7 Marzo Mar 2019 0632 07 marzo 2019

Tornate a bordo, cazzo: l’Italia naufraga, e ora Lega e Cinque Stelle vogliono abbandonare la nave

Ecco a voi l’ennesimo paradosso: la Lega e i Cinque Stelle vogliono evitare a ogni costo la legge di bilancio 2020, le opposizioni e Mattarella vogliono che rimangano al loro posto. Ecco perché saranno Pd e Forza Italia a fare da stampella a Conte (perlomeno fino a ottobre)

Govero Costa Concordia Linkiesta
STRINGER / AFP

Meno 0,2%. Dobbiamo partire da qui, dai dati dell’Ocse - che solitamente ci prende, quando fa le stime - sull’andamento dell’economia italiana per il 2019. E non solo perché la nostra, secondo l’istituto parigino, è l’unica economia in recessione dell’Eurozona. Ma anche, soprattutto, perché quella italiana è l’unica economia - insieme alla Francia, via - ad aver allentato i cordoni della borsa nell’ultima legge di bilancio, 30 miliardi di spesa in più per arrancare, come prima, più di prima, all’ultima posizione.

Il problema dei problemi è che se quel dato dell’Ocse fosse confermato, i conti del Governo sarebbero completamente da buttare. Il rapporto deficit/Pil, previsto al 2% con una crescita del +1%, schizzerebbe pericolosamente vicino a quota 3%. E oltre ai 30 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare ci sarebbero da trovare anche altri 10 miliardi almeno per sopperire alla mancata crescita. Senza più alcuna possibilità di far partire reddito di cittadinanza e quota 100 il più tardi possibile - l’anno prossimo costeranno entrambi molto di più, a bilancio - ecco che la prossima legge di stabilità rischia di essere un massacro per il governo gialloverde.

Il paradosso, l’ennesimo, è servito: da qui in avanti, soprattutto dopo le europee, il governo farà di tutto per cadere, mentre le opposizioni faranno di tutto per mantenerlo in vita. Oggi il decreto sicurezza passa coi voti di centrodestra, domani probabilmente il salario minimo potrebbe passare con quelli del Pd

Dobbiamo partire da qui, dicevamo, altrimenti non si capisce perché Lega e Cinque Stelle non fanno altro che litigare, e perché dalle parti di Palazzo Chigi la parola crisi non sia più tabù. Banalmente, perché nessuno dei due contraenti ha voglia di stare al governo quando ci sarà da mostrare agli italiani il conto del sovranismo stagione 18-19. Meglio ci sia l’altro, pensano, magari col Pd o con Forza Italia a fare da stampella e da parafulmine. Meglio andare all’opposizione e lanciare strali contro gli affamatori del popolo, un po’ come fece la Lega Nord - monetizzando negli anni a venire - quando decise di non sostenere il governo Monti.

Il problema, però, è che Forza Italia e Pd sono in crisi ma non sono fessi. I gialloverdi hanno tolto ogni agibilità politica a chi dovrà fare la legge di bilancio 2020? Bene, che se la facciano loro. A fare da stampella governativa non ci pensa né Forza Italia né tantomeno il Pd di Zingaretti, non da qui a dicembre, perlomeno. E nemmeno Mattarella, che pure vedrebbe di buon occhio un proseguimento della legislatura con un altro esecutivo e un’altra maggioranza, non vorrebbe bruciarne il capitale politico con una manovra lacrime e sangue.

Il paradosso, l’ennesimo, è servito: da qui in avanti, soprattutto dopo le europee, il governo farà di tutto per cadere, mentre le opposizioni faranno di tutto per mantenerlo in vita. Oggi il decreto sicurezza passa coi voti di centrodestra, domani probabilmente il salario minimo potrebbe passare con quelli del Pd. L’importante, è che Conte stia lì, bello saldo al suo posto, che Tria stia seduto a via XX settembre a occuparsi del Def, che Di Maio e Salvini debbano giustificare l’insuccesso delle loro politiche, e le tasse e i tagli necessari a pagarne il prezzo ai loro elettori.

Quel che succederà dopo ancora non lo sappiamo, ovviamente. Può darsi che i gialloverdi superino brillantemente la prova, che si torni al voto, che si insedi davvero un governo tecnico-poliico (il nome è sempre quello di Mario Draghi) con una maggioranza - attualmente impossibile da immaginare - diversa da quella attuale. Quel che è certo è che per Salvini e Di Maio, l’inverno sta arrivando. Nonostante la primavera alle porte.

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