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6 Marzo Mar 2019 0600 06 marzo 2019

Dieci cose (più una) da sapere sulla Sartiglia, la corsa a cavallo più bella d’Italia

La giostra medievale di Oristano si corre da secoli senza interruzioni. Ogni anno attira, con le sue spettacolari gare di bravura, visitatori da tutto il mondo. E conserva tradizioni e parole antiche, che rimandano a un mondo lontano ma ancora vivo

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1) Cosa significa Sartiglia e perché è così importante

È una giostra equestre che si tiene a Oristano l’ultima domenica e martedì di carnevale. Per la città però è anche molto di più: una tradizione, un rituale dalle antiche origini agrarie e, soprattutto una grande festa con bancarelle, sfilate in costume, tanta vernaccia e concerti.
La parola Sartiglia è di origine spagnola e i documenti più antichi che ne attestano l’esistenza risalgono al XVI secolo, ma a sentire gli oristanesi avrebbe, in realtà, origini medievale. Nulla, tutto sommato, impedisce di crederlo.

Sfilata in costume tipico oristanese


2) Come funziona la Sartiglia

È divisa in due parti: la prima è la corsa alla stella, in cui circa 90 cavalieri mascherati (è pur sempre Carnevale) tentano a turno, correndo al galoppo lungo la strada principale del centro che passa di fronte alla Cattedrale, di infilare con la spada una stella (da cui il nome) appesa a metà percorso su un nastro verde. Più stelle si infilano, vuole la tradizione, maggiore sarà il raccolto dell’anno. Ogni cavaliere che riesce nell’impresa, oltre alla gloria imperitura della città, riceve una medaglia d’argento (se la infila sia alla domenica che al martedì, ne riceve una d’oro) consegnata da un’autorità locale (nota di colore: c’era anche il neo-presidente della Sardegna Christian Solinas, fischiato dal pubblico e apostrofato come “leghista”. E pensare che, viste le lungaggini nella conta dei voti, ancora sospese dopo una settimana, non era ancora governatore in via ufficiale).

Cavaliere impegnato nella corsa alla stella

La seconda parte, più spettacolare, è quella delle pariglie: terminata la corsa alla stella, gli stessi cavalieri alla sera corrono al galoppo in terzetti e compongono (o cercano di comporre) figure acrobatiche in piedi a cavallo. La giostra si svolge, uguale, sia domenica che martedì.

Una pariglia, con laterali in piedi e centrale girato (alta qualità)
Pariglia con spogliarello

3) Un po’ di terminologia tecnica: chi è Su Componidori e perché è così importante

È il personaggio principale della Sartiglia, figura sacra e solenne di tutto il rituale. Il suo nome deriva dal catalano “componidor”, cioè “comandante”, ed è lui che apre e chiude la manifestazione, che sceglie i cavalieri, dà loro la spada con cui cercheranno di infilare la stella, e che assume, durante tutta la giostra, una funzione semidivina.
Viene scelto, ogni anno, dal presidente del gremio da un folto gruppo di cavalieri che devono avere, come requisiti, la residenza a Oristano e l’iscrizione all’associazione. Ognuno può essere Su Componidori solo una volta nella vita.

4) A questo punto bisogna sapere anche cosa è il “gremio”

Il gremio è un’associazione di mutuo soccorso, antica corporazione in cui, nel passato, si riunivano i lavoratori della città. All’epoca erano sei, ma solo due si occupavano dell’organizzazione della Sartiglia: quello dei contadini, che si occupa della Sartiglia della domenica (con patrono San Giovanni) e quello dei falegnami (con patrono, come è ovvio, San Giuseppe) che organizza quella del martedì.

Le fasi della Vestizione di Su Componidori
Quando viene indossata la maschera, il cavaliere diventa Su Componidori per un giorno

Su Componidori, seduto su un trono sopra a un tavolo sacro, viene vestito al mattino con un rituale solenne prima della gara: le donne del gremio, sotto la guida della Massaia manna (manna = grande), gli cuciono addosso la maschera (domenica è scura, il martedì è bianca), lo coprono con il velo e il cilindro. A quel punto, nel silenzio generale del rito, entra in scena il cavallo. Su Componidori, ormai diventato il re della giornata, deve tenere alto il suo ruolo, cioè non gli è più consentito toccare terra. Dalla tavola passa al cavallo, e dal cavallo ripasserà alla tavola quando la Sartiglia sarà finita. Se dovesse cadere a terra, la giostra sarà sospesa.

