Caos Politiche Attive
19 Marzo Mar 2019 0600 19 marzo 2019

Non chiamateci navigator: la battaglia infinita dei precari di Anpal

Sono tornati a manifestare davanti a Montecitorio. E con il governo che potrebbe blindare il decretone con la fiducia, sfuma l’ipotesi di un emendamento per le stabilizzazioni. Mentre i contratti si avvicinano alla scadenza, entro fine mese saranno ricevuti dal presidente di Anpal, Mimmo Parisi

Precari Anpal Linkiesta
(Foto: Linkiesta)

In Aula alla Camera il decreto sul reddito di cittadinanza potrebbe avviarsi verso il voto di fiducia. In piazza Montecitorio sventolano ancora le bandiere dei precari dell’Anpal, l’agenzia nazionale delle politiche attive che dovrà assumere i tremila navigator di supporto al reddito. Per la settima volta, da quando è partito l’iter del decretone, sono arrivati da tutta Italia e sono tornati a manifestare per chiedere che, oltre che alle assunzioni dei nuovi navigator, il governo destini una parte del budget del decretone alla stabilizzazione degli oltre 630 lavoratori con contratti a termine e cococo prossimi alla scadenza. «Lavoriamo nelle politiche attive da molto prima che si parlasse di reddito di cittadinanza e navigator», spiegano. «Chiediamo che il governo si occupi anche di noi».

Una delegazione dei precari è stata ricevuta dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, il leghista Andrea Giaccone, che si è impegnato a sensibilizzare la maggioranza sul tema. Se il governo dovesse porre la fiducia sul testo del decreto, però, l’ipotesi di un emendamento per la collocazione di nuovi fondi, già promessa dai Cinque Stelle, sarebbe quindi accantonata. «Ma lo strumento economico per avviare il passaggio ai contratti a tempo indeterminato c’è», dicono. «Stanziando per la stabilizzazione i fondi europei».

Ci occupiamo di politiche attive da molto prima che si parlasse di reddito di cittadinanza e navigator. Siamo lavoratori già preparati, in continuo aggiornamento, e abbiamo già superato numerose selezioni

Nel 2017, con il precedente governo, i sindacati avevano avviato il processo di stabilizzazione dei precari dell’Anpal. Nel 2018, 50 di loro avevano ottenuto il contratto a tempo indeterminato. Ma con l’arrivo del governo Conte, l’iter è stato interrotto. E la legge di bilancio ha destinato 1 milione di euro per la conversione dei contratti di questi lavoratori, ma solo per quelli a tempo determinato, che sono circa 130. Lasciando però fuori i 520 contratti di collaborazione, alcuni dei quali anche a progetto (dopo un accordo sindacale firmato nel 2015), quasi tutti con scadenze ravvicinate.

Per loro il decretone non prevede alcun canale preferenziale. Con il rischio che, mentre Anpal dopo l’accordo con le Regioni servizi selezionerà, assumerà e formerà i nuovi navigator, molti dei loro contratti, dopo anni di esperienza nelle politiche attive, andranno invece a scadenza senza essere rinnovati. «Ci sono due contratti a tempo determinato che scadono il 31 marzo», raccontano. E a dicembre scadranno i primi contratti di collaborazione.

«Non siamo in antagonismo con i navigator», precisano i lavoratori in piazza, «ma sono anni che chiediamo la stabilizzazione: siamo lavoratori già preparati, in continuo aggiornamento, e abbiamo già superato numerose selezioni». La richiesta dei sindacati Cgil, Cisl e Uil è di prevedere la collocazione di risorse dedicate attraverso le quali avviare un percorso di assunzioni a tempo indeterminato, «al fine di non disperdere le professionalità acquisite in tutti questi anni (anche in vista dell’ampliamento delle misure di politica attiva del lavoro) e valorizzare il ruolo di quanti rappresentano i veri esperti del mercato del lavoro».

Ora non potrò nemmeno partecipare alla selezione per i navigator. Perché sono laureato in Lettere e, da quello che si sa, la mia non rientra tra le lauree previste dal bando. È assurdo dopo dieci anni di esperienza con le politiche attive

Il riferimento è ai criteri trapelati per accedere alla selezione dei navigator (il bando Anpal ancora non esiste), ai quali non viene richiesta alcuna esperienza pregressa, e che dovranno invece essere formati. «Non è pensabile che il reddito di cittadinanza venga indicato come unico strumento di politiche attive per il lavoro», ribadiscono. «Qui c’è chi lavora nei centri per l’impiego sugli assegni di ricollocazione e anche nelle scuole per l’alternanza scuola-lavoro».

Tra quelli arrivati in piazza, c’è chi va avanti, di contratto in contratto, anche da 10-15 anni. Ogni volta Anpal (prima Italia Lavoro e, in parte, Isfol) pubblica un bando e loro partecipano alla selezione. Così ogni due anni. «Sono dieci anni che vado avanti così», racconta uno di loro. «Ogni due anni faccio la selezione per titoli, scritto e orale. Partecipo al bando, studio per tre mesi senza stipendio, e poi riprendo a lavorare per altri due anni». E ora, oltre al danno, arriva anche la beffa: «Non potrò nemmeno partecipare alla selezione per i navigator. Perché sono laureato in Lettere e, da quello che si sa, la mia non rientra tra le lauree previste dal bando. È assurdo, dopo dieci anni di esperienza con le politiche attive».

Il Coordinamento dei precari di Anpal a fine febbraio era stato ricevuto al ministero del Lavoro. E anche alcuni parlamentari Cinque Stelle avevano accettato di incontrarli, impegnandosi a sollevare la questione con un emendamento ad hoc. Lo scorso 15 marzo, poi, durante il saluto del neo presidente di Anpal Mimmo Parisi, il professore esperto di Big Data arrivato dal Mississippi per gestire l’agenzia, hanno esposto uno striscione: «Basta operatori precari che ricollocano disoccupati e poveri». Perché i futuri navigator assunti da Anpal servizi avranno a loro volta contratti di collaborazione di due anni, senza alcuna certezza di stabilizzazione successiva. «Abbiamo anche chiesto un incontro a Parisi», dicono, «e ci ha fatto sapere che ci riceverà entro fine marzo». Ora, la speranza dei precari di Anpal, è che il “padre dei navigator” si occupi anche di loro.

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