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Greenkiesta
8 Marzo Mar 2019 0600 08 marzo 2019

Viva la blue economy: perché il gas naturale è l’unica via alla decarbonizzazione

Le politiche contro l'estrazione di gas naturale nell'Adriatico e contro il completamento del gasdotto transatlantico sono deleterie per l'ambiente: date le basse emissioni, è utile come combustibile di transizione verso le rinnovabili e può sostenere il nostro fabbisogno energetico. Capiamolo

TAP_Linkiesta
GENT SHKULLAKU / AFP

La transizione energetica è il processo avviato dai Paesi europei per ridurre progressivamente l’intensità di carbonio dell’economia, fino all’obiettivo della “decarbonizzazione” se possibile entro il 2050. La transizione passa necessariamente attraverso la progressiva sostituzione dei combustibili fossili ad alta intensità di carbonio (carbone e olio) con il gas naturale e la crescita contestuale delle fonti rinnovabili, associate all’aumento dell’efficienza energetica in tutti i settori. E in questo contesto assume rilievo la progressiva penetrazione elettrica negli usi finali dell’energia (dai trasporti al riscaldamento/raffrescamento degli edifici).

La transizione energetica è dunque un processo complesso nel medio e lungo periodo, che richiede una visione integrata delle politiche e delle tecnologie, con la definizione di step progressivi che dovrebbero essere “neutrali” e stabili rispetto alla variabilità di breve periodo delle campagne elettorali e maggioranze politiche: è evidentemente insensato programmare e avviare progetti e investimenti di lungo periodo se non si ha la garanzia della sicurezza del percorso.

E nel medio periodo di questo percorso, ovvero nei prossimi 20-25 anni, è in particolare strategica una politica integrata dello sviluppo delle fonti rinnovabili con l’aumento del gas naturale nel mix energetico. Il gas naturale deve essere considerato non solo il combustibile di transizione a basse emissioni ma anche e soprattutto il back-up delle fonti rinnovabili discontinue per garantire la continuità della sicurezza e dell’erogazione dei servizi energetici .

Chi oggi continua a contrapporre il gas naturale alle fonti rinnovabili, o non ha capito oppure gioca a favore delle fonti fossili più inquinanti.

Il caso della Germania è emblematico: in mancanza di una adeguata disponibilità di gas naturale, il back up delle fonti rinnovabili è assicurato prevalentemente dal carbone, tanto che solo due anni fa è entrata in funzione una nuova grande centrale a carbone con buona pace della decarbonizzazione. L’Italia rischia una situazione analoga, perché al netto delle importazioni di elettricità dal nucleare, le centrali a carbone del nostro Paese continuano ad avere un ruolo decisivo per assicurare la continuità dei servizi energetici. E la chiusura prevista di queste centrali nel 2025 appare quanto meno problematica se non verranno realizzate adesso le infrastrutture necessarie per sostituire il carbone con il gas.

Queste sono le ragioni per le quali è necessario completare rapidamente il collegamento con il TAP, assicurare procedure veloci per la costruzione di nuove centrali a ciclo combinato e ad alta efficienza, valorizzare e potenziare le risorse “autoctone” di gas naturale anche ai fini di una maggiore sicurezza energetica.

E a questo proposito va detto con chiarezza che la sospensione delle esplorazioni ed estrazioni di gas naturale in Adriatico è un evidente controsenso nella prospettiva della decarbonizzazione, a fronte delle valutazioni già effettuate da ENI sulle importanti riserve non ancora sfruttate.

Voglio ricordare che la Strategia Energetica Nazionale, che ho approvato nel 2013 insieme con l’allora ministro Corrado Passera prevedeva 15 miliardi euro di investimenti per lo “sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche”. Queste indicazioni, confermate dal Governo Renzi con la legge “Sblocca Italia” del novembre 2014, rappresentavano il quadro di riferimento per gli investimenti a medio e lungo termine nell’Adriatico.

Insomma, la sospensione delle esplorazioni ed estrazioni di gas naturale in Adriatico non serve all’ambiente, non favorisce la decarbonizzazione, è un colpo durissimo alla credibilità dei programmi di medio e lungo periodo dell’Italia, e ha effetti negativi sulla leadership tecnologica delle nostre imprese nell’offshore engineering

Ma il “no triv” è diventata politica di governo, e sta vanificando investimenti già realizzati o programmati in gran parte finalizzati allo sviluppo e impiego di tecnologie e servizi di alta qualità e sicurezza.

Va inoltre detto che questa scelta non ha alcun senso ambientale, almeno per due ragioni. In primo luogo perché abbiamo introdotto in Italia una legislazione molto severa per le attività estrattive in mare, rafforzata dalle procedure tecniche per la Valutazione di Impatto Ambientale emanate dal Ministero dell’Ambiente nel 2017 che recepiscono le più recenti linee guida per le esplorazioni con “air gun”. A questo proposito, la Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti, gestita dalla Commissione VIA, organismo tecnico indipendente dalla politica, è incardinata in queste linee guida e dunque garantisce la sicurezza ambientale secondo i più avanzati standard internazionali. Sarebbe un gravissimo errore pretendere che la Commissione VIA segua gli indirizzi politici del Ministro pro tempore.

In secondo luogo è almeno singolare sospendere estrazioni e esplorazioni nella porzione italiana dell’Adriatico senza considerare la sequenza senza soluzione delle piattaforme estrattive già realizzate o programmate sulla costa orientale dell’Adriatico e dello Ionio dalla Croazia alla Grecia: non sfugge a nessuno che queste attività sono a pochi chilometri dalle coste italiane in un mare “chiuso” per larga parte della sua estensione. Invece di ignorare questa situazione, il Ministro dell’Ambiente avrebbe potuto richiedere ai Paesi della costa orientale di Adriatico e Ionio di adottare un protocollo comune per assicurare l’assunzione degli stessi standard stabiliti dal Ministero dell’Ambiente italiano per le autorizzazioni dei nuovi impianti e la riqualificazione di quelli esistenti.

Insomma, la sospensione delle esplorazioni ed estrazioni di gas naturale in Adriatico non serve all’ambiente, non favorisce la decarbonizzazione, è un colpo durissimo alla credibilità dei programmi di medio e lungo periodo dell’Italia, e ha effetti negativi sulla leadership tecnologica delle nostre imprese nell’offshore engineering.

La transizione energetica dell’Italia passa anche attraverso il rafforzamento delle interconnessioni elettriche con i paesi europei e con l’Africa, come previsto dal progetto della linea ad altissima tensione Tunisia-Sicilia. Le interconnessioni elettriche sono un’infrastruttura necessaria il trasferimento e la valorizzazione delle energie rinnovabili (Nord-Sud per l’energia eolica e Sud-Nord per l’energia solare).

Pipelines per il trasporto del gas ed interconnessioni elettriche fanno parte di un’unica infrastruttura energetica a bassa intensità di carbonio. Peraltro, la posizione geografica dell’Italia consentirebbe al nostro Paese di svolgere un ruolo di “piattaforma” per la transizione energetica dell’Europa verso la decarbonizzazione dell’economia.

Ma sono necessarie una visione ed una stabilità dei programmi a medio-lungo periodo, avendo chiaro che transizione energetica e decarbonizzazione non hanno nulla a che vedere con l’infelice “decrescita felice”.

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