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2 Marzo Mar 2019 0600 02 marzo 2019

Nice, la Apple dei telecomandi: ecco il made in Italy 5.0 tra design e tecnologia

Viaggio nella storica azienda di Oderzo, che ha reinventato il concetto di telecomando. Una storia di innovazione, di amore per il bello, e di continua ricerca di qualcosa di nuovo

Nice Headquarters Oderzo TV

C’è un po’ di Steve Jobs in ciascuno di noi. E c’è un po’ di Italia in Steve Jobs e nella sua parabola. Se non altro, la tenacia nell’appassionarsi a un’idea al punto tale di farne un progetto di vita, di essere affamati e folli, animati da quello spirito “animale” imprenditoriale che ti fa sopravvivere a tutto, e a tutti. Così come il fondatore della Apple sopravvisse all’estromissione dall’azienda da lui fondata, nel 1994, per poi seguire in autonomia il suo percorso di innovazione e di reinvenzione, fuori dalla mela, con Next Computer prima e con Pixar poi, così è accaduto, nel contesto della Home Automation, a Lauro Buoro, fondatore e Presidente di Nice.

È il 1992 quando i suoi primi soci gli hanno detto che no, non lo seguono, nella sua pazza idea di reinventare il telecomando: «Io allora ero titolare di un’altra realtà che faceva telecomandi per cancelli conto terzi - racconta -. A un certo punto, mi sono ritrovato a guardare gli oggetti che stavamo producendo in quel momento. Mi sono sembrati vecchi, brutti, fermi all’età della pietra: non erano ergonomici, non erano facili da utilizzare e soprattutto non avevano alcun senso estetico, alcun impatto dal punto di vista del design. C’era uno spazio enorme per cambiare, nessuno lo stava facendo».

Quella che per Buoro diventa un’ossessione, tuttavia, per i suoi soci è una deviazione dall'abitudine. Le strade, fisiologicamente, si dividono. Loro continuano a fare quel che avevano sempre fatto, e nel ’93 lui fonda una nuova azienda. La chiama Nice, come Nizza in francese, la città da cui proveniva il primo ordine dell’azienda, e come bello in inglese, «per dare al marchio una proiezione internazionale sin dal principio». Non è solo una questione di nome: Buoro fa il giramondo per l’Europa per anni, volando di fiera in fiera, e incontrando tutti i tutti potenziali clienti per capire quali erano i bisogni: «Ognuno mi dava gli spunti più disparati, ma tutti volevano qualcosa di diverso», ricorda Buoro.

A un certo punto, mi sono ritrovato a guardare gli oggetti che stavamo producendo in quel momento. Mi sono sembrati vecchi, brutti, fermi all’età della pietra. C’era uno spazio enorme per cambiare, nessuno lo stava facendo

Lauro Buoro, fondatore e Presidente di Nice

Il design è la chiave di quella diversità e l’azienda, un gioiello di moderna architettura industriale, ricca di opere d’arte e di icone del disegno industriale, «costruita anche perché fosse bello venire a lavorarci», spiega Buoro - è lo specchio di questa peculiarità. Nice è la prima azienda della Home Automation che mette la cultura del progetto e la ricerca di un segno estetico al centro della propria offerta di prodotto: «Come dice Roberto Gherlenda, il nostro designer, colui che mi ha avvicinato a questo mondo, non può esistere un prodotto che non sia bello» spiega Buoro. Per molti dei clienti di Nice è una specie di choc: nuove forme, nuovi colori, nuova ergonomia, nuovi modi di intendere e immaginare il prodotto: «È bello, ma chissà se funziona, dicevano tutti», ricorda. Nel 2001 Nice vince il premio “Best of Category” alla XIX edizione del Compasso D’Oro, il prestigioso premio dell’ADI, Associazione per il Disegno Industriale, nella categoria "Design per l'ambiente".

Funziona, quindi. Di più: innova. Perché Buoro non si limita a ridefinire i canoni estetici, ma ridefinisce i perimetri della sua azienda e del settore in cui opera: «prima c'era una forte specializzazione, c'erano aziende che facevano solo elettronica e aziende che facevano solo la parte meccanica: non c'era l'integrazione dei due mondi» ricorda. A metà degli anni ‘90 cambia tutto: in particolare, le aziende che facevano la parte meccanica, ossia le automazioni per i cancelli, si mettono a fare anche la parte elettronica, cioè i telecomandi e i sistemi di sicurezza, come fotocellule e lampeggianti: «Per Nice è un problema non da poco, perché rischiava di perdere tutti quei clienti che avrebbero acquistato il kit completo - racconta -. Alle spalle, di contro, avevamo tutti i fallimenti dei nostri concorrenti che avevamo provato a integrare la parte meccanica, fallendo». Per prudenza, viene creata una nuova società, per evitare il rischio che «se la meccanica fosse andata male avrebbe trascinato nei guai anche l’elettronica». Il successo arriva dopo tre anni: la meccanica si dimostra affidabile e le due anime della Nice si fondono nell’azienda che conosciamo oggi.