Dalla tavola al cavallo, senza mai toccare terra

5) Perché non c’entra niente con il Palio di Siena

Per tanti motivi. Prima di tutto, perché a differenza di tante altre giostre medievali (o sedicenti tali) la Sartiglia non ha mai conosciuto interruzioni. Certo, per decenni è stata organizzata dal popolo e per il popolo, aveva un carattere carnevalesco e scanzonato (“Ho visto persone correre le pariglie con i costumi di Pippo, Topolino e Pluto”, dice Tonino, memoria storica della giostra), qualcuno si divertiva a tirare arance agli altri spettatori – e a volte agli stessi cavalieri. Ora è diventata più istituzionale e ha assunto tonalità più sacrali. I cavalieri corrono mascherati e indossando costumi medievali e rinascimentali, sia di origine sarda che continentale.
Poi è diversa dal Palio perché possono correre anche le donne: alle stesse condizioni e con gli stessi cavalli degli uomini. Solo, non sono chiamate cavalieri ma amazzoni. Alcune sono state anche Su Componidori: la prima fu Annadina Cozzoli nel 1973.
Ma la differenza principale dal Palio è che la Sartiglia, nonostante tutto, non è una gara. I gremi non sono in competizione tra di loro, i cavalieri nemmeno. Non ci sono le rivalità colorite delle contrade senesi e di conseguenza neppure gli accordi sottobanco tra fantini e capicontrada, mentre i tentativi di corruzione non avrebbero senso. Chi corre lo fa per la gloria, gli applausi e l’orgoglio di infilare la stella.

La stella della pariglia. Nell’edizione del 2019 ne sono state colte 36: 11 domenica e 25 martedì
Tentativo non riuscito di infilare la stella

6) Perché un po’, invece, c’entra

Per la passione: è uno dei momenti più importanti dell’anno per la città, vera e propria festa (e non solo per tutto l’alcol consumato). La manifestazione sarà anche meno nota di altre, “Ma è già famosa”, assicura piccato il sindaco di Oristano a Linkiesta. “Quest’anno c’è anche una delegazione giapponese. E tutti i bed and breakfast, gli alberghi, gli appartamenti, sono al completo”.
In più qualche favoritismo – dicono le malelingue – ci sarebbe. Come detto sopra, appena prima della corsa Su Componidori sceglie i cavalieri che tenteranno la sorte con la stella. La sua selezione, del tutto personale, dipende da criteri imperscrutabili: ci sono gli amici, i cavalieri più famosi e autorevoli e poi – dicono – quelli che gli hanno concesso favori in passato (“Quando eri tu Su Componidori, hai fatto correre me. Ora io faccio correre te”) o che potranno concederne in futuro.
E infine, anche per una brutta storia di doping.

7) Perché la Sartiglia 2019 è stata quella della riconciliazione

Nel 2018 c’è stato un bel problema con i controlli antidoping. Per ordine del questore dell’epoca, mentre Su Componidori distribuiva le spade, le forze dell’ordine vennero inviate per prendere i cavalieri e sottoporli ai test, sia per le sostanze stupefacenti che per l’alcol. Un controllo dovuto, visto che l’associazione della Sartiglia era associata al Coni. Ma anche uno strappo del rituale, un affronto alla manifestazione che non è stato perdonato. Quella sera i cavalieri si sono rifiutati di correre la pariglia: alcuni, poi, si sono rifiutati di sottoporsi agli esami. Altri ancora si sono fatti sostituire, sperando di ingannare i controlli – e da qui ne sono scaturite altre indagini.
Dopo mesi di scontri e discussioni, la crisi si è risolta. L’associazione della Sartiglia è uscita dal Coni, sottraendosi ai suoi parametri di controlli (del resto, non sono atleti ma cavalieri dilettanti), gli antichi rituali si sono ripresi e il questore se ne è andato. Quello nuovo, per suggellare la pace avvenuta, ha perfino premiato uno dei cavalieri che ha infilato la stella.

