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14 Marzo Mar 2019 0600 14 marzo 2019

La musica cambia: due mani per un pianoforte sono troppe, almeno una va usata per lo smartphone

Un video scherzoso mette in mostra il virtuosismo del pianista iraniano Arsha Kaviani, che si mostra impegnato a suonare un brano solo con la mano sinistra. Con l’altra approfitta per fare altro

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frame del video

Usare entrambe le mani per suonare il pianoforte? Che spreco. In questi tempi in cui si è interconnessi 24/7, almeno una dovrà essere tenuta da parte per mandare messaggi, vedere un paio di video di gattini o – per i più colti e tradizionalisti – giocare a scacchi.

È quello che fa, in una dimostrazione che ha sia del comico che del virtuoso, il pianista iraniano (ma nato a Dubai) Arsha Kaviani: beve il caffè e smanetta con lo smartphone mentre si esibisce in una delle variazioni di Leopold Godowsky sui pezzi pianistici di Chopin.

Si tratta di brani difficilissimi, che il maestro-compositore aveva fatto rivisitando gli originali e aggiungendo parti, ritrascrivendo alcune partiture (ad esempio, ha trasformato un brano nato per essere suonato a due mani in un brano per mano sinistra sola) e reinventando il contrappunto. Un’operazione che non tutti hanno apprezzato.

Lo spettacolo messo in piedi da Kaviani è interessante per due ragioni: da un lato mette in mostra le sue abilità tecniche (peraltro indiscutibili), dall’altro permette di ricordare la figura di Godowsky, musicista di origine lituana (anche se nato ai tempi dell’Impero russo) poi diventato americano. Il suo talento – gli permetterà di essere soprannominato “il Buddha del pianoforte” si manifesterà fin da subito e lo porterà a imparare, da autodidatta, sia il piano che il violino. “Mi hanno detto che suonavo fin da quando avevo due anni”, dirà. “Ma non so se sia vero o se sia solo una leggenda familiare”.

Oltre alle riscritture e trascrizioni di composizioni di altri autori, Godowsky aveva scritto anche opere sue: al 1920 risale il suo Triakontameron (come suggerisce il nome, una raccolta di 30 pezzi brevi) cui segue nel 1925 la Java Suite (composta dopo una gauguiniana visita in Malesia) e nel 1927 una delle opere più mature, la Passacaglia. Consiste in 44 variazioni, più cadenza e fuga, dal tema di apertura dell’Incompiuta di Schubert. Una delle opere per pianoforte più difficili di tutti i tempi. Ma non per questo impossibile da suonare, come dimostra questa registrazione:

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