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8 Marzo Mar 2019 0600 08 marzo 2019

La chiave di volta della sostenibilità ambientale in Italia? È l’edilizia verde

Dagli edifici dipende un terzo dei consumi di energia e delle emissioni di Co2: per questo l’edilizia ecologica e la riqualificazione energetica sono cruciali per la riduzione dell’impronta ambientale. Oltre a creare posti di lavoro e a offrire agli immobili valori commerciali molto più alti

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Photo by Sergi Batlle on Unsplash

E se fosse l’edilizia uno dei settori più importanti su cui puntare per invertire la rotta, contrastare i mutamenti climatici, produrre nuova economia e lavoro? Se fosse una delle frontiere principali della green economy in Italia?

Può sembrare strano ma è proprio così. Certo, non l’edilizia senza qualità dei decenni passati, che ha consumato e imbruttito tanta parte del nostro territorio, con costruzioni spesso insicure ed energivore. Tantomeno l’abusivismo che rimane una piaga da estirpare. Ma è dall’edilizia che bisogna partire, perché dagli edifici dipendono circa un terzo dei consumi di energia e delle emissioni di Co2. E perché abbiamo competenze e tecnologie per cambiare e produrre una nuova economia in un settore segnato da una crisi drammatica con la perdita dal 2008 di circa 600.000 posti di lavoro tra diretto e indotto.

Nel I secolo a.C. Vittorio Pollione identificava i caratteri indispensabili per la realizzazione di un edificio a regolare d’arte: firmitas, utilitas, venustas. Solidità, utilità, bellezza. Se fosse vivo ne aggiungerebbe sicuramente un altro: la sostenibilità, difficile da tradurre in lingua latina ma oggi indispensabile. E assolutamente coerente con gli altri. Già oggi molte sono le esperienze in Italia che si muovono in questa direzione, come testimoniano le 100 storie di edilizia sostenibile raccontate dalla Fondazione Symbola e da Fassa Bortolo.

Di più, c’è stato un forte riorientamento del settore verso la riqualificazione che, se ben utilizzata, può costituire un motore di ripresa. Nel 2017 gli investimenti in manutenzione straordinaria sono stati pari a 87,6 miliardi di euro, a fronte dei 41,4 miliardi spesi per nuove costruzioni. Su un valore totale della produzione nelle costruzioni di 167,1 miliardi di euro, 124 sono dovuti al recupero edilizio (manutenzione ordinaria e straordinaria) spinti anche dalla convenienza economica. Secondo il rapporto “Una nuova edilizia contro la crisi”, realizzato da Fondazione Symbola in collaborazione con il Cresme, in media le abitazioni ristrutturate hanno un valore superiore del 29% rispetto a quelle non ristrutturate e un prezzo superiore anche rispetto alle abitazioni di nuova costruzione. Ciò vuol dire che, a fronte di un investimento medio di 14.500 euro, il valore di un’abitazione ristrutturata aumenta di quattro volte ovvero di 65.750 euro. Indicativamente, se tutte le abitazioni offerte fossero riqualificate, il valore del patrimonio edilizio residenziale in offerta sul mercato sarebbe rivalutato di 20 miliardi di euro.

In media le abitazioni ristrutturate hanno un valore superiore del 29% rispetto a quelle non ristrutturate e un prezzo superiore anche rispetto alle abitazioni di nuova costruzione. Ciò vuol dire che, a fronte di un investimento medio di 14.500 euro, il valore di un’abitazione ristrutturata aumenta di quattro volte ovvero di 65.750 euro

Questi passaggi sono stati favoriti anche da politiche pubbliche. Il credito d’imposta, l’ecobonus, il sisma-bonus e da ultimo il bonus verde hanno favorito ingenti investimenti privati, circa 28 miliardi di euro all’anno e interessato oltre 400.000 posti di lavoro. Misure che possono continuare a svolgere un’azione fondamentale se saranno stabilizzate, aggiornate, messe al riparo da perversioni burocratiche. E allargate alla riqualificazione urbana. Nessun Paese al mondo oggi forse dà fino all’85% ai cittadini che mettono in sicurezza dal punto di vista antisismico la propria casa. E nessuno dà un incentivo del 25% ai privati che piantano alberi nel proprio condominio o sul proprio terrazzo: una misura che può rendere più belle le nostre città e contrastare gli effetti dei mutamenti climatici, aiutando a ridurre l’inquinamento, cui paghiamo un prezzo altissimo anche in termini di vite umane.

Sono orizzonti economici e politici spesso trascurati. Abbiamo negli anni passati discusso moltissimo dell’IMU sulla prima casa. Quando è stata abolita valeva in media 210 euro a famiglia, e abolirla per i più deboli era sicuramente giusto. Ma tra una cosa costruita bene e una costruita male c’è una bolletta di 1500-2000 euro. Abbatterla è più utile per le famiglie, riduce l’inquinamento, produce lavoro. L’Europa del resto ha stabilito che dal 2021 tutte le nuove costruzioni dovranno avere un bilancio energetico pari quasi a zero.

Far fronte alle sfide che abbiamo davanti nell’edilizia implicherà il recupero di saperi antichi e l’emergenza di nuovi fattori propulsivi, legati a nuovi modelli di progettazione architettonica, a nuovi materiali, all’energy technology, alla riqualificazione del patrimonio esistente, alla demolizione e ricostruzione, alle innovazioni di prodotto.

Mi auguro che i protagonisti del settore, inclusi gli imprenditori che si incontreranno la prossima settimana al Made EXPO di Milano abbiamo ben chiaro che questo è l’orizzonte. E per questo che Greta Thunberg e le centinaia di migliaia di giovani che in Italia e in tutto il mondo manifesteranno il 15 marzo per chiedere politiche più coraggiose e coerenti per contrastare il cambiamento climatico sono per loro un alleato prezioso.

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