Potrebbe essere la fine della storia, questa, ma non è così. Buoro continua a innovare e a crescere. Sviluppa un fortissimo investimento nelle attività di marketing e comunicazione, per esempio con pubblicità che non fanno mai vedere il prodotto, ma comunicano la visione dell’azienda di un “mondo senza barriere”. Non solo: nel 2008 con un’acquisizione Nice lancia la sua prima linea di sistemi d'allarme wireless. Sempre nello stesso anno, rileva una società americana specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi di automazione per cancelli alimentati ad energia solare. E nel 2010 Nice acquisisce la maggioranza del capitale di FontanaArte azienda fondata dall'architetto italiano Gio Ponti nel 1932, rivendendola sei anni più tardi, nell'agosto 2016. Tutte integrazioni, solo per citarne alcune, che ampliano a dismisura i settori di applicazione dei sistemi di comando del gruppo, aprendo alla Home Automation, alla sicurezza, finanche al mondo della produzione di sistemi di automazione ad alimentazione fotovoltaica e soluzioni che ottimizzano i consumi energetici degli edifici.

Di questa continua rincorsa verso la frontiera dell’innovazione, Oderzo, piccola grande capitale manifatturiera della marca trevigiana è il cuore pulsante. Ma il sangue pulsa e si innerva lungo tutte le catene del valore del pianeta, secondo una visione globale dell’azienda che era stata teorizzata sin dall’inizio: «La produzione doveva essere in subfornitura - racconta Buoro -, ma per farlo dovevamo aprire in mercati, dagli Usa al Sudamerica, in cui non c’erano tutte le competenze del distretto che avevamo noi qui. In più ogni mercato ha gusti, specifiche, regole diverse». Il distretto non si può riprodurre? Nice cambia il modello di produzione, diventando azienda-piattaforma, capace di creare una base comune per tutti i prodotti, permettendo poi di modularli in funzione del luogo in cui sono sviluppate e vendute. Da qui a industria 4.0 - o 5.0 come la chiamano loro - il passo è brevissimo: la linea produttiva muore per lasciare spazio a isole ad alta intensità di automazione e digitalizzazione del prodotto.

L’origine di tutto è il caos: «La Smart Factory per Nice, prende il nome di Nice 5.0 proprio per testimoniare l'ambizione del progetto di andare ben oltre quello che oggi esiste - spiega Giovanni Notarnicola di Porsche Consulting, che ha coadiuvato Nice in questa esperienza -. È un concetto di fabbrica flessibile e caotica, una rivoluzione nel mondo classico della produzione; quindi rompiamo il paradigma della produzione in linea per andare verso una produzione caotica, perché questo dovrebbe portare un vantaggio». Guai però a parlare di fine del lavoro: per Nice il cuore della produzione è sempre il capitale umano. E non è un caso che a un anno dalla nascita di una nuova fabbrica, i dipendenti si stiano già formando ai nuovi processi produttivi e alle nuove tecnologie: «L’obiettivo è che per il 2020, al massimo il 2021, tutto il gruppo sia 4.0», promette Buoro. C’è da credergli: «I nostri centri ricerca, che noi abbiamo sparsi per il mondo, si mettono tutti assieme. E fanno un brainstorming che dura sei mesi-un anno, finché non trovano la caratteristica comune denominatore per arrivare al prodotto modulare che mancava».

Il futuro si chiama Smart Home. Anzi, forse sarebbe meglio dire il presente: «Con questo telecomando - Buoro lo maneggia mentre spiega - io posso, per esempio, attivare e disattivare l'allarme, aprire il cancello, aprire il portone, fare una prima accensione delle luci di casa, o aprire le tapparelle... Oggi Nice è già in grado di utilizzare protocolli di Google, Amazon, iOS, integrandosi perfettamente coi loro sistemi di assistenza vocale domestica». Nel corso del 2018 il gruppo ha infatti realizzato diverse acquisizioni strategiche di società attive sia nel proprio business tradizionale, che focalizzate nel settore della Smart Home, come Abode Systems, azienda della Silicon Valley specializzata nell’offerta di soluzioni intelligenti per la sicurezza dell’abitazione e la domotica integrate e FIBARO, azienda multinazionale nel settore della Smart Home, con un vero e proprio ecosistema wireless e modulare per un’abitazione connessa e controllata. Inoltre, continuando nel percorso di espansione in Nord America, Nice ha aperto il 2019 con l’acquisizione di Micanan, eccellenza canadese che dal 1999 offre sistemi per l'automazione delle porte da garage per applicazioni commerciali e industriali.

Il legame con Porsche si fonda sulla consapevolezza che quello da compiere sia «un salto quantico», come lo definisce sempre Notarnicola: «Noi, come l’automotive, stiamo entrando nell’era in cui il dato sta diventando la risorsa più importante che abbiamo - spiega Buoro -. Oggi avviene nello smartphone, domani in auto e in casa. Tutto bello, ma credo emergerà la necessità di una tutela di quel dato, e noi dobbiamo essere pronti a offrirla. Pensando sempre di più di essere produttori di un servizio». Il futuro non si ferma mai, quando si è affamati e folli. A Oderzo, come a Cupertino.

GUARDA LA NOSTRA VIDEOINTERVISTA A LAURO BUORO

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