storie parallele
6 Marzo Mar 2019 0600 06 marzo 2019

Quando quelli come Trump perdevano: storia di Wendell Willkie, il candidato imprenditore che sfidò Roosevelt. E fu sconfitto

Era il candidato Repubblicano, inesperto di politica e per questo amato dalla gente. Se non ci fosse stata la guerra in Europa, che richiedeva una presenza decisa degli Usa, gli elettori avrebbero scelto lui

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da Wikimedia

Un businessman di New York, famoso sui media e senza nessuna esperienza politica, che si candida con i Repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti. E perde. Non è la storia alternativa, che molti avrebbero preferito, delle elezioni americani del 2016. È invece quello che accadde davvero nel 1940. A sfidare Franklin Delano Roosevelt, che correva per il terzo mandato (unico nella storia degli Stati Uniti) si propose, nel campo deserto del partito repubblicano, un simpatico imprenditore: Wendell Willkie.

Il partito dell’elefante (i Repubblicani, appunto), venivano da due brucianti sconfitte consecutive ma le elezioni del 1938 erano state incoraggianti. In quel momento, dall’altra parte dell’Oceano, la Gran Bretagna era rimasta da sola a combattere i nazisti e chiedeva l’intervento dell’alleato americano. Qualcosa andava fatto.

Fu in quel momento convulso che venne fuori Willkie. Originario dell’Indiana, ma domiciliato a New York, aveva lavorato alla compagnia elettrica Commonwealth e Southern, dove aveva fatto i soldi veri, anche grazie alle iniziative del New Deal di Roosevelt. Per questo motivo era stato anche democratico. Subito dopo il suo annuncio, la folla lo salutò con entusiamo. La sua miglior qualità era – sembra un paradosso – la “totale inesperienza politica”. Era diverso, dicono alcuni storici, “dal classico personaggio politico. Un dilettante, un novellino, un uomo ancora innocente di fronte ai professionisti”. E la gente lo amava proprio per questo.

Nei sondaggi appare nell’aprile del 1940 e gli veniva attribuito solo il 3%. Ma la sua presenza nei programmi radio, molto popolari all’epoca, lo fa diventare una star. Il pubblico apprezza il suo carisma e la sua conoscenza dei dati. E a giugno, alla convention repubblicana, diventa il preferito dei delegati. Insomma, si candida.

Il suo problema, però, fu contro Roosevelt. Se i Repubblicani erano contrari a un secondo intervento nelle vicende belliche europee, FDR era favorevolissimo. E anche Willkie. Se i Repubblicani erano contrari alle politiche del New Deal, FDR ne era il promotore e ideatore. E anche Willkie le apprezzava. Insomma, di fronte al candidato democratico, Willkie appariva come una copia sbiadita, tanto che andò a perdere: prese 22 milioni di voti (meglio però degli altri due repubblicani che, prima di lui, avevano affrontato Roosevelt), mentre Roosevelt ne prese 27. E fu sconfitto al voto dei delegati: 449 contro 82.

Eppure, come hanno fatto notare in tanti, a causare la sua disfatta sarebbe stato anche il clima politico del momento. Un sondaggi dell’ottobre di quell’anno rivelò che gli elettori, se non ci fosse stata la guerra in Europa, avrebbero votato per lui. Al 53%.

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