Disastri mediatici
2 Marzo Mar 2019 0600 02 marzo 2019

L’Euro ha fatto male all’Italia? Ecco perché è una bufala colossale

Un metodo insensato, giornalisti compiacenti e pigri, un’opinione pubblica pronta a bersi qualunque fandonia che confermi le proprie opinioni: ecco come uno studio farlocco può diffondere in un Paese la certezza che il nemico sia là fuori e sia una moneta. Mentre invece la realtà è diversa

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Immagine con licenza Pixabay.com

L’ennesima bufala cattura da giorni la fantasia degli italiani: l’euro ci è costato quasi 5mila miliardi, poco meno di 80mila euro a testa! L’ha detto un “prestigioso centro studi tedesco” riconoscendo, al contempo, che la Germania ci ha invece guadagnato. Senza euro ora vivremmo alla grande grazie ai “soldi” che i tedeschi ci hanno portato via. Grazie all’interazione fra lobbisti al soldo, intenti a spacciare baggianate adulterate come se fosse ricerca di qualità, e la professionalità del giornalista medio italiano, il quale verifica sempre l’attendibilità di quanto il pusher rossobruno gli offre a buon mercato, questa ridicola fandonia è oramai parte della chiacchiera nazionale e sarà impossibile sradicarla.

Lo “studio” cerca quattro paesi non euro i cui PIL per capita – combinati in una insalata russa statistica che va sotto il nome di synthetic control e non si meritava questa infamia – si comportino come quello italiano tra il 1980 ed 1999. I paesi scelti sono, Australia (31%), Giappone (2%), Israele (4%) e Regno Unito (63%). I numeri fra parentesi sono le percentuali con cui l’insalata russa statistica, che chiameremo per brevità “Bufala”, viene composta. Negli anni indicati (a dire il vero: sino al 1992-93) sommando il 31% del PIL australiano al 2% del giapponese, eccetera, si ottiene più o meno quello italiano. Miracolo: la Bufala diventa l’Italia senza euro e viene servita per cena, in salsa rossobrunata, dai teleschermi degli italiani.

Qui si arriva al passaggio fondamentale: “siccome il PIL italiano si comportò come quello della Bufala nei 19 anni [13 per la verità] precedenti all’adozione dell’euro, allora esso si sarebbe comportato come quello della Bufala anche nei 18 anni seguenti se l’Italia non fosse entrata nell’euro”! Ma certamente signori miei, ma certamente! Guarda caso il PIL dell’Italia vera comincia a divergere già nel 1993 da quello della Bufala! Questo perché l’Italia sperimentava l’effetto della crisi del 1992, causata a sua volta dalle irresponsabili politiche dei 15 anni precedenti, mentre i paesi che compongono la Bufala non sperimentavano nulla di tutto questo! Essi non sperimentarono nemmeno le dissennate politiche economiche di Tremonti, Visco e successori, l’aumento continuo di spesa pubblica e tassazione, il continuo sperpero pensionistico, il degrado della pubblica amministrazione ...

Infatti, sperimentarono esattamente l’opposto come un breve sguardo alla storia recente di Australia e Regno Unito (il 94% della Bufala) conferma. Sperimentarono l’effetto della crescita di Londra come hub finanziario mondiale, della trasformazione di Israele in hub tecnologico, della esplosione della domanda cinese per le materie prime ed i prodotti agricoli australiani, del flusso d’immigrazione e di capitali verso l’Australia, della crescita tecnologica del Regno Unito grazie alla qualità delle sue università, eccetera. Il Giappone, che sperimentò invece l’inizio di due decenni di semi-stagnazione conta solo per il 2% della Bufala, guarda caso ... Ma forse hanno l’euro.

Siccome il PIL italiano si comportò come quello della Bufala nei 19 anni [13 per la verità] precedenti all’adozione dell’euro, allora esso si sarebbe comportato come quello della Bufala anche nei 18 anni seguenti se l’Italia non fosse entrata nell’euro”! Ma certamente signori miei, ma certamente!

La tecnica del synthetic control non si meritava questo trattamento (battuta per addetti ai lavori). Essa nasce in ambiente statistico per supplire ad un problema che si incontra spesso con alcuni esperimenti “puntuali”. Come si testano gli effetti di una medicina? Si formano due gruppi di persone “simili”, ovvero tali che nei due gruppi tutte le caratteristiche fisiologiche e comportamentali rilevanti per l’effetto finale siano ugualmente distribuite. Ad uno dei gruppi viene somministrata la medicina (trattamento) mentre all’altro no (controllo). Nel periodo di tempo in cui il trattamento avviene ci si assicura che lo stile di vita delle persone nei due gruppi sia ragionevolmente simile e, soprattutto, si eliminano coloro che vengono influenzati da avvenimenti importanti ed inattesi. Questi possono essere sia positivi (commercio con la Cina, riduzione spesa pubblica ed imposte, per esempio) che negativi (Berlusconi o D’Alema al governo, per esempio). Trascorso un certo periodo di tempo si misurano gli effetti della medicina comparando le persone nei due gruppi.

Quando il gruppo di controllo non è disponibile la tecnica statistica soccorre, in molto limitati contesti.
Un caso celebre è quello della stima dell’effetto sul consumo di sigarette di provvedimenti volti a ridurlo. Se questi vengono adottati in uno stato ma non in stati contigui, socio-demograficamente simili e nei quali l’andamento del consumo di sigarette negli anni precedenti aveva riprodotto perfettamente (via tecnica dell’insalata russa descritta sopra) quello dello stato trattato, allora si può provare a stimare l’impatto via synthetic control. È necessario che, durante il trattamento (1999-2017, per dire) nulla accada – negli stati del synthetic control e nello stato trattato – che possa influenzare per altri canali il consumo di sigarette. Insomma, niente Cina, niente Tremonti, niente City of London, niente Berlusconi, niente Camusso ed anche niente Bossi. Sarà allora ragionevole (con una dozzina di altri caveat tecnici) confrontare i due consumi di sigarette e decretare che si è stimato l’impatto della politica adottata sul consumo di sigarette.

Tutto questo ha qualcosa a che fare con la pagliacciata messa in scena dai dipendenti del “centro studi” CEU? No. Era difficile scoprirlo? No, bastava una telefonata a qualcuno che sapesse di cosa si tratta. Ma che lo sapesse per davvero, non come Bifarini, Rinaldi e Telese. Bastava chiamare. I Paesi si distruggono anche così e la responsabilità, giornalisti italiani, è tutta vostra. Invece di blaterare sul patriottismo, studiate e chiedete a chi sa, non ai buffoni con cui date spettacolo tutte le sere in TV.

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