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9 Marzo Mar 2019 0600 09 marzo 2019

L’ultima follia dei Cinque Stelle: no alla Tav per difendere le rendite di petrolieri e concessionari autostradali

L’analisi costi-benefici del professore Marco Ponti si basa su un paradosso: più il traffico si sposta sulla Tav, con una riduzione dell’uso di autostrade e carburanti, più aumentano i costi per la collettività. Se le tasse fosse più basse, allora l’opera sarebbe conveniente

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L’analisi costi-benefici del professore Marco Ponti è perfetta. Solo che è assurda. Nella costruzione del modello è contenuto un paradosso: più la Tav dovesse avere successo, più sarebbe sconveniente realizzarla. «Questo è per effetto di una tassazione troppo alta in Italia», spiega in prima persona il professor Ponti stesso. Peccato che sulla base di questa logica, la sua analisi darebbe un esito migliore qualora realizzassimo l’opera ma poi la tenessimo chiusa. Può essere mai?

«È così. Più il traffico si sposta sulla Tav più aumentano i costi per la collettività. La collettività è infatti composta anche da chi gestisce le autostrade, le pompe di benzina e dallo Stato che incassa tasse, accise e pedaggi per ogni viaggiatore sull’autostrada. Se le tasse e le accise fossero più basse, allora l’opera sarebbe conveniente. Capite?» Sinceramente, professore? No. Cioè, capiamo che nella sua analisi siano stati messi dentro giustamente tutti gli agenti che sarebbero coinvolti nella decisione sull’opera. Quindi anche i gestori delle autostrade e delle pompe di benzina. Ma non capiamo proprio come un governo possa prendere la sua decisione basandosi su un ragionamento così perverso e cioè che se poi l’opera serve davvero, lo Stato perderebbe perché i cittadini pagherebbero meno tasse e meno pedaggi. Per quanto ci si provi a spiegare la cosa in termini matematici, a noi pagare meno tasse e meno pedaggi continuerà a sembrare più un beneficio che un costo.

Sembra contraddittorio che il M5S si appelli con tanto vigore a un’analisi costi benefici che dice: in caso di realizzazione della Tav, chi risulta danneggiato non sono tanto i viaggiatori quanto i signori delle Autostrade e i signori della Benzina

Non contestiamo la logica assurda dei numeri, contestiamo che un governo non sia capace di opporvi una logica politica del buonsenso.

Per esempio:

1) Sarebbe logico non realizzare parcheggi per poter dare le multe? Sarebbe logico vietare un farmaco curativo per continuare a incassare il ticket? Applicando lo stesso ragionamento del professor Ponti, non dovremmo allora osteggiare anche la diffusione di auto meno inquinanti? Più auto elettriche ci sono e più si riducono i margini per le società petrolifere, giusto? A meno che non si vogliano difendere gli interessi di chi vende benzina, chi mai potrebbe opporsi a una svolta verde parlando del carburante che non compreremmo?

2) È giusto che l’analisi dei costi-benefici tenga conto anche degli interessi del Gruppo Gavio, di Sitaf e di chi incassa i pedaggi e le concessioni per le pompe di benzina. Un tecnico come Ponti non può stabilire chi merita o no di vedere rappresentati i suoi interessi. Ma se questi interessi sono in contrapposizione, se gli interessi dei gestori sono contrapposti a a quelli dei viaggiatori, non dovrebbe il governo stabilire quali dei due difendere? Ci appare come minimo contraddittorio che il Movimento Cinque Stelle si appelli con tanto vigore a un’analisi costi benefici che su questo punto è chiarissima: in caso di realizzazione della Tav, chi risulta danneggiato non sono tanto i viaggiatori quanto i signori delle autostrade e i signori della benzina. Gli interessi di chi sta difendendo in questo caso il M5S?

3) L’analisi di Ponti dice che con la Tav ci sarebbe una perdita in termini di tasse raccolte. D’accordo. Ma questa perdita sarebbe davvero così rilevante da mettere in dubbio la realizzazione di un’opera che tasse escluse e per stessa ammissione del professor Ponti avrebbe invece un impatto molto positivo? Non è proprio del governo il compito di impostare la politica economica, stabilendo anche se è il caso di abbassare le tasse. Anzi, una politica seria non dovrebbe fare il possibile per consentire ai cittadini proprio di pagare meno tasse?

Ecco perché è assurdo giustificare il no alla Tav sulla base dei pedaggi autostradali. Se le tasse e i pedaggi autostradali sono più alti che altrove, questo offre al governo (che per l'appunto governa) lo spunto non per fermare un’infrastruttura conveniente, ma casomai per imbastire una nuova lotta politica: abbassate le tasse e i pedaggi. Questo dovrebbe fare un movimento che dice di stare dalla parte del popolo, o no?

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