13 Marzo Mar 2019 0652 13 marzo 2019

Mattarella e Merkel stanno con Greta. Ma la rivoluzione verde dipende da noi, non da loro

Il monito di Mattarella contro la crisi ecologica globale, l'appoggio della Cancelliera a Friday for Future, l'appello di 12mila scienziati: il mondo si sta davvero accorgendo dell'emergenza clima. Sta a noi, però, fare in modo che non sia la solita onda mediatica: le europee sono solo l’inizio

Greta Friday For Future Linkiesta
EMMANUEL DUNAND / AFP

Sarà pure una ragazzina petulante, che parla di cose che non conosce, come l’hanno già ridisegnata i professionisti della delegittimazione, ma Greta Thunberg e la sua protesta stanno davvero riuscendo dove decenni di lotte ambientaliste avevano fallito: mettere il cambiamento climatico al centro dell’agenda politica, mobilitare l’opinione pubblica, riempire le piazze, costringere i leader di tutto al mondo a prendere una posizione, qualsiasi essa sia.

Gli ultimi in ordine di tempo sono stati Sergio Mattarella e Angela Merkel: il presidente italiano, sorvolando i boschi devastati del bellunese, ha detto che «Siamo sull'orlo di una crisi globale», che bisogna «salvare il clima per salvare vite» e che «occorrono misure concordate a livello globale». La Merkel, invece, ha offerto il proprio incondizionato sostegno ai giovani manifestanti di Friday for Future che, in Germania, invaderanno strade e piazze in 180 città.

Nello stesso giorno, peraltro, è arrivato per Greta & co. il sostegno più gradito, quello di 12.000 tra medici, docenti, ricercatori, giornalisti scientifici ed economisti di Germania, Svizzera e Austria ieri hanno sottoscritto un maxi-appello a sostegno dei giovani manifestanti per l’ambiente. Una risposta che suona come una beffa per chi, come il segretario del liberali tedeschi Christian Lindner aveva affermato che «non ci si può certo aspettare che bambini e adolescenti siano in grado di comprendere il contesto della crisi climatica. Si tratta di una questione per professionisti». Eccoli, i professionisti, insomma. A fianco di bambini e adolescenti.

Se queste sono le premesse alla manifestazione del 15 marzo, siamo davvero alla vigilia di qualcosa di grande. Soprattutto, perché si vota a maggio per il rinnovo del parlamento europeo, e questa inaspettata svolta verde sta facendo passare in secondo piano - meglio: si sta opponendo culturalmente - a un’agenda politica tutta incardinata sul presidio dei confini dalle invasioni dei migranti

Se queste sono le premesse alla manifestazione del 15 marzo, siamo davvero alla vigilia di qualcosa di grande. Soprattutto, perché si vota a maggio per il rinnovo del parlamento europeo, e questa inaspettata svolta verde sta facendo passare in secondo piano - meglio: si sta opponendo culturalmente - a un’agenda politica tutta incardinata sul presidio dei confini dalle invasioni dei migranti, dalla necessità di più o meno lassismo fiscale, dal nazionalismo muscolare di leader alla Salvini, che improvvisamente non controllano più la comunicazione, che scompaiono di fronte a istanze che banalmente non sono in grado di interpretare.

Può essere abbiano ragione loro, i cinici per il presente, che tutto questo sia una bolla che tanto velocemente si è gonfiata e tanto velocemente si sgonfierà, che il futuro del clima sia questione che interessa le élite, che il popolo non ci mangia, con l’ecologia, soprattutto se deve pagarne il prezzo, come si è visto con la protesta dei gilet gialli, scatenata per l’appunto da un aumento delle accise sulla benzina. La realtà è che questo dipende da noi, da quel pezzo di opinione pubblica che ha fatto propria questa battaglia.

Se non ci si fermerà alla piazza del 15 di marzo, se si assumerà la causa ambientalista come cruciale per il destino dell’Europa, - che a differenza dell’America o della Russia, del cambiamento climatico paga solo i costi, senza beneficio alcuno. Se la protesta contaminerà i programmi delle forze politiche socialdemocratiche, liberali e popolari. Se i partiti verdi entreranno nella maggioranza che governa il parlamento europeo. Se i giovani (e meno giovani) europei non faranno mancare il loro sostegno a scelte coraggiose che abbiano come scopo quello di migliorare l’ambiente in cui viviamo, dal clima alla qualità dell’aria, dall’acqua al ciclo dei rifiuti, dalla pulizia di mari e oceani alla sostenibilità dell’abitare e dei processi produttivi, allora sì, potremo celebrare il 15 marzo 2019 come l’inatteso inizio di una rivoluzione. Altrimenti, la pacchia è finita, ma per davvero.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook