Segno meno
6 Marzo Mar 2019 1146 06 marzo 2019

Ocse, l’Italia in recessione come Argentina e Turchia: nel 2019 Pil a -0,2%

L’Ocse rivede al ribasso le sue previsioni di crescita per l'Italia, prefigurando per il 2019 un calo del Pil dello 0,2% e un progresso dello 0,5% nel 2020. È l’unica economia dell’area Ocse, con Argentina e Turchia, ad avere il segno meno

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L’Ocse certifica la recessione per l’economia italiana, rivedendo al ribasso le previsioni di crescita del 2019 con un calo del Pil dello 0,2 per cento. L’Italia, come l’Argentina e la Turchia, è l’unica tra le grandi economie dell’area Ocse ad avere il segno meno davanti alla previsione di crescita per l’anno in corso. È quanto si legge nel documento “Interim Economic Outlook” dell’organizzazione, che a novembre aveva stimato per il 2019 una crescita dello 0,9 per cento.

L’Italia, come l’Argentina e la Turchia, è l’unica tra le grandi economie dell’area Ocse ad avere il segno meno davanti alla previsione di crescita del 2019

Dopo la recessione tecnica della seconda parte del 2018, confermata dall’Istat con gli ultimi dati, l’Ocse è la prima grande istituzione a tagliare così tanto la proiezione sul 2019 dell’Italia tanto da portare la previsione dell’andamento economico in negativo. Lontano anni luce da quel +1% previsto dal governo a dicembre, che ora dovrà esser per forza rivisto con il Def di aprile, aprendo la porta a una manovra correttiva. L’Italia dovrebbe tornare in zona positiva ovrebbe nel 2020 con un +0,5%, una crescita però più che dimezzata rispetto al resto dei Paesi europei.

Anche la Germania non sfugge alla revisione al ribasso, vedendo peggiorare la stima per la sua crescita di 0,9 punti rispetto all’ultimo documento dello scorso novembre. Berlino, però, resta in zona positiva crescendo dello 0,7 per cento. Nel complesso dell’area con la moneta unica, l’Ocse prevede un andamento all’1% quest’anno e all’1,2% per il prossimo.

L’Ocsericonosce come l’Italia stia pagando un prezzo particolarmente alto dal rallentamento della crescita del commercio globale, scesa intorno al 4% nel 2018 contro il 5,25% dell'anno prima, considerando quanto l’export sia una voce fondamentale del Pil italiano. L’Organizzazone riconosce anche che, da noi come in Francia, il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, una inflazione inferiore alle attese e le misure per le famiglie a basso reddito «dovrebbero aiutare a supportare la crescita reale dei salari e le spese delle famiglie». Attenzione, però, dicono: «L’incertezza politica e il ribasso della fiducia dovrebbero pesare ulteriormente sugli investimenti delle imprese e sulle prospettive commerciali».

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