19 Marzo Mar 2019 1432 19 marzo 2019

Il governo non ha ancora nominato il capo dell'Agenzia italiana cooperazione sviluppo

L’organo che è stato alla base del rilancio della cooperazione nostrana pare essere poco considerato dai due partiti di governo. Sul tavolo del premier Conte ci sono tre nomi. Ma lo stallo perdura per lo scontro tra diplomatici e tecnici

Agenzia Cooperazione Per Lo Sviluppo_Linkiesta

Ancora langue il futuro dell’Agenzia per la Cooperazione e Sviluppo Italiana (AICS), l’organo creato nel 2014 con la legge 125 di riforma della normativa della Cooperazione (l.49/87). L’organo che è stato alla base del rilancio della cooperazione nostrana pare essere poco considerato dai due partiti di governo, che sui temi di cooperazione e sviluppo si sono espressi pochissimo. La fase di selezione del nuovo direttore, a oltre un anno dalle dimissioni della ex direttrice, Laura Frigenti, oggi tornata a Washington DC, sembra essere entrata in una fase di stallo politico. Dopo che la vice ministro Emanuela Del Re aveva annunciato la scorsa settimana che “avrebbe scelto entro venerdì 15 marzo” , tutto è tornato a tacere. Per le associazioni delle ONG ritardi e indugi sono divenuti infatti insopportabili. E’ tempo di far ripartire l’agenzia.

Ad oggi c’è una rosa di tre candidati sul tavolo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, cui spetta il compito di decidere. I nominativi sono stati estratti da oltre cinquanta nominatavi in base al merito e all’esperienza. I nomi sono i seguenti: Emilio Ciarlo, attuale responsabile delle relazioni esterne dell’AICS; Flavio Lovisolo, direttore dell’Agenzia a Tunisi; e Luca Maestripieri, ministro plenipotenziario, l’inquadramento prima di diventare di ambasciatore e oggi vice direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, organismo che oggi indirizza soprattutto la politica legata alla cooperazione e gli accordi multilaterali.

Per gli addetti ai lavori la scelta di un diplomatico costituirebbe una trasgressione rispetto allo spirito della nuova legge sulla Cooperazione, che difficilmente il premier Conte vorrebbe trasgredire, per non rischiare di offuscare i confini tra la cooperazione della diplomazia e l’azione indipendente dell’agenzia

Lo scopo dell’agenzia è quello di indirizzare i progetti di cooperazione e sviluppo, sia sociali che ambientali, vista la crescente richiesta dei paesi beneficiari e la spinta dell’ONU. Un ruolo importante, anche in vista dell’attuazione dei Sustainable Development Goal e dell’attivazione dell’Accordo di Parigi nel 2020, dove saranno centrali le politiche di sostegno alla decabonizzazione nei paesi in via di sviluppo. Intanto, a conferma che la riforma della cooperazione ha dato i suoi frutti dalla sede parigina dell’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è arrivata la piena promozione delle azioni intraprese. “L'Italia ha fatto progressi nel contesto di una riforma significativa della Cooperazione” ed ha reso operativa la sua politica per lo sviluppo grazie alla creazione dell'Agenzia”, si legge nel documento pubblicato la scorsa settimana. Inoltre, sostiene l’organizzazione per lo sviluppo che raccoglie i 35 paesi più sviluppati, “la legge 125 ha spianato la strada a un importante processo di riforma della Cooperazione allo sviluppo e ha rappresentato un risultato rilevante per l'Italia, stabilendo una chiara divisione delle responsabilità e migliorando la trasparenza, con un aumento costante del rapporto tra l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e il Reddito Nazionale Lordo”.

Intanto però lo stallo continua. Secondo voci di corridoio alla base dell’empasse l’indecisione di scelta del presidente del Consiglio tra mondo diplomatico, rappresentato da Maestripieri, e quello dei tecnici. Per gli addetti ai lavori la scelta di un diplomatico costituirebbe una trasgressione rispetto allo spirito della nuova legge sulla Cooperazione, che difficilmente il premier Conte vorrebbe trasgredire, per non rischiare di offuscare i confini tra la cooperazione della diplomazia e l’azione indipendente dell’agenzia, che molto probabilmente verrebbe depotenziata, invece che rafforzata come vorrebbero alcuni esponenti del M5S. In un momento che l’Agenzia viene approvata a pieni voti anche all’estero andrebbe superato questo stallo, cercando di non violare i principi di autonomia della diplomazia, voluti proprio dalla 125 e procedere con rapidità all’assegnazione del posto

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