9 Marzo Mar 2019 0600 09 marzo 2019

Maria Silva: “Italia, dai spazio al merito. E smetti di discriminare le donne”

Secondo il MIUR, le donne laureate tra i 30-35 anni sono il doppio degli uomini, ma solo il 22% arriva a ricoprire ruoli manageriali. Più che la discriminazione, il problema in Italia è che non si premia il merito: così l'ingegnera Maria Silva spiega il gender gap. Ma la soluzione, per fortuna, c'è

Maria Francesca Silva_Linkiesta

Maria Francesca Silva è una delle maggiori esperte in rigenerazione urbana e innovazione in Italia. Negli ultimi quindici anni si è occupata dello sviluppo urbano di oltre 3 milioni di mq. di aree, dalla zona Expo, a Quarto Oggiaro, alla zona Bovisa-Politecnico, fino al Parco Scientifico Tecnologico di Genova.

L’ingegnere Silva rappresenta una “anomalia”, se guardiamo le statistiche che riguardano le carriere delle donne in Italia. Come segnalato dal nostro editoriale, le donne italiane sono le più istruite, ma anche e le meno occupate, e questo è un tema che sembra essere, da molto tempo, completamente ignorato dalle istituzioni.

Maria Francesca, non sono tante le donne ingegnere. Cos’è successo quando si è iscritta all’università?
È vero, quando mi sono iscritta al corso di ingegneria civile-ambientale al Politecnico di Milano eravamo circa il 5%. Però, pensi, il giorno del conseguimento della laurea hanno premiato i migliori studenti (massimi voti, e laurea in tempo) ed eravamo due donne e due uomini. Secondo il MIUR (dati 2017-2018), le donne laureate tra i 30-35 anni sono circa il doppio degli uomini. In più le donne si laureano con voti più alti e in meno tempo specie in materie scientifiche.

Questo rispecchia i dati che confermano una grande capacità delle donne, nel districarsi anche nelle cosiddette materie “STEM”. Ma il rend è positivo o negativo?
In realtà la tendenza è positiva. Le donne ingegnere e architetto in Italia, sono più numerose che in altri paesi. E dal 2000 si è passati dal 16.6% al 31%, con un incremento maggiore che in Francia e nel Regno Unito. Questo è un trend positivo che dobbiamo sostenere e studiare con attenzione.

Quindi all’università abbiamo fatto progressi. Eppure, sembra che nel mondo del lavoro questa tendenza non trovi riscontro in salari e carriere professionali. È così?
Purtroppo questa è la fotografia di tutte le ricerche che abbiamo compiuto fino ad oggi: a 5 anni dalla laurea il tasso di occupazione delle donne è inferiore del 5% rispetto quello degli uomini, e se si prosegue nel tempo con l’analisi la forbice delle differenze si allarga: divari di stipendio tra il 5%-15%. Infine le donne che diventano manager, dirigenti e ai vertici sono in numero molto inferiore al resto di Europa (22% in Italia contro media Europea del 29%).

È un problema culturale?
Io mi limito a evidenziare che se i dati sul merito rispetto agli studi fatti sono quelli sopra, una società che non porta avanti persone di merito genera una perdita economica enorme per lo sviluppo, e un dispendio di risorse per formare persone di merito. Se queste persone alla fine non riescono a raggiungere ruoli di responsabilità e controllo, ci perde l’intera società. Sicuramente c’è un problema di cultura del merito sul quale andrebbe sensibilizzata l’intera società. Anche per questo motivo mi sono iscritta, quest’anno, al Forum della Meritocrazia, organizzazione orientata allo sviluppo del merito nella società.

Una società che non porta avanti persone di merito genera una perdita economica enorme per lo sviluppo, e un dispendio di risorse per formare persone di merito. Se queste persone alla fine non riescono a raggiungere ruoli di responsabilità e controllo, ci perde l’intera società

Quali possono essere delle soluzioni o delle proposte per rispondere a queste problematiche?
Ci sono tante proposte che possono essere portate avanti, e tante piccole azioni che compiamo nel quotidiano, che possono permettere di far avanzare la nostra culturale. Poi però, c’è l’importante tema del bilanciamento lavoro-famiglia. Io credo che, in questo campo, le istituzioni e le aziende non abbiano ancora fatto abbastanza.

Cosa suggerirebbe?
Innanzitutto sostenere lo smartworking, la possibilità di lavorare da “ovunque”, la flessibilità sugli orari, quella è una riforma a costo zero, ma che cambia davvero la vita alle persone. E poi ho pensato ad una proposta per conciliare avanzamento di carriera e vita familiare.

Ce ne parli.
La proposta è molto semplice, un modello di sostegno all’occupazione, attraverso il finanziamento della formazione durante il periodo di maternità.
Le aziende potrebbero offrire alla dipendente, un periodo di formazione, da svolgersi durante il periodo post-maternità: master, corsi professionalizzanti online o dal vivo, impartiti in università o enti di formazione. Questo porterebbe molti benefit, alle mamme lavoratrici e alle aziende: innanzittuto le donne avrebbero meno incentivo a lasciare il lavoro (accade, in realtà sempre più spesso), grazie ad una maggiore facilità nel coniugare maternità - impegno extra familiare, in più potrebbero crescere professionalmente, in un momento in cui, per cultura, si ha paura di “perdere delle occasioni”.

E le aziende che beneficio avrebbero?
Questa opportunità porterebbe ad una crescita delle competenze in azienda e permetterebbe alle imprese di poter attrarre i migliori talenti. Non solo, ogni dipendente che lascia un’azienda, crea un costo da sostenere (nuova ricerca HR, formazione ecc…), e questo problema verrebbe eliminato: la donna avrebbe tutto l’interesse a restare.

Chi dovrebbe sostenere questi costi?
Un modello di questo tipo dovrebbe prevedere un totale sostegno delle istituzioni: deducibilità delle spese e incentivi. Chi ci guadagna è l’intera società, non si promuoverebbero solo l'uguaglianza e la parità di genere, ma anche la natalità, la produttività e la crescita economica.

Ad una giovane ragazza che si avvicina ad una materia “tecnico-scientifica” cosa consiglierebbe?
Di credere sempre in se stessa, di costruire delle competenze solide, ma soprattutto, di non cercare consenso degli altri, ma raggiungere i suoi sogni. Questo è l’atteggiamento di chi dimostra coraggio, elemento fondamentale, quanto lo studio stesso.

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