Bisogna solo dare alternative vere competitive con la comodità dell'automobile.

Nel maggio 2018 l'Italia è stata deferita alla Corte Europea per il mancato rispetto dei limiti di qualità dell'aria relativi al PM10, ed è ancora aperta la procedura di infrazione. Basterà l'area B?
L’area B è la risposta radicale che abbiamo preso guardando all’Area C introdotta dall’ex sindaco di Milano Pisapia. In quella zona che comprendeva tutto il centro storico dal 2012 al 2017 il traffico è diminuito del 30%. e gli incidenti del 28%. Meno veicoli, meno congestione, meno inquinamento. Anche i dati sul Pm10 sono migliorati: dal 2002 a oggi siamo passati da 150 giorni in media all’anno in cui si superavano i valori massimi consentiti a ottanta. Ma non basta, se dobbiamo arrivare a 35 non possiamo impiegare altri 15 anni. Dobbiamo fare in fretta ed essere decisi.

Parliamo di rifiuti.
Siamo la seconda metropoli migliore in Europa per la raccolta differenziata. Dal 2011 la quota si è alzata da ⅓ di differenziata al 60%. Il salto di qualità è stato incentivare il modello della raccolta porta a porta dell’umido. Questo vuol dire meno rifiuti nell’inceneritore e più umido per produrre biometano. Di solito non si riesce a farlo così bene nelle grandi città ma i milanesi ci hanno dato una mano.

Seconda migliore metropoli d’Europa per la raccolta differenziata ma la prima per roghi di rifiuti. Un po’ come svuotare una vasca col cucchiaio mentre uno accanto versa un secchio d’acqua.
Non proprio. In termini quantitativi non sono paragonabili. Certo nei giorni successivi ai roghi hanno creato parecchi problemi all’aria che respiriamo in città ma non più di tre o quattro giorni. Per fortuna le nostre politiche anti inquinamento hanno un impatto Certo dobbiamo impedire che continuino questi fenomeni.

Si parla poco di riscaldamento.
Non è facile. Abbiamo investito 30 milioni di euro per chiudere tutte le caldaie a gasolio entro il 2020 negli edifici pubblici e nelle case popolari sostituendo con metano o teleriscaldamento. Mancano trenta edifici. Dobbiamo migliorare lo stato di efficienza energetica degli edifici privati, perché il vero problema sono gli edifici a classe G.

Spieghiamolo ai non esperti.
A Milano metà del patrimonio edilizio ha la classe G. Cioè la categoria che disperde più energia. Risultato: produciamo molto calore in più di quello che usiamo e facciamo più emissioni. Se riuscissimo a far passare gli edifici a classi meno dispersive sarebbe un guadagno economico e ambientale. Per questo abbiamo pubblicato un bando da 22 milioni di euro di contributi ai privati per cambiare le caldaie e per fare contigentazione degli edifici. Finora sono 90 i condomini che hanno usufruito di questo finanziamento. Vogliamo che siano molti di più. Vuol dire dare alle famiglie, soprattutto quelle di periferia, la possibilita di risparmiare fino al 50% delle spese di riscaldamento.

Vi sentite la capitale ambientale d'Italia?
Non vogliamo fare i primi della classe. Però rispetto agli altri abbiamo adottato una strategia organica quando altre grandi città hanno invece discusso anno dopo anno se concentrarsi sull'emergenza rifiuti o sul problema riscaldamento. Noi abbiamo un approccio a 360 gradi che comprende anche un progetto di città verde: vogliamo arrivare a tre milioni di alberi piantati dal Comune.

E quanti ne avete piantati finora?
Dateci tempo. Abbiamo appena iniziato. Vogliamo piantare alberi sia nei giardini per rafforzare i nostri polmoni. Ma anche nelle isole di calore della città, ovvero tutte quelle piazze e strade dove c'è solo il cemento.

Da oggi, ogni venerdì fino alle elezioni europee la testata del nostro giornale diventerà verde per omaggiare lo sciopero contro il cambiamento climatico della sedicenne svedese Greta Thunberg. Che idea si è fatto di questa protesta?
Penso che Greta sia un bellissimo simbolo. Poi spetta ai governi e ale amministrazioni realizzare concretamente l'ideale del cambiamento climatico. Ma ben vengano altre come Greta se questo vuol dire creare tanto consenso attorno a queste politiche.

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