lo stato dell’arte
18 Marzo Mar 2019 1250 18 marzo 2019

Voglia di novità e apertura internazionale: il mercato dell’arte del 2018 gode di ottima salute

Sono i risultati dell’Art&Finance Report di Deloitte: “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione”: si coglie una mondo in movimento, dove i collezionisti sono tornati a investire mostrando interesse e grande preparazione

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Come sta il mercato dell’arte? Di sicuro, gode di buona salute. Come spiega Pietro Ripa, private banker Fideuram e uno dei contributor dello studio Art&Finance Report di Deloitte, «i dati del 2018 sono in crescita rispetto al 2017». L’anno passato «sono stati ben 15 i lotti aggiudicati per più di 15 milioni di dollari, e 52 quelli venduti tra i 20 e i 50 milioni di dollari». Si può parlare di fermento, di novità, di movimento. Ma anche di stabilità: «Le piazze più importanti restano sempre New York e Londra, sia per l’arte che i per i beni da collezione».

Una visione accurata della situazione su scala globale è fornita analizzando diversi fattori. «La valutazione dei fatturati delle più importanti major internazionali», spiega, «è un indicatore importante». Ma sbaglierebbe chi si limiterebbe solo a questo: cotano anche «gli importi delle transazioni e le aree geografiche dove vengono stipulati gli accordi più importanti».

Ma il 2018 ha visto anche confermare alcuni trend interessanti: i collezionisti sono sempre più informati e, di conseguenza, selettivi. Scelgono in modo più mirato, evitano – come spiega il report – di investire in opere di media qualità, anche se firmate da grandi nomi, in favore di autori spesso inediti per il mercato internazionalie ma con grande potenzialità – e un prestigioso passato proprietario. Tutto questo fa sì che il clima di incertezza incontrato nel 2016 sia ormai lontano: le persone investono di più perché la consapevolezza del ritorno dell’investimento nei beni da collezione è sempre più alta.

«In questo comparto gli investimenti e gli acquisti si reggono su tre pilastri: provenienza del bene, qualità e voglia di novità. Sul primo punto vi è grande attenzione per le prestigiose collezioni private, le cui vendite hanno portato sul mercato opere di qualità e di prestigio indiscutibili, riscuotendo tassi di invenduto prossimi allo zero». Non solo:, «Un secondo elemento imprescindibile è la qualità dell’opera: in sostanza il “pedigree” del bene. E, ultimo ma non meno importante, la voglia di novità»

Un fattore determinato da una clientela sempre più ampia e internazionale. I collezionisti hanno mostrato la volontà di esplorare correnti artistiche inedite, lontane dal background solito: una tendenza che vale sia per i collezionisti occidentali che per quelli orientali.

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