6 Marzo Mar 2019 0656 06 marzo 2019

Reddito di cittadinanza, giù la maschera: per ora sono solo soldi ai fannulloni

La guerra tra Stato e Regioni, il caos Navigator, il mistero del software di Mimmo Parisi: le politiche attive, quelle che dovevano evitare il divano, sono ancora in alto mare. E intanto la gente fa la fila agli uffici postali. E riceverà denaro per non fare nulla

Parisi Dimaio Linkiesta

Se siete tra quelli che stamattina si metteranno in coda alle Poste per ricevere il reddito di cittadinanza, sappiate che, per ora, nessuno verrà a proporvi offerte di lavoro, né voi sarete obbligati ad accettarle. Già, perché nel caos totale in cui la misura dei Cinque Stelle sta vedendo la luce - mancano regole, controlli e pure i soldi, spiegava ieri su Linkiesta Lidia Baratta -, delle celeberrime politiche attive, quelle che dovevano garantire che il reddito sarebbe stato erogato a chi accettava di far parte di un programma di ricerca di un posto di lavoro, non c’è ancora traccia. Certo, per Di Maio e soci è solo una questione di tempo. Ma la sensazione è che il governo si sia infilato in un tale ginepraio che difficilmente riuscirà ad uscirne.

Prima questione: le politiche attive sono di competenza regionale, e l’accordo sembra lontanissimo. Le Regioni vorrebbero che i soldi fossero usati per potenziare davvero i centri per l’impiego, e non usati, invece, per assumere migliaia di Navigator che farebbero capolino nelle strutture regionali senza che si capisca bene quali competenze abbiano, cosa debbano fare, in che spazi debbano operare, a chi debbano rispondere. Peraltro, particolare non da poco, le Regioni non hanno spazio di bilancio nemmeno per assumere i quattromila operatori dei centri per l’impiego previsti dalla legge di bilancio in aggiunta ai Navigator. Mistero.

Che succederà a chi inizierà a prendere il reddito di cittadinanza in assenza di Navigator, software e accordi tra Stato e Regioni? Si ritroverà 780 euro al mese o quelli che saranno sulla sua Postepay gialla senza che nessuno gli rompa le scatole? Potrà tranquillamente starsene sul divano, o lavorare in nero per arrotondare?

Seconda questione: che fine ha fatto il famoso software che doveva incrociare domanda e offerta di lavoro? Ora che il misconosciuto professore del Mississippi Mimmo Parisi è diventato presidente di Anpal al posto di Maurizio Del Conte - leggetevi la sua intervista a Repubblica, è molto istruttiva -, a quanto si diceva, dovremmo felicemente adottare il programma da lui stesso prodotto e venduto. I problemi che segnalammo ormai un mese fa rimangono tutti sul tavolo: può il presidente di un ente pubblico usare soldi pubblici per comprare un sotfware a se stesso, oppure è conflitto d’interessi? E comprarlo senza gara - in presenza di aziende e università italiane che potrebbero regalare un prodotto analogo, o comunque farlo pagare di meno - non si configura come danno erariale? Ultima domanda: chi tratterebbe i dati raccolti ed elaborati da quel software? Le regioni, il ministero, l’Anpal, la State University del Mississippi? Le Regioni, sempre ieri hanno ribadito che quel software dovrà necessariamente integrarsi con le loro piattaforme. Ne vedremo delle belle.

Terza e ultima questione: la fretta di questi giorni può essere giustificata solo dalla necessità di erogare i primi assegni entro il 26 maggio, data in cui si voterà per le elezioni europee, ma le politiche attive non saranno mai pronte per quella data. Ma che succederà a chi inizierà a prendere il reddito di cittadinanza in assenza di Navigator, software e accordi tra Stato e Regioni? Si ritroverà 780 euro al mese o quelli che saranno sulla sua Postepay gialla senza che nessuno gli rompa le scatole? Potrà tranquillamente starsene sul divano, o lavorare in nero per arrotondare? Carnevale è passato, la maschera è caduta. Ora attendiamo risposta.

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