16 Marzo Mar 2019 0755 16 marzo 2019

Smettetela di parlare di Greta, e ascoltate quel che chiedono lei e milioni di giovani

Il grido delle piazze del 15 marzo è uno solo: politici, ascoltate gli scienziati. E fate qualcosa per evitare che l’aumento delle temperature diventi irreversibile. Il dibattito di casa nostra, tuttavia, è tutto sulle treccine di Greta e la sua “faccia da film horror”. Contenti loro

Climate Strike Linkiesta
SCOTT OLSON / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Faccia da film horror. Di Battista con le treccine. Talebana anti-capitalista. Fenomeno mediatico costruito in laboratorio con interessi miliardari alle spalle. Queste, a memoria, le migliori carinerie rivolte a Greta Thunberg, sedici anni, affetta da sindrome di Asperger, capace di generare un movimento giovanile globale contro l’inerzia dei governi di fronte al cambiamento del clima che ieri, 15 marzo 2019, ha portato in piazza decine di migliaia di giovani in tutto il mondo.

Ci sta, intendiamoci. La charachter assassination è il prezzo che ogni personaggio pubblico deve pagare, quando diventa tale. E ci sta pure che di fronte all’archetipo perfetto del “capo dei buoni" - giovane, donna, con disabilità: mancava solo fosse nera e omosessuale - si scatenasse un’onda di cinismo uguale e contraria all’idolatria messianica di chi già candida Greta al Nobel per la Pace: chissà chi c’è dietro, chissà da dove viene, chissà dove finiremo se ascoltiamo le sue bislacche giaculatorie contro i potenti o il suo stile di vita da fricchettona che non viaggia in aereo e non mangia animali.

Ecco. Peccato che di Christopher Hitchens ne sia nato uno solo (e sia morto), altrimenti sarebbe stato quasi divertente. Peccato, perché poteva pure essere che il buon Hitch, contrarian per definizione, allergico al cinismo e alle prudenze degli intellettuali da salotto, avrebbe probabilmente rivolto i suoi strali contro quel plotone di commentatori che hanno scambiato Greta per un Salvini qualunque, uno di quei leader senza idee, né ideali, in cerca di cause popolari per poter sopravvivere politicamente. E non, invece, l’innesco accidentale di un movimento globale che da lei prescinde e che aveva bisogno solamente di una cornice simbolica per potersi diffondere a macchia d’olio in tutto il mondo.

Greta dice una sola cosa, ed è la stessa che dicono i giovani scesi nelle piazze, declinata in mille slogan: politici, ascoltate gli scienziati

Greta dice una sola cosa, ed è la stessa che dicono i giovani scesi nelle piazze, declinata in mille slogan: politici, ascoltate gli scienziati. In particolare, gli scienziati dell’Ipcc che hanno recentemente pubblicato un rapporto - scritto da 91 luminari provenienti da 40 Paesi e con revisioni tra pari senza eguali - secondo cui abbiamo dodici anni di tempo per evitare che la temperatura del pianeta salga stabilmente di un grado e mezzo, la soglia del non ritorno del riscaldamento globale. Dodici anni.

Quegli scienziati dicono anche che la strada per evitare la catastrofe è quantomeno impervia: per invertire la rotta serve ridurre le emissioni globali di Co2 in modo da arrivare nel 2030 a produrre il 45 per cento di quelle prodotte nel 2010, serve produrre l’85% dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050, serve portare il consumo di carbone a zero il prima possibile, serve allocare almeno 7 milioni di chilometri quadrati (l’equivalente della superficie dell’Australia) alle coltivazioni per i biocarburanti. Il tutto per essere a emissioni zero entro il 2050. Il tutto, con un investimento stimato pari a 2mila miliardi di euro da qui al 2036. Non esattamente noccioline.

Di fronte a quel rapporto, i politici e le opinioni pubbliche di tutto il pianeta hanno fatto spallucce. Anche e soprattutto, va detto, chi sfotte no vax e terrapiattisti dalla sera alla mattina, come se si possa credere alla scienza a giorni alterni. La politica, è andata avanti come se niente fosse successo, business as usual. E di quel gigantesco allarme ne ha fatto carta straccia.

Greta e i giovani di mezzo mondo, banalmente, stanno chiedendo di riconsiderare questa scelta, punto. Stanno chiedendo di destinare quei maledetti duemila miliardi a quegli stramaledetti obiettivi. Stanno chiedendo agli egoisti di oggi di occuparsi un po’ anche di chi verrà dopo di loro. Stanno impedendo alla politica di non voltarsi dall’altra parte, per inerzia o ignavia, di fronte all’unica sfida davvero epocale che ha di fronte. Di questo dovremmo parlare. Di come fare. Non delle treccine di Greta. E il fatto che non lo facciamo dice tantissimo di noi. Purtroppo.

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