19 Marzo Mar 2019 0654 19 marzo 2019

“Aprite i porti” non basta più: ora c’è bisogno di una vera politica alternativa a Salvini

49 migranti salvati da Mediterranea riaprono la questione migranti: chiedere di aprire i porti e biasimare la disumanità di Salvini non serve a nulla. Ecco perché serve una proposta politica alternativa, fondata sull’integrazione e sulla soluzione della questione Libia

Migranti Mediterranea Marjonio Linkiesta
CREDITNORMAN WALD / GERMANY NAVY / AFP

Possiamo fare copia e incolla, se volete. Riprendere l’ultimo commento scritto il giorno in cui un’altro gommone in avaria, col suo carico di uomini in fuga dall’inferno libico, è stato salvato dalla nave di un’organizzazione non governativa, e riprodurlo tale e quale oggi per i 49 sopravvissuti salvati dalla Mare Jonio di Mediterranea. Possiamo continuare a chiedere a Salvini di aprire i porti, continuare a raccontare quel pochissimo che sappiamo su cosa succeda a chi rimane in Libia, sostenere le ragioni delle migrazioni dalle guerre, dalle carestie, dalla miseria come un fenomeno fisiologico e globale, biasimare la grettezza morale di un’Europa ricca e vecchia che decide di farsi fortezza per difendere il suo diritto a morire in pace.

Possiamo, ma è un esercizio retorico inutile, una lallazione identitaria utile solo a sentirci un po’ più buoni di chi ci governa e chi lo sostiene, forse. Agli occhi dei quali, tutta questa narrazione è una gigantesca supercazzola che si infrange di fronte ai dati del ministero dell’interno: 16mila sbarchi tra il 1 gennaio e il 18 marzo del 2017, 6000 nel 2018, 348 nel 2019. Matteo Salvini aveva promesso di chiudere le frontiere e ha chiuso le frontiere. Di fare strame delle Ong, dei modelli Riace, dei centri di accoglienza, degli Sprar e sta mantenendo le sue promesse, piaccia o meno. Problema: agli italiani pare che piaccia. Possiamo girarci intorno fino a che vogliamo, ma il boom dei consensi leghisti dal 10% di un paio di anni fa al 17% del 4 marzo 2018 sino all’attuale 33% stimato dai sondaggi dipende quasi interamente dalla linea dura adottata sulle questioni migratorie.

Possiamo decidere che l’Italia è diventata razzista, per mille motivi, e allora probabilmente bisogna far passare la nottata (qualche decennio almeno) e lavorare sulle nuove generazioni che oggi affollano i comizi del Capitano. Possiamo decidere che Salvini abbia ragione, o che sia conveniente attaccarlo altrove. Oppure, se ci crediamo davvero, possiamo costruire una proposta politica alternativa

Forse sarebbe ora di chiedersi perché, e capire come affrontare politicamente il problema. Le alternative non sono molte: possiamo decidere che l’Italia è diventata razzista, per mille motivi, e allora probabilmente bisogna far passare la nottata (qualche decennio almeno) e lavorare sulle nuove generazioni che oggi affollano i comizi del Capitano. Possiamo decidere che Salvini abbia ragione, o che sia conveniente attaccarlo altrove: in ogni caso, smettere di mettere barconi, porti e migranti al centro del dibattito pubblico, per paura di farlo crescere ancora.

Oppure, se ci crediamo davvero, possiamo costruire una proposta politica alternativa, fatta di fondi in crescita per la cooperazione internazionale, di investimenti in istruzione e sviluppo nei Paesi africani, di una seria presa in carico della questione libica - sparita dai radar del governo appena gli sbarchi sono diminuiti -, del ripensamento complessivo di un modello di accoglienza fondato sugli Sprar e sui progetti di accoglienza diffusa come motore di sviluppo delle economie locali (e non sui mega centri di detenzione in mano a società francesi) di una legge sull’integrazione degli stranieri, sul modello di quella tedesca, di un nuovo stato sociale che metta al centro le politiche abitative e la lotta alla marginalità sociale per tutti, non solo per gli stranieri né solo per gli italiani.

Il nuovo Pd di Zingaretti, in questo senso, avrebbe l’occasione storica di smarcarsi dall’ambiguità che gli è costata buona parte dei voti lasciati per strada tra il 2014 e il 2018, dalla presa in carico di tutti gli sbarchi in Italia del 2015 alla dottrina Minniti del 2017, dalle pacche sulle spalle a Mimmo Lucano all’aiutiamoli a casa loro. Se “prima le persone” non è solo uno slogan di piazza o il titolo di una mozione congressuale, questa è la strada da battere. Aprite i porti, spiacenti, non basta più.

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