Su Componidori prima di tentare il colpo con lo stocco (Su Stoccu)

8) Cosa è la Sartigliedda

È la Sartiglia per i minorenni. Possono correre a ogni età fino ai 17 anni, ed è uguale in tutto e per tutto a quella degli adulti (salvo che corrono senza maschera e che la corsa alla stella e le pariglie vengono fatte nello stesso percorso). E salvo il fatto che, spesso, sono anche più bravi.

9) È pericolosa?

In teoria sì. Si tratta pur sempre di un centinaio di cavalli che corrono al galoppo in mezzo alla città. In passato ci sono stati incidenti, anche gravi, nel pubblico. Da lì le misure di sicurezza (transenne, controlli, servizi di guardia) sono aumentati. Incidenti per i cavalieri, invece, non se ne ricordano: succede, soprattutto nelle pariglie più spettacolari della Sartiglia e pure della Sartigliedda, che cadano da cavallo. Per il resto, oltre a qualche fotografo che si è visto portare via le macchine fotografiche dal cavallo in corsa, il rischio maggiore è quello di essere colpiti dalla stella, fatta volare in aria dal colpo mancato del cavaliere.

Pariglia che crolla
La stella non infilata precipita in mezzo al pubblico e può fare (un po’) male

10) Alcuni trucchi da conoscere

Gli oristanesi festeggiano i giorni della Sartiglia con feste e vernaccia. Ma sanno bene che i giorni della Sartiglia non sono tutti uguali. Per esempio, le pariglie della domenica sono sempre più sobrie rispetto a quelle del martedì: i cavalieri – sapendo di dover correre di nuovo – si trattengono e preferiscono non rischiare. Se sono costretti a scegliere, preferiranno andare il martedì.
In ogni caso, le pariglie degli ultimi anni sono sottoposte a regole nuove e più restrittive, e lo spettacolo ne risente: gli oristanesi più esperti hanno definito le prestazioni del 2019 come “pessime”. Per loro è stato un errore “imporre di correre a terzetti”, visto che una volta era concesso di uscire “con tre cavalli e due cavalieri, o con tre cavalli e quattro cavalieri”. Tutti poi, tra il serio e il faceto, hanno ricordato che quando i cavalieri potevano bere trovavano anche più coraggio per fare acrobazie più spericolate.
Non solo: gli oristanesi sanno anche che i trombettieri, annunciando tutte le discese dei cavalieri alla corsa della stella e tutte le partenze delle pariglie, ogni tanto si divertono a sbagliare. E vengono sempre ripresi dai lamenti scherzosi del pubblico. In ogni caso, data la grande folla che si ammassa in città, l’oristanese organizzato sa che, se vuole avere una buona visuale, dovrà posizionarsi in un luogo strategico con molto anticipo. Per mangiare, non avrà problemi: ci sono le bancarelle o, al mattino, le feste nelle scuderie (dove chiunque porta cibo, dolce o salato, e già alle 10:00 del mattino le salsicce sfrigolano).

11) Cos’è Sa Remada

Tutta la Sartiglia ruota intorno ai cavalieri ma, soprattutto, ai cavalli. Alla fine della corsa alla stella Su Componidori torna in pista e tenta di riprendere la stella, non con la spada ma con lo stocco. Finita l’operazione, torna a benedire la folla con il suo scettro di mammole, ma lo fa con la Remada, cioè piegandosi all’indietro e, di fatto, sdraiandosi sul dorso del cavallo. È una dimostrazione della padronanza della situazione e, soprattutto, della fiducia che intercorre tra cavaliere e cavallo: in quella posizione, Su Componidori, non ha altra scelta che affidarsi a lui. Passata Sa Remada, finisce Sa Sartiglia. E per un anno, non ci si pensa più.

Su Componidori dà la sua benedizione agli spettatori, ai cavalieri, alla città
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