Tivù spazzatura
6 Marzo Mar 2019 0600 06 marzo 2019

La figuraccia della Cuccarini a Otto e mezzo? Era voluta: così la politica è diventata intrattenimento

Dalla politica-spettacolo lanciata da Bruno Vespa a Baglioni che ha trasformato Sanremo in un comizio anti-Salvini, i talk show in tv sono davvero arrivati alla frutta. E così arruolano personaggi dello spettacolo per trattare i temi del paese. Il risultato, però, è inquietante

Cuccarini Otto E Mezzo_Linkiesta

Va bene, al governo c’è uno che vendeva le bibite allo stadio, il guru è un ex comico e gli onorevoli oggi passano più tempo nel salotto della d’Urso che in aula a legiferare; non ci dovremmo stupire esageratamente per quanto tutto stia andando in vacca, per usare un eufemismo. Invece ogni volta la vita ci sorprende. Due cose in particolare: Fabio Fazio che intervista il presidente francese Emmanuel Macron e Lorella Cuccarini diventata l’icona dei sovranisti. Tutto nel giro di 48 ore.

La politica-spettacolo lanciata da Bruno Vespa a Porta a Porta, l’Alba Parietti coscialunga della sinistra, D’Alema che cucinava risotto: l’origine del male arriva da lì. Così siamo arrivati a Claudio Baglioni che trasforma la conferenza stampa del Festival di Sanremo in un comizio anti Salvini e alla più amata dagli italiani che dibatte di geopolitica a Otto e mezzo, un tempo il salotto più serio della televisione. Lilli Gruber, che ultimamente si diverte a invitare nel talk show di La7 attori o showgirl per parlare di politica, facendo fare loro delle colossali figure di palta e non considerando che per questo ci rimette lei, in credibilità, ha ospitato l’altra sera, insieme a Paolo Mieli e Massimo Giannini, Lorella Cuccarini, che sta cercando di riposizionarsi come la più amata dai sovranisti.

Forse tenta di riconquistare, nella Rai gialloverde, un posto in televisione. O un seggio all’europarlamento, tanto è la stessa cosa ormai. Nella foga di apparire in contesti politici la faccenda le sta sfuggendo di mano perché lunedì ha rimediato solo gaffe. Come quando ha detto che “tutti in Italia sono sovranisti” (ma anche no, signora), ha citato l’articolo 1 della Costituzione e ha detto che in Italia “non abbiamo votato alle politiche per dieci anni”. La Gruber ha avuto un mezzo mancamento, Giannini si è messo a ridere e Paolo Mieli, in evidente broccolaggio, ha cercato di salvarla con un “in effetti nel 2013 fu uno strano pareggio...”. Gelo, quando Lilli le ha chiesto un parere sul neo segretario Pd Nicola Zingaretti. Scena quasi muta: "Mah”, ha balbettato Lorella, “cosa vuole che le dica. Non lo conosco, so che è il governatore del Lazio... Spero solo che torni a far fare alla sinistra la sinistra". Al confronto la bersaniana di ferro Chiara Geloni, pure lei in studio, sembrava Nilde Iotti.

Lilli Gruber, che ultimamente si diverte a invitare nel talk show di La7 attori o showgirl per parlare di politica, facendo fare loro delle colossali figure di palta e non considerando che per questo ci rimette lei, in credibilità, ha ospitato l’altra sera, insieme a Paolo Mieli e Massimo Giannini, Lorella Cuccarini, che sta cercando di riposizionarsi come la più amata dai sovranisti

Qualche giorno fa la Gruber ha invitato l’attrice Jasmine Trinca, che pur di promuovere il suo ultimo film si è ridotta a parlare di Di Maio. Lilli non è però l’unica che ama queste agghiaccianti commistioni. Bruno Vespa aveva trasformato Alba Parietti in un’intellettuale, c’era un periodo in cui Sabrina Ferilli era la pensatrice più lucida della sinistra italiana.

Ogni settimana, a #Cartabianca, Bianca Berlinguer invita Mauro Corona mezz’ora, tete-a-tete: spettegolano di reddito di cittadinanza e immigrazione come se fossero dal parrucchiere; non molto tempo fa l’ex direttore di Raitre aveva ospitato addirittura Cristiano Malgioglio per parlare di Matteo Salvini: lui stesso non capiva bene perché fosse lì, era in imbarazzo. Gli autori di talk show sono veramente alla frutta, la velina Andrea Scanzi non basta più, i giornalisti sono sempre gli stessi, gli opinionisti sono finiti, i volti scarseggiano.

Una volta i personaggi del mondo dello spettacolo avevano un certo pudore nel confessare la propria fede politica per paura di non piacere più a chi non la pensava come lui, per non essere strumentalizzati. Adesso vale tutto, ci vanno a nozze. Oggi su Vanity Fair Antonello Venditti, da sempre di sinistra, elogia Matteo Salvini perché “uomo del nostro tempo” e lo difende sul caso della Diciotti argomentando che ha agito nell’interesse nazionale. Lilli Gruber ha sicuramente già messo gli occhi su di lui. "Ai talk non importa ragionare”, osserva Aldo Grasso, “i contenuti valgono meno dell'effetto generale”. Sono, per dirla con le parole di Walter Siti, “un po’ reality, un po’ soap, un po’ luna-park (anzi, tirassegno), un po’ improvvisazione e un po’ commedia”. Ci sono le showgirl che vogliono fare le giornaliste, i giornalisti che si buttano in politica, i politici che sognano di fare le showgirl. Una spirale inquietante.

Insomma, il pericolo di vedere un giorno Gegia parlare di spread è imminente.

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