resistenza
2 Marzo Mar 2019 0600 02 marzo 2019

Consigli da dare ai bambini (ma non solo) per non farsi ingannare dalle pubblicità

Sono sempre più numerose e pervasive. I più piccoli ci cascano di più, faticano a distinguerle da notizie reali e vengono irretiti subito. La soluzione? Farsi tante domande

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da Pxhere

Televisione, computer, tablet: gli schermi nella vita di una persona sono aumentati, e così è aumentato anche il tasso di pubblicità cui una persona è sottoposta nel corso della sua esistenza. Questo vale per gli adulti ma, soprattutto, vale anche per i più giovani. Secondo una ricerca, i bambini dai due agli 11 anni vedrebbero, ogni anno, 25.600 spot commerciali. Un bombardamento incredibile.

La cosa più grave, prosegue la ricerca, è che a certe età risulta ancora difficile separare sempre la verità dalla finzione. In uno studio del 2016, addirittura, più dell’80% dei bambini intervistati diceva di credere che le pubblicità che incontravano in rete fossero vere notizie. E la stessa percentuale faticava a distinguere tra immagini vere e false.

Insomma, occorre attrezzarsi.

Una delle cose più importanti da fare è abituarsi a fare delle domande. Potrà sembrare strano, ma è la via iniziale per sviluppare un minimo di pensiero critico di fronte al diluvio di pubblicità e iniziative commerciali. La domanda più semplice è: chi ha creato il messaggio? Immaginare l’esistenza di un autore aiuta a distanziarsi dal messaggio commerciale. Subito dopo, occorre chiedersi se lo stesso messaggio appare credibile: è un modo per resistere alla forza di attrazione che la pubblicità esercita su di noi per trasportarci in un mondo narrativo parallelo. Fermi tutti, insomma, è credibile che un uomo pelato si nasconda nella lavatrice?

Più importante ancora, è chiedersi come uno spot ci faccia sentire. L’industria dell’advertising (e adesso anche quella della politica) si fonda sulle reazioni emotive degli spettatori. Indagare su questo aspetto, interiore e irrazionale, è senza dubbio un modo per diventare più consapevoli e arginare la manipolazione esterna delle sensazioni.

Infine, ma siamo quasi a un livello accademico, i giovani spettatori dovrebbero essere incoraggiati a fare un’analisi critica delle tecniche impiegate per realizzare una pubblicità. Perché riesce ad attirare la nostra attenzione? Dipende dai colori accesi? Dalle musiche? Dalle inquadrature? O dalla presenza di George Cloonety o Pippo Baudo? A quel punto, una volta acquisita consapevolezza di tutte queste cose, saranno pronti per guardare la pubblicità senza farsi ingannare. O per farsi assumere da un’agenzia.